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La carica degli esclusi dalle parlamentarie: "Attivisti storici fatti fuori"

Dalla denuncia di "epurazioni" alla richiesta di annullare le votazioni on-line: insorge anche la rete segnalando presunte anomalie. Amarezza e delusione tra alcuni "storici" sostenitori M5S

LECCE – Delusione, amarezza, sconcerto generale. Ma anche frustrazione, rabbia, desiderio di rivendicare un diritto che si ritiene “negato”. Non è stato un risveglio semplice, quello degli attivisti del Movimento 5 stelle, candidati per le parlamentarie on-line ed esclusi al momento del voto. Senza preavviso.

Ci sono nomi eccellenti tra loro e volti noti nel microcosmo pentastellato, ma anche persone meno influenti sul piano squisitamente politico. L’elenco degli esclusi che siamo stati in grado di ricostruire oggi, a votazioni ancora in corso sul sistema operativo Rousseau, è sommario ma indicativo.

La strada è stata sbarrata a Caterina Vitiello di Lecce, già candidata alle elezioni regionali pugliesi e Giovanni Manzo, primo dei non eletti nel consiglio comunale di Lecce: entrambi, in occasione delle precedenti tornate elettorali, erano stati certificati come idonei dallo staff di Beppe Grillo.

Insieme a loro un plotone di attivisti storici, persone che nei meetup locali si sono fatte le ossa, spendendo tempo ed energie sotto l’egida del logo rappresentato oggi dal capo politico Luigi Di Maio. Questi alcuni dei salentini, provenienti da ogni punto della provincia, che non correranno né alla Camera né al Senato: Stefano Pennetta, Tonio Papa di Lecce, Pino Pintaudi, Mario Giugno, Davide Cartelli, Bruno Ryan, Massimo Potenza, Antonio Ungaro, Cesare Riccardo Madaro, Silvia Pispico.

Dopo aver completato la procedura telematica, corredata da documentazione relativa anche a carichi penali pendenti, molti di loro aspettavano fiduciosi di trovare il proprio nome nell’elenco di papabili ai due rami del Parlamento italiano. E intanto si sono dati da fare per estendere la rete di conoscenze e rinforzare le probabilità di essere scelti dagli elettori, producendo video e autopromuovendosi sui canali social.

Un dispendio di energie notevole, un investimento emotivo da non sottovalutare. Fino all’amara scoperta, degna di un talent show in cui alla fine non si riesce ad emergere: i nomi semplicemente non c’erano. Non risultavano da nessuna parte nella piattaforma.

“Eppure la nostra candidatura era stata accettata, non abbiamo avuto indicazioni contrarie ed anche ora, nonostante le nostre sollecitazioni, nessuno dai vertici del M5S ha fornito alcuna spiegazione in merito alla nostra esclusione”, spiega Caterina Vitiello.

Le sue dichiarazioni aiutano ad inquadrare la situazione, a sbrogliare almeno un poco la matassa ben aggrovigliata delle votazioni on-line: “Dall’articolo 7 del regolamento si evince che il candidato che non avesse ricevuto parere negativo vincolante dal capo politico doveva essere pubblicato, in qualità di candidato, sulla piattaforma”, spiega lei.

La materia, decisamente complessa, potrebbe essere oggetto di una valutazione giuridica, nel caso di ricorsi al tribunale che già si annunciano numerosi su scala nazionale. L’articolo 7 del nuovo regolamento infatti, relativo alla modalità di proposizione dell’autocandidatura, riserva, come previsto dallo Statuto, al capo politico (Di Maio), sentito il garante (quindi Grillo) la facoltà di valutare la compatibilità della candidatura con i valori del Movimento; tale pare negativo  vincolante può essere espresso fino al momento del deposito delle liste elettorali. 

Le critiche degli attivisti esclusi sono state respinte, da altri simpatizzanti, proprio usando lo scudo dell’articolo 7: come a dire, quando avete accettato il regolamento, avete implicitamente accettato anche l’esistenza di questo parere vincolante.

Il caso salentino delle esclusioni è comunque una goccia nel mare di ciò che sta agitando il Paese: su 15 mila richieste complessive, la scrematura dei profili idonei non è stata priva di strascichi polemici sfociati nella richiesta estrema di resettare tutto e ricominciare le votazioni dall’inizio.

Sul blog di Beppe Grillo intanto sono comparse poche righe, forse tese a dirimere la questione: “Tutti i candidati che troverete nelle liste hanno accettato il nostro Statuto e il nostro Codice etico, che definisce regole chiare per evitare i voltagabbana e gli approfittatori, e ne rispettano i prerequisiti”.

Le denunce degli attivisti salentini esclusi

Sono in molti, però, a non ritenersi né approfittatori né voltagabbana. “Sono stati fatti fuori tantissimi attivisti storici – rincara Vitiello - conosciuti e stimati sul territorio, che pure avevano ricevuto la mail di conferma della propria candidatura. Di fronte a questa situazione incomprensibile abbiamo chiesto pubblicamente di annullare le votazioni per salvare i diritti democratici di cui ci siamo fatti portavoce nel corso del tempo”.

Poi, l’affondo della Vitiello che suggerisce un’altra possibile versione dei fatti: “Io credo che qualcuno abbia avuto il timore di confrontarsi in termini di consenso eliminando dalla competizione validissimi candidati, qualcun altro ha inteso imbavagliare la dialettica politica interna”.

Più accomodante è la posizione di Giovanni Manzo che, per quanto “amareggiato”, non esclude la possibilità di un errore tecnico sulla piattaforma che spiegherebbe le esclusioni di attivisti allineati con il movimento e “privi di scheletri nell’armadio”: “Ho fiducia che lo staff annulli le votazioni e le riproponga in forma corretta”.

E infine c’è chi proprio non ci sta e alza il tiro, come Daniele Stefanelli di Neviano e candidato alla Camera, considerato tra i più papabili: “Questa non è stata una selezione ma un’epurazione di candidati, effettuata attraverso indicazioni arrivate dall’alto che poi sono state utilizzate in modo strumentale, per escludere dai giochi alcune persone. A mio avviso, ciò che è accaduto a livello nazionale dovrebbe essere portato all’attenzione dell’opinione pubblica per evitare una deriva antidemocratica: sono stati esclusi troppi attivisti, non solo in Puglia ma in tutto il Paese”.

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