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Case popolari, chiusa l’inchiesta. Tra i 48 indagati, c’è l’ex sindaco Paolo Perrone

Nell’avviso di chiusura delle indagini l’ex primo cittadino è accusato di abuso d’ufficio nell’ambito dell’assegnazione di due immobili destinati all’emergenza abitativa

LECCE - C’è anche l’ex sindaco di Lecce Paolo Perrone nell’avviso di conclusione delle indagini sulle case popolari utilizzate come merce per ottenere consensi elettorali, notificato nelle scorse ore agli indagati. Nell’atto firmato dai pubblici ministeri Massimiliano Carducci e Roberta Licci, l’accusa mossa all’ex primo cittadino è quella di abuso d’ufficio in concorso nell’assegnazione di due immobili confiscati alla mafia, uno in via De Marco, l’altro in via Pasteur, attraverso due distinte delibere che lo stesso Perrone predispose rispettivamente il 13 maggio 2013 e il 21 giugno 2013.

Per gli inquirenti, entrambe le assegnazioni sarebbero avvenute in violazione della legge regionale n 54/84 in tema di emergenza abitativa e della successiva legge regionale n 10/14. A tirare in ballo Perrone (la cui posizione era già al vaglio dei magistrati in un secondo troncone dell’inchiesta, dove compare anche il suo predecessore Adriana Poli Bortone) è stato uno dei 48 indagati, l’ex assessore e consigliere comunale Attilio Monosi, ritenuto a capo dell’associazione a delinquere finalizzata ai reati di abuso d'ufficio, di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio, di corruzione elettorale, di falsi in atto pubblico.

Lo ha fatto il 18 settembre scorso, dieci giorni dopo essere finito ai domiciliari durante l’interrogatorio con i pm. Monosi specificò che l’allora sindaco Paolo Perrone era a conoscenza di ogni cosa si faceva all’interno dell’amministrazione e che lo informava puntualmente di ogni cosa. In quella circostanza, il politico aggiunse pure di aver ricevuto pressioni dai componenti del suo stesso partito: Roberto Marti e Luca Pasqualini, entrambi indagati nello stesso procedimento (il primo, essendo senatore, segue un iter differente, mentre il secondo è ai domiciliari). Oltre a Monosi, anche gli ex consiglieri Pasqualini e Antonio Torricelli (ai domiciliari) sono considerati ai vertici dell’associazione di cui avrebbero fatto parte il funzionario Pasquale Gorgoni (ai domiciliari), Giuseppe Naccarelli, Piera Perulli, Paolo Rollo, Giovanni Puce, Diego Monaco, Monia Gaetani e Monica Durante.

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