Chiamata alle armi contro Emiliano. Il centrodestra boccia la sanità

I vertici di Direzione Italia annunciano i temi della mobilitazione dei medici indetta a Bari: "Emiliano ha fallito, il riordino imposto ai cittadini senza un confronto"

LECCE – Fuoco incrociato sulla sanità pugliese. Ad accendere la miccia della protesta sono i vertici di Direzione Italia che in Consiglio regionale continuano a dare filo da torcere al governatore Emiliano sul Piano di riordino ospedaliero e le liste d’attesa, mentre dalla sede leccese del partito annunciano i temi della mobilitazione che vedrà coinvolti direttamente i camici bianchi, venerdì mattina 20 novembre, a Bari.

Quella del centrodestra è una vera chiamata alle armi che ha nel mirino le “fallimentari politiche della salute” messe in atto dalla giunta regionale. Principale artefice, e dunque colpevole, il presidente nonché assessore al ramo, Michele Emiliano, o Re Sole, come lo ha definito in sede di conferenza stampa il consigliere regionale Luigi Manca: “Emiliano assume decisioni senza consultare nessuno e in tema di sanità non stiamo giocando, considerato che in ballo ci sono l’80 percento delle finanze pugliesi – denuncia Manca, già vicepresidente della Commissione sanità -. Non ha voluto neppure nominare un assessore competente, tenendo per sé la delega e servendosi del direttore regionale del dipartimento della Salute, Giancarlo Ruscitti, che ne fa le veci”.

Il centrodestra boccia sonoramente il Piano di riordino sanitario, “cassato già due volte in Commissione a dimostrazione di come persino la maggioranza al governo regionale nutra dei dubbi in merito alla sua efficacia”. “Il riordino va fatto – prosegue il consigliere -, ma con criterio e senza scatenare una ovvia guerra di campanili tra gli amministratori dei vari Comuni. Emiliano invece tira dritto per la sua strada, senza interloquire con il territorio, i sindaci, le associazioni così come invece fece Fitto molti anni fa. Il Piano stesso è arrivato in Regione dopo essere stato approvato a Roma: noi non abbiamo avuto modo di discuterne”.

In tema di “campanilismo” il riferimento, neppure velato, è alla battaglia ingaggiata dal sindaco di Casarano, Gianni Stefano, contro il declassamento dell’ospedale Ferrari che ha raggiunto una tregua in seguito ad un incontro tenutosi in prefettura pochi giorni addietro. Manca, a questo proposito, ipotizza che si sia creato un precedente scomodo: “L’ipotesi di un accordo tra Gallipoli e Casarano per la creazione di un unico ospedale consortile potrebbe incoraggiare tutti i sindaci ad alzare le barricate contro il riordino pur di spuntare qualcosa. Questa è la conseguenza dell’invasione della politica nelle scelte sanitarie”.

Il sindaco Stefano, chiamato direttamente in causa, rifugge l’idea del campanilismo e ribadisce quelli che per lui sono i veri motivi della battaglia: “Sono i dati a confermare il Ferrari come secondo ospedale di riferimento della provincia; ora invece intendono smembrarlo e disperdere le professionalità sul territorio. Per non parlare dei posti letto del punto nascita, trasferito a Gallipoli, che risultano dimezzati a fronte di una domanda si sanità che invece è aumentata: da 30 a 16. Mi auguro che ciò non determini una vera emergenza sanitaria sul territorio”.

“Emiliano dovrebbe spiegarci finalmente che direzione sta prendendo la sanità pubblica perché i cittadini al momento sono stati solo penalizzati– ha proseguito il sindaco - . Il decreto ministeriale 70 prevede la possibilità di aggiungere altri posti letto che, però, non sono stati assegnati negli ospedali regionali. Immaginiamo che il governo di via Capruzzi intenda destinarli alla sanità privata ma non ci è dato sapere nulla dal governatore che, arrivati a questo punto, speriamo voglia per lo meno lasciare la delega della Sanità regionale ad una persona competente”.

Ma Emiliano non è l’unico a salire sulla graticola del centrodestra. Manca punta il dito anche contro la gestione del servizio di screening della Senologia salentina: “Il Cup è gestito da un’associazione, primo caso in Italia – tuona lui – mentre io credo che il servizio debba essere affidato a persone competenti. In più lo screening non funziona bene e i tempi di refertazione sono molto lunghi. Abbiamo appreso che il responsabile dello screening senologico, il dottor Carriero, si è dimesso: a questo punto vorremmo sapere anche il perché”.

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La manifestazione regionale, che ha visto l’adesione di molte sigle sindacali, nasce quindi per tirare un immaginario “schiaffo” ad Emiliano: “Si tratta di una sveglia al governatore perché la sanità pugliese arretra negli indici di qualità mentre aumentano le tasse – aggiunge il senatore Francesco Bruni -. Le ragioni dello sciopero sono tante, tra cui la messa in sicurezza degli operatori all’interno delle guardie mediche, la risoluzione dei problemi che attanagliano i Pronto soccorso e il nodo del taglio alla spesa farmaceutica che sta limitando l’autonomia dei medici nel prescrivere i farmaci e gli esami ai pazienti”.

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