Soldi in cambio del trasferimento del figlio carabiniere: a processo una coppia di Copertino

Vittima del raggiro la vicina di casa. Millantando conoscenze nell’Arma, i coniugi si sarebbero fatti consegnare 15mila euro dalla donna. Saranno giudicati col rito abbreviato

Il Tribunale di Lecce

LECCE - Avrebbe consegnato 15mila euro ai vicini di casa con la promessa di ottenere l’agognato trasferimento del figlio carabiniere. Ma il figlio sarebbe rimasto in servizio al Nord, mentre i suoi soldi sarebbero rimasti nelle tasche dei coniugi Sergio Eugenio Cordella, 51 anni, e Luciana Floriana Panico, 49, di Copertino. Nei giorni scorsi, la coppia ha chiesto e ottenuto (attraverso l’avvocato difensore Francesco Vergine) di essere giudicata col rito abbreviato. Il processo si aprirà l’11 ottobre dinanzi al gup (giudice per l’udienza preliminare) Vincenzo Brancato.

Truffa, millantato credito e minacce sono le accuse messe nero su bianco nella richiesta di rinvio a giudizio firmata dal pubblico ministero Paola Guglielmi, titolare dell’inchiesta avviata a seguito della denuncia della vicina. Secondo l’accusa, nel dicembre del 2014, i coniugi avrebbero ingannato la donna, ostentando conoscenze facoltose nell’Arma. In particolare, un loro amico carabiniere a Roma, avrebbe potuto aiutarla a ottenere il trasferimento del figlio, che era in servizio presso la stazione di Osio Sotto (in provincia di Bergamo), a Copertino. Ma per “convincere” i militari compiacenti e ripagarli del loro impegno alla causa erano necessari 15mila euro.

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Questo avrebbero riferito Cordella e Panico alla signora, convincendola così a consegnare loro la somma in contanti. Col tempo però la malcapitata avrebbe compreso di essere stata raggirata e le sue sollecitazioni alla restituzione del denaro avrebbero trovato in risposta minacce del tipo: “non li perdi i soldi, no… se poi li rimetto io, non ti avvicinare qua mai più… ti porto i soldi indietro, però qua non vieni più… ignoranti, morti di fame, non dovete più uscire di casa per le cose che diciamo, andate via”. Durante l’udienza preliminare, la malcapitata (assistita dall’avvocato Giuseppe Bonsegna), risarcita dalla coppia, ha rimesso la querela e ha rinunciato a costituirsi parte civile al processo.

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