Mercoledì, 23 Giugno 2021
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Crollano le imprese salentine. Negativi i dati sulla cassa integrazione

Dall'inizio dell'anno autorizzate quasi 2 milioni di ore: richieste in calo rispetto al 2016. Giannetto, Uil: "Il governo intervenga per sventare licenziamenti"

La zona di piazza Mazzini, cuore commerciale di Lecce.

LECCE – Se mai ce ne fosse bisogno, arriva l’andamento degli ammortizzatori sociali a confermare il perdurante stato di crisi in cui versano le imprese salentine. I dati diffusi mensilmente da Uil fotografano, infatti, un andamento complessivamente negativo: la cassa integrazione cala in provincia di Lecce.

Nei primi 10 mesi dell’anno, si registra una flessione del -12,8 percento rispetto allo stesso periodo del 2016: da 2 mila e 263 ore si è passati a quasi 2 mila. Evidente è il balzo della cassa ordinaria e in deroga, rispettivamente +35,4 percento e +334,4 percento, rispetto all’anno scorso.

Il sindacato fa sapere che dall’inizio dell’anno ad oggi sono state autorizzate 993 mila ore di cig ordinaria, 783 mila 690 oredi cig straordinaria e 257 mila e 563 di cig in deroga.

Il calo registrato in provincia di Lecce è, tuttavia, in controtendenza rispetto a quanto accade in quasi tutte le altre province pugliesi che registrano numeri mediamente positivi.

“Pur se in presenza di sbalzi, l'andamento complessivo della richiesta di cassa integrazione nel 2017 conferma una diminuzione di ore rispetto allo scorso anno, ma siamo ancora distanti dai livelli del 2007, ultimo anno pre-crisi”, commenta il segretario generale della Uil di Lecce, Salvatore Giannetto.

“Questa nuova composizione delle ore autorizzate – osserva - ci fa capire come si stia manifestando una selezione tra le imprese, soprattutto quelle più grandi, tra le quali convivono eccellenze ed imprese con dolorosi processi di ristrutturazione in corso. Anche se complessivamente la cig cala, dunque, l’andamento di cig ordinaria e in deroga rivela che le crisi aziendali sono tutt'altro che alle spalle”.

Ai numeri della cassa integrazione vanno aggiunti anche quelli relativi ad altri 2 strumenti di protezione sociale del lavoro: il Fis (Fondo integrazione salariale) e Fsba (Fondo di solidarietà bilaterale del settore artigiano).

Dall’aggiornamento dei dati al 15 novembre 2017, sono oltre 600 i lavoratori pugliesi per i quali sono state richieste prestazioni dal Fondo “Fsba”. Sono state presentate 148 domande, di cui 134 per “assegno ordinario” e 14 per “assegno di solidarietà”. Sono state erogate prestazioni per un importo pari a circa 604mila euro, mentre sono in attesa di erogazione gli ulteriori importi.

“Come Uil – sottolinea Giannetto - continuiamo a batterci affinché il governo potenzi questi strumenti che oggi consentono a migliaia di lavoratori salentini e pugliesi più in generale di non cadere nello stato di povertà assoluta”.

L’efficacia sulla tenuta dell’occupazione, dimostrata soprattutto dalla cassa integrazione straordinaria, ha spinto il sindacato a richiedere la revisione  delle regole di questo strumento (durata e costo) ed i provvedimenti in legge di Bilancio colgono questa necessità anche se in forma graduale: proroga per le imprese ricadenti nelle aree di crisi complessa; aumento del fondo per sostenere la gestione delle crisi per aziende di rilevanza strategica.

A questi provvedimenti se ne aggiungono due altrettanto significativi: rendere più fruibile l’accesso al Fis che in gran parte sostituisce la vecchia cassa in deroga e, infine, la novità, fortemente richiesta dalla Uil di rendere fruibile l’assegno di ricollocazione anche in periodo di cassa straordinaria.

“Tutti strumenti indispensabili – conclude il segretario Giannetto - per far sì che si possano gestire al meglio delicati processi di ristrutturazione aziendale che rischierebbero di produrre ciò che è più socialmente traumatico: i licenziamenti”.

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