Un figlio deceduto dopo il parto: Asl di Lecce condannata dopo 19 anni

Una morte inspiegabile, due genitori che chiedono giustizia. La Corte d'Appello ha riformulato la prima sentenza del Tribunale di Lecce, disponendo un risarcimento

LECCE - Un caso di malasanità, denunciato da una coppia, è finito davanti alla Corte d’Appello di Lecce. I due coniugi, un bracciante agricolo e una casalinga, nel marzo del 1999 hanno avuto un figlio che però è morto, inspiegabilmente, a poche ore dalla nascita.

E da questo momento in poi per la coppia è iniziato un lungo calvario. Hanno chiesto giustizia nelle aule dei tribunali difesi dai legali  Antonio Tanza e Daniele Imbò di Adusbef. I due avvocati scrivono che “le consulenze effettuate nell’ambito del processo penale e nel processo civile avevano individuato come causa del decesso vaste lesioni di natura post traumatica alla testa del neonato che evidentemente era caduto dalle mani dei sanitari”.

“Dall’autopsia era emersa la presenza di uno strano punto di sutura alla testa, gravemente omesso nelle cartelle cliniche”, spiegano i legali. A fronte di tale quadro probatorio, il Tribunale di Lecce aveva rigettato la domanda dei due genitori perché non si era raggiunta la prova del soggetto responsabile di quanto accaduto.

La Corte di Appello di Lecce, con sentenza del 20 febbraio 2018, ha riformato la sentenza del Tribunale di Lecce, condannando la Asl a risarcire i danni subiti dai genitori, riaffermando il noto indirizzo in materia secondo cui la struttura sanitaria risponde a titolo di responsabilità contrattuale non solo delle obbligazioni direttamente poste a suo carico, ma anche dell’opera svolta dai propri dipendenti ovvero ausiliari.

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“Se il neonato fosse stato vivo, oggi avrebbe letto la sentenza da maggiorenne: sono passati 19 anni dal triste evento”, concludono i due legali.

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