Venerdì, 18 Giugno 2021
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In fiamme il battello incagliato a Punta Pizzo. Ed è mistero sulle cause

Un incendio la notte scorsa ha distrutto l’imbarcazione incagliata sul litorale sud dopo il salvataggio di 31 curdi in Calabria. Intervento di vigili del fuoco, capitaneria e Legambiente

La barca incagliata al largo

GALLIPOLI – Avvolta e incenerita dalle fiamme durante la notte scorsa e l’ultimo viaggio del battello incagliato da poco meno di un mese tra gli scogli del parco naturale di Punta Pizzo finisce letteralmente in fumo. E’ accaduto ancora una volta. L’imbarcazione di circa dodici metri, un motorsailer, un cabinato con doppio albero e le vele ormai stracciate, battente bandiera americana, che era stata utilizzata ancora una volta per l’ennesimo trasporto di migranti fin lungo le coste ioniche, è stato distrutto da un misterioso incendio. Sulle cause sono in corso gli approfondimenti da parte della capitaneria di porto di Gallipoli, intervenuta con una pattuglia a terra, atteso che l’imbarcazione era stata posta anche sotto sequestro, su disposizione della procura, dopo l’arrivo del natante lungo le coste gallipoline l’11 gennaio scorso. Sul posto questa notte anche i vigili del fuoco del distaccamento di Gallipoli che hanno domato le fiamme e il presidente di Legambiente, Maurizio Manna, per un sopralluogo. Proprio i volontari del cigno verde nelle scorse settimane si erano prodigati in una importante operazione di bonifica dei detriti e del recupero di  circa 70 litri di gasolio nell’area del  parco naturale dove si era incagliata l’imbarcazione.

Il battello giaceva lungo il tratto costiero del parco naturale a poca distanza dal confine con la marina di Mancaversa, sballottato dalle mareggiate, e in attesa di conoscere il suo destino. Ma il misterioso rogo, verosimilmente causato dalla mano di qualcuno, ha letteralmente distrutto la barca lasciandosi dietro una lunga scia di fumo e anche di interrogativi. L’imbarcazione era quella intercettata tra l’8 e il 9 gennaio scorso al largo delle coste calabresi con 31 migranti curdi a bordo (nascosti sotto coperta) da un velivolo del gruppo esplorazione aeromarittima della guardia di finanza, impiegato nello Ionio nella missione "Triton 2017" sotto l'egida dell'Agenzia Europea Frontex.IMG_3244-3

La barca dopo il salvataggio e il trasbordo del carico umano, a causa delle condizioni del mare avverse, era rimasta in balia delle onde e il forte vento di libeccio e le mareggiate di quei giorni avevano provveduto a sospingerla verso il litorale gallipolino, fino alle insenature del litorale di Punta Pizzo, prima di incagliarsi tra gli scogli della costa. I riscontri incrociati hanno poi permesso di appurare che si trattava della stessa imbarcazione interessata dal salvataggio in Calabria. I 31 curdi si sarebbero imbarcati sul bialbero da una località greca e avrebbero navigato per diversi giorni prima di raggiungere le coste italiane. Non è la prima volta che un'imbarcazione viene data alle fiamme dopo essere stata “abbandonata” nel tratto costiero di Punta Pizzo o del litorale sud. Ed  anche in questo caso si propende per l’ipotesi di un atto doloso o volontario più che per cause di natura accidentale. Era già accaduto con la barca incagliata il 30 novembre del 2016 e poi trovata bruciata il 7 giugno dello scorso anno.

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