Colpi di revolver contro il bar: indagini per risalire agli autori dell'intimidazione

Investigatori della squadra mobile al lavoro sul caso: chi ha sparato, ha utilizzato un revolver calibro 38, trovando riparo sotto il gazebo. La verità forse nei filmati

La caffetteria presa di mira nella notte tra martedì e mercoledì.

LECCE - Un forellino, quasi impercettibile (in foto) e un paio di scalfitture all’inferriata: sono gli unici danni provocati dai tre colpi d’arma da fuoco esplosi intorno all’una della notte a cavallo tra martedì e mercoledì in città, ai danni del  bar “The coffee of law”, alle spalle del palazzi di giustizia. A circa 24 ore dall’inquietante intimidazione, senza apparenti motivi, gli investigatori della questura di Lecce sono al lavoro per recuperare il maggior numero di eventuali indizi lasciati dagli autori del gesto. I poliziotti della scientifica, sopraggiunti dopo la segnalazione di un cittadino che risiede nelle vicinanze di via Stampacchia, hanno subito eseguito le ricostruzioni balistiche e le traiettorie dei tre colpi partiti da un revolver calibro 38: un’arma i cui proiettili viaggiano troppo lentamente per arrecare gravi danni. Tanto da aver perforato la saracinesca in uno solo dei tre colpi, senza neppure riuscire a danneggiare la vetrata. L’ogiva, infatti, è stata rinvenuta all’interno dell’intercapedine posta tra saracinesca e lastra, ma almeno il proiettile non è mai riuscito a finire nel locale.

Le altre due ogive, quelle dei colpi rimbalzati, sono invece state rinvenute all’esterno, sul marciapiede e poi recuperate dal personale della squadra mobile leccese, alle cui mani è stata affidata l’attività investigativa. Gli agenti, guidati dal vicequestore aggiunto Alessandro Albini, dai primi istanti successivi alla sparatoria udita dal residente, hanno cercato i sistemi di videosorveglianza installati in tutta la zona alle spalle del tribunale. Alcuni filmati sono stati già estrapolati, altri hanno software più complessi e dovranno essere estratti nelle prossime ore.

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Quello della visione dei fotogrammi sarà tuttavia un lavoro lungo e, purtroppo, a complicare le indagini ci si mette anche il fatto che  non sembrano esservi testimoni al momento dell’accaduto. Nonostante non fosse particolarmente tardi e la zona venga spesso utilizzata come parcheggio strategico per potersi recare nel centro storico della città. Stando ai primi riscontri, la pistola sarebbe stata puntata da una distanza molto ravvicinata: chi ha agito, lo ha fatto proteggendosi da sguardi indiscreti, utilizzando i pilastri dello stesso edificio e il gazebo che ne copre la parte antistante, per poter eseguire indisturbato il piano.

Non è ancora dato conoscere se i responsabili abbiano raggiunto la caffetteria in sella a una moto, come si sospetta, o a bordo di un’auto. L’unico testimone, almeno per il momento, ha allertato il 113 segnalando il frastuono dei proiettili sull’inferriata, ma non ha udito rumori simili a quelli del rombo di un motociclo, né ha notato nessuno in strada. Ancora buio fitto anche circa il movente dell’intimidazione: i proprietari del bar, frequentato soprattutto dal personale del settore giudiziario, hanno dichiarato di non aver ricevuto minacce, né richieste estorsive di recente. Dal mese di gennaio, l’attività è stata affidata in gestione ad altri baristi, ma non si sono mai verificate risse o strani episodi né all’interno, né all’esterno della caffetteria.

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