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Arsenico e berillio nei terreni: la ricerca Geneo su inquinamento e tumori

Presentati i risultati del progetto. Serravezza: "Preoccupante stato di contaminazione del suolo in molte parti del Salento: ciò fa temere un peggioramento della situazione epidemiologica"

LECCE – Una curva rossa nel grafico presentato dalla Lilt dimostra ciò che si sapeva, e si temeva, da anni: la Provincia di Lecce, da isola felice, ha fatto un salto in alto sulla linea delle patologie tumorali. La crescita in 14 anni, a partire dai ridenti ’90, è stata tale da allineare il territorio alla media nazionale. E, di fatto, si è esaurita quella differenza virtuosa nei confronti del Nord del Paese.

I dati hanno spinto la Lega per lotta contro i tumori ad approfondire cause e concause del fenomeno per puntare sulla prevenzione primaria, attraverso il progetto di ricerca Geneo, condotto in partenariato con Università del Salento, Provincia di Lecce e Asl di Lecce. Al progetto hanno collaborato anche i responsabili del Registro tumori di Lecce e del Laboratorio Alfa di Poggiardo.

Lo studio mirava a trovare una correlazione tra le matrici ambientali e la grave situazione epidemiologia. In altre parole, gli enti coinvolti hanno messo in piedi una squadra di esperti chiamata a scovare i fattori dell’inquinamento dei suoli che agiscono nello sviluppo di patologie tumorali, di tipo immunitario e genetiche.

I risultati, per quanto ancora parziali, sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta presso Palazzo Adorno a Lecce alla presenza, tra gli altri, del presidente della Provincia, Antonio Gabellone, del direttore del dipartimento di Prevenzione della Asl di Lecce, Giovanni De Filippis, del docente dell’Università del Salento, Angelo Corallo, del responsabile dello sviluppo Dss, Antonio Calisi, del responsabile di Ecotossicologia, Antonio Calisi, dell’oncologo Giuseppe Serravezza.

Lo studio Geneo si è basato sull’analisi dei campioni di terra prelevati dai suoli di 32 Comuni del Salento: è stato sondato un terzo del territorio, ma la ricerca è suscettibile di estendersi agli altri territori che ne hanno fatto richiesta.

I primi risultati non lasciano sereni, per quanto dalla Lilt non abbiano lanciato un vero e proprio allarme. I testi di biotossicità hanno rivelato in alcune aree verdi (come Cutrofiano, Giuggianello e Botrugno) una possibile correlazione tra inquinamento ambientale e situazione epidemiologica della popolazione.

In più, nei suoli presi a campione, è stata trovata una presenza significativa di alcuni contaminanti (Arsenico e Berillio) e, in misura minore, del Vanadio. Metalli pesanti, quindi, che rivelano uno stato di contaminazione che non è compatibile con le aree verdi prese a campione. Neppure scontato. Per quanto riguarda l’Arsenico e le sue possibili sorgenti, i ricercatori spiegano che la ricerca dei pesticidi è risultata negativa.

L’analisi delle diossine, furani e Pcb (i cui livelli sono nei limiti di legge), suggerisce possibili sorgenti di contaminazione che dovranno essere oggetto di ulteriori approfondimenti.

In altre parole l’inquinamento di alcune aree verdi è stato accertato e la circostanza non lascia sereni, come spiegato dal responsabile scientifico del progetto, Giuseppe Serravezza: “Lo studio Geneo ha rivelato un preoccupante stato di contaminazione del suolo in molte parti del Salento: ciò fa temere un peggioramento della situazione epidemiologica nel prossimo futuro. Pertanto, alla luce delle ben note emergenze ambientali gravanti sul nostro territorio, riteniamo non più rinviabile il monitoraggio ambientale a salvaguardia della salute della popolazione”.

Infine un appello rivolto alle istituzioni: “Devono attivarsi quanto prima per individuare le possibili sorgenti del grave inquinamento da noi riscontrato, e predisporre tutti gli interventi tecnici, amministrativi e politici necessari”.

La ricerca nel dettaglio

Il gruppo di esperti ha ricercato le caratteristiche pedologiche fondamentali (tessitura, pH, Carbonio organico, rH), i metalli pesanti e gli Ipa (idrocarburi policiclici aromatici), i pesticidi (insetticidi, fungicidi) e le diossine (Pcdd, Pcdf e Pcb). In seconda battuta sono stati effettuati dei test ecotossicologici, utilizzando un sistema sperimentale e innovativo, al fine di rilevare gli effetti dei contaminanti chimici negli ecosistemi. I test sono stati compiuti su “organismi sentinella”, cioè sui lombrichi, messi a contatto con i vari terreni.

In parole povere, contando il numero dei lombrichi morti entro 14 giorni, si è giunti alla conclusione che i terreni non hanno una tossicità acuta, cioè immediata. Per quanto riguarda la tossicità cronica, sul lungo periodo, alcuni terreni si sono avvicinati alla soglia limite: è il caso di Cutrofiano e Maglie.

I risultati nel complesso non sono allarmanti, ma “essere posizionati sotto la soglia non vuol dire sentirsi tranquilli”, commentano i responsabili Lilt che premono per proseguire nella ricerca scientifica così da monitorare la situazione.

La Provincia di Lecce, intanto, è stata suddivisa in tre aree che presentando, rispettivamente, un rischio epidemiologico alto, intermedio e basso. I Comuni in cui l’incidenza dei tumori è maggiore sono Zollino, Caprarica di Lecce, Calimera, Martignano, Castrì di Lecce, Sannicola, Tuglie, Sogliano Cavour, Cutrofiano, Melpignano, Maglie e Galatina. E ancora: Giuggianello, Minervino di Lecce, Sanarica, Nociglia, Botrugno, Diso, Santa Cesarea Terme, Ortelle, Morciano di Leuca, Patù, Salve, Castrignano del Capo e Gagliano del Capo.

Novoli, Campi Salentina, Squinzano si collocano nella fascia intermedia. Infine i Comuni che presentano un rischio basso sono Porto Cesareo, Leverano, Miggiano, Montesano Salentino.

Nelle 9 aree selezionate, gli esperti non hanno trovato una correlazione diretta e significativa tra situazione epidemiologica e contaminazione del suolo. La vera sorpresa è stata il rilevamento dei metalli pesanti già menzionato.

Il progetto Geneo

Geneo inaugura la linea di ricerca in Oncologia ambientale del nascente Centro Ilma Llt, l'Istituto Scientifico in via di ultimazione a Gallipoli interamente ed esclusivamente finanziato dalla comunità locale per dotare il territorio di una struttura sanitaria ispirata a criteri di sostenibilità e di sicurezza per la salute degli organismi viventi.

La presentazione del report finale, oltre che per la valenza scientifica di conoscere lo stato di salute dei suoli posti a studio e le sue implicazioni prospettiche, è occasione di condivisione sociale di rilievo per l'ufficializzazione del primo lavoro scientifico del Centro Ilma, opera di solidarietà comunitaria ed esempio di investimento dal basso.

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