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Minorenne in coma etilico ad Halloween. Il Silb vuole accendere un faro

Il sindacato amareggiato sul caso di cronaca: "Il protocollo d'intesa sulla vita notturna pare sia stato ignorato. Il titolare del locale aveva le autorizzazioni?"

LECCE – 14 anni appena e finisce sul letto dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce in coma etilico. Il suo tasso alcolemico è sei volte superiore ai limiti consentiti e sono servite 4 ore di osservazione e somministrazione di medicinali per scongiurare il peggio. Questo è il disperato risvolto di una serata, quella del 31 ottobre, trascorsa a festeggiare insieme agli amici in un locale della città, perdendo i limiti ed il controllo.  

Il caso di cronaca ha scatenato polemiche a diversi livelli, considerata la complessità sociale del fenomeno dell’alcolismo in tenera età. E il dito di molti è stato ovviamente puntato contro quei proprietari di locali pubblici che sembrano non prestare la dovuta attenzione alla somministrazione di bevande alcoliche ai minorenni, peraltro vietata dalla legge.

Sul problema è intervenuto anche Maurizio Pasca, presidente nazionale dell’Associazione italiana imprese di intrattenimento da ballo e di spettacolo (Silb): “Leggere ancora notizie del genere fa grande impressione. Non ci si abitua mai, com’è doveroso, ma l’amarezza è grande. E con essa la sensazione, forte, che anni di impegno, tavoli di concertazioni, protocolli d’intesa con le prefetture di tutta Italia al fine di promuovere divertimento sicuro e accendere un faro sui pericoli che il mondo della notte riserva ai più giovani, cadano nel vuoto”.

Lecce, è bene ricordarlo, è stata tra le prime città d’Italia a dotarsi di un protocollo d’intesa sulla sicurezza della nightlife grazie alla collaborazione del prefetto, delle associazioni di categoria, dell’amministrazione comunale ma “pare che qualcuno lo abbia dimenticato”, ammonisce Pasca.

“Il titolare del locale in cui si trovava la 14enne la notte di Halloween deve chiarire se fosse o meno in possesso delle autorizzazioni per svolgere l’attività di intrattenimento danzante, perché il Silb lo ha segnalato più volte proprio per mancanza di tali requisiti”, puntualizza il presidente.

E ancora: “Il pericolo che si ravvisa davanti a notizie così eclatanti è l’abitudine allo scaricabarile”. “Leggo di presunte responsabilità dell’organizzatore di quella festa – commenta -, quando invece la responsabilità di ciò che accade nei locali ricade sulla proprietà, non sugli organizzatori. Quello che è capitato alla 14enne accade purtroppo un po’ dappertutto, ma la legge parla chiaro”.

Nel mese di febbraio, infatti, è stato elevato il divieto di somministrazione di alcolici fino a 18 anni, se si vende alcol a giovani di 16 e 17 anni è prevista una sanzione amministrativa che va da 250 a mille e 500 euro, ma se lo si somministra a ragazzi di età inferiore ai 16 anni la questione diventa di natura penale e sono previsti sia l’arresto del responsabile che la chiusura del locale.

Necessario dunque fare dei distinguo. Pasca spiega che i locali a norma non sfuggono alle maglie strette dei controlli e i minori indossano braccialetti in modo tale che i barmen non somministrino loro alcolici.

“Tale accorgimento da solo non basta per scongiurare il peggio – avverte -: numerosi sono gli escamotages per eludere i controlli, ma l’imprenditore serio ha attenzione alta e costante. Basti pensare al prezzo elevato delle consumazioni a base di alcol all’interno dei locali a norma, anche questo è un accorgimento che produce risultato. Nelle feste occasionali, come quella svoltasi a Lecce, invece, si staccano ticket per 2 o 3 consumazioni a prezzi decisamente più bassi”.

Silb chiede di accedere un faro su questa vicenda: “Siamo stanchi, visto che non abbiamo ancora avuto riscontro alle segnalazioni inoltrate, e in generale sulla diffusa pratica di far cassa sulla pelle e sulla sicurezza dei nostri ragazzi”.

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