Domenica, 16 Maggio 2021
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Fiori dal Salento per la Russia passavano da ditta inesistente: frode da 48 milioni di euro

Un uomo e una donna russi, gestori di un impianto nella zona industriale leccese, nei guai: commerciavano i fiori di Leverano e Taviano, ma esentasse

Una serra (Foto di Antonio Quarta)

LECCE – Tutti i fiori prodotti tra Leverano e Taviano negli ultimi anni sarebbero stati venduti a una società araba tramite un’altra azienda cipriota, per poi abbellire i balconi e le case dei russi. Questa, almeno, la convinzione degli ignari floricoltori salentini che, nel monopolio nelle mani dei ciprioti, emettevano le fatture intestandole a quella ditta degli Emirati Arabi, della quale vi è traccia soltanto in un timbro. L’azienda è infatti inesistente e il commercio all’ingrosso di fiori, da parte della società con sede a Cipro, si è tradotta in una maxi frode.

Una evasione fiscale da 48 milioni di euro, commessa tra gli anni 2013 e 2017, è stata infatti scoperta dai finanzieri dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della di Lecce, guidati dal colonnello Nicola De Santis. Un raggiro da cifre da capogiro, accertato al termine di indagini delegate dalla Procura della Repubblica di Lecce e durate circa due anni. L’attività investigativa è stata eseguita anche grazie all’aiuto delle istituzioni e degli enti fiscali di Cipro, Lettonia, Olanda e Federazione Russa.

La società con la sede cipriota, ma con base operativa nella zona industriale di Lecce, era strutturata in una vera e propria ditta “di servizi”. Si sarebbe, almeno in teoria, dovuta occupare della distribuzione dei fiori. Nella realtà, li commerciavano direttamente dal piccolo produttore salentino al rivenditore russo.  I responsabili hanno lasciato credere di essere una sorta di intermediari: avrebbero prelevato i fiori salentini, per poi consegnarli in Russia, passando appunto dai Paesi arabi. Ma la società alla quale i floricoltori hanno intestato la propria fattura, al momento della consegna della merce, era inesistente. Gli autori della truffa, dunque, hanno cercato di creare la società fittizia  con sede all’estero per non pagare le tasse in Italia, così come previsto dalla legge. Ma non essendovi traccia dell’azienda araba, non hanno versato le imposte neppure negli Emirati Arabi. Nè Italia, nè Paesi Arabi appunto.

Quei fiori venivano pesati, congelati e controllati nello stabilimento del capoluogo salentino, per poi finire realmente in Russia, tramite spedizionieri di nazionalità lettone. Ma senza il passaggio intermedio della società araba. Al momento, non sono scattati sequestri dei depositi leccesi, ma non è escluso che il provvedimento possa essere disposto al termine di indagini future. Sono stati denunciati in stato di libertà due individui: un cittadino russo domiciliato a Cipro e una donna di nazionalità russo, ritenuta gestore dell’impianto leccese.

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