Minacce agli steward dello stadio "Via del Mare": processo per quattro tifosi

Tre di loro saranno processati col rito ordinario, uno invece con l’abbreviato (condizionato), per i disordini durante la partita Lecce-Samb del 24 maggio 2017

Un'immagine della Curva Nord durante la partita

LECCE - L’accusa è quella di minacce e violenza nei riguardi degli addetti alla sicurezza dello stadio di via del Mare durante la partita Lecce-Sambenedettese del 24 maggio 2017. In particolare, per aver, alla presenza di almeno venti ultras, al termine del primo tempo del match, inveito contro tre steward intervenuti per farli uscire dal settore “Distinti Nord Est”, interdetto in quell’occasione per ragioni di sicurezza, e per chiudere il cancello divisorio che era stato forzato per accedere dal settore curva nord dove si trovavano. Sarà un processo a stabilire come siano andate le cose, ma non sarà lo stesso per tutti e quattro i giovani leccesi coinvolti. Solo per uno di loro, Michael Pastore, 27 anni, di Lecce, il gup (giudice per l’udienza preliminare) Antonia Martalò ha accolto la richiesta di procedere con il rito abbreviato condizionato, avanzata dall’avvocato difensore Giuseppe Milli. L'uomo si occupava della manutenzione dell'impianto di videosorveglianza dello stadio.

In particolare, durante il processo, che si aprirà il prossimo 27 settembre, si procederà, così come chiesto dal legale, all’esame di un teste, rimasto sconosciuto durante le indagini condotte dalla Digos, ma che era al fianco dell’imputato, e sarà visionato integralmente il filmato dal quale furono estrapolate e inserite poi nel fascicolo d’inchiesta alcune foto compromettenti. L’istanza di abbreviato condizionato, nello specifico, dall’esame delle persone offese, è stata invece negata agli altri tre imputati. Per questi, Francesco Capone, di 24 anni, Marco Malinconico, di 23, Nicola Pinto, di 30, il processo si discuterà con il rito ordinario. A partire dal 5 dicembre, difesi dagli avvocati Giuseppe De Luca e Viviana Labbruzzo, potranno respingere le accuse dinanzi al giudice della seconda sezione penale del tribunale di Lecce Annalisa De Benedictis.

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Stando alla tesi accusatoria, finito il primo tempo della partita, dalla “Curva Nord”, Capone avrebbe tentato di aprire due volte il cancello d’accesso al settore “Distinti Nord Est”, e avrebbe minacciato lo steward, che tentò di impedirglielo, con frasi in dialetto leccese di questo tenore: “O te ne vai oppure vengo con venti-trenta di noie ti ammazziamo di botte, dobbiamo entrare che dobbiamo prendere certe cose”. Dopo qualche minuto, sarebbe sopraggiunto Pastore che, dopo aver salutato Capone – il quale nel frattempo avrebbe indossato la felpa fino a quel momento tenuta in vita, coprendosi in parte il volto con il cappuccio - si sarebbe avvicinato al cancello dove ad attenderlo c’era un altro individuo (quello che sarà ascoltato durante il processo in abbreviato a Pastore) e lo avrebbe aperto. Il tentativo dello steward, come quello di altri due colleghi, di impedirne l’apertura sarebbe stato nuovamente ostacolato, stavolta da Malinconico e Pinto, consentendo così a Capone di introdursi nel settore “Distinti”, dal quale sarebbe riuscito a prendere due barattoli arancioni, nascondendoli poi sotto alla felpa per poi dileguarsi nel gruppo di tifosi nelle vicinanze.

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