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Foto di repertorio.

Foto di repertorio.

Nuovo collaboratore di giustizia: dopo il blitz Cianci parla coi magistrati

Vincenzo Antonio Cianci, il 33enne di Sogliano Cavour arrestato i primi giorni di settembre dello scorso anno dai carabinieri di Maglie, ora si trova in una località protetta

LECCE - Trema la criminalità salentina. Perché se è vero che di ufficiale ancora non c’è nulla, il cambiamento di avvocato la dice lunga, molto lunga, negli ambienti giudiziari, sulla possibilità che Vincenzo Antonio Cianci sia diventato collaboratore di giustizia. Proprio questa mattina, avrebbe dovuto discutere l’avvocato Francesca Conte che finora ha assistito il 33enne di Sogliano Cavour nel processo col rito abbreviato in cui è imputato con più di 50 persone. Ma Cianci che, in questo processo rischia 20 anni di reclusione (tanti ne ha invocati il pubblico ministero Roberta Licci), collegato in videoconferenza, nell’aula bunker del carcere di “Borgo San Nicola”, ha comunicato che il suo nuovo legale sarà Sergio Luceri, difensore dell’ultimo (in ordine di tempo) dei collaboratori Tommaso Montedoro. Il difensore ha chiesto un termine a difesa, ossia il tempo necessario (secondo quanto previsto dal codice di procedura penale) per prendere cognizione degli atti e informarsi su fatti relativi al procedimento. Il processo è stato aggiornato al 18 dicembre.

I guai per Cianci iniziarono nel settembre dello scorso anno, con l’operazione “Contatto” dei carabinieri della compagnia di Maglie che gli notificarono l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip (giudice per le indagini preliminari) Edoardo D’Ambrosio, contente una sfilza di accuse a suo carico. Stando alle indagini, infatti, Cianci sarebbe stato a capo dell’associazione che avrebbe fatto affari commettendo delitti contro il patrimonio, in particolare rapine negli esercizi commerciali, furti e ricettazioni di autovetture, avvalendosi di pistole e fucili a canne mozze. Cianci, inoltre, avrebbe partecipato al traffico di sostanze stupefacenti (cocaina, marijuana e hashish), come referente del clan Coluccia per il comune di Sogliano Cavour, assumendo funzioni direttive e organizzative per la propria zona di competenza, provvedendo direttamente al procacciamento della sostanza stupefacente e alla sua distribuzione agli spacciatori per la vendita al dettaglio, stabilendo contatti diretti con i sodali anche in vista della riscossione delle entrate, gestendo la cassa comune, contribuendo al sostentamento degli associati detenuti, provvedendo a dare esecuzione alle sue disposizioni operative ricevute dai referenti di Noha.

Sempre secondo l’accusa, Cianci avrebbe favorito, con altri, la latitanza di Daniele De Matteis, rispetto al quale il 21 febbraio 2014 fu emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa, con l’aggravante di aver così agevolato l’associazione riconducibile alla frangia capeggiata dal boss Pasquale, meglio conosciuto come Maurizio, Briganti. Sempre secondo le indagini, nella commissione di alcuni illeciti, Cianci avrebbe goduto dell’aiuto di Laura Gemma, 30enne di Sogliano, agente di polizia penitenziaria in servizio presso la casa circondariale di Genova, per la quale il pubblico ministero ha chiesto una condanna a 7 anni e otto mesi. 

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