Dopo la confisca, “testa di legno” per ditta in odor di mafia: sigilli a patrimonio dei De Lorenzis

Il Tribunale procede coi sigilli per 7 milioni di euro dopo i 5 defintivamente sequestrati. Ma tre imprenditori racalini, raggiunti da interdittiva antimafia e dalla confisca, si erano rivolti a un prestanome costituendo una nuova ditta: scoperti

Il sequestro nel blitz "Hydra".

LECCE – Il braccio tentacolare della Sacra corona unita raggiunge e si insinua nel settore delle slot machine: maxi operazione nel Salento da parte della guardia di finanza. Nei guai tre imprenditori di Racale, i De Lorenzis, tutti fratelli: dopo la confisca con sentenza dell'8 ottobre scorso, scatta anche il sequestro nelle ultime ore. I sigilli sia alle quote societarie, sia all’intero compendio aziendale della M-slot srl, che è titolare dei mille e 500 slot machine nel centro e nel sud Italia, per un valore di circa 7 milioni di euro. La misura arriva dopo pochi giorni dalla confisca di  una trentina di immobili, quote societarie e conti correnti del valore di oltre 5 milioni di euro, riconducibile ai fratelli. Che cosa è accaduto, intanto?

I finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria, coordinati dal colonnello Francesco Di Sabato, hanno scoperto come i tre fratelli racalini si fossero attrezzati di un prestanome, dipendente della loro stessa "ditta madre". E creando ad hoc una nuova società, poi identificata nella Oxo games srl, con sede a Melissano e nata da circa un anno e mezzo. Il blitz, denominato “Hydra”, è scattato all’alba di oggi tra le province di Lecce, Brindisi e Taranto. I finanzieri hanno infatti scoperto una ditta “pulita”, intestata a una “testa di legno”, che consentiva in questo modo di proseguire le proprie attività in maniera indisturbata.

I tre fratelli, già colpiti a vario titolo da misure interdittive e di prevenzione antimafia, avrebbero dunque trovato l’escamotage per proseguire con le proprie attivit e aggirare gli soatcoli fiscali derivanti da quelle misure preventive dei mesi scorsi. Cinquanta uomini della guardia di finanza, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia, hanno effettuato ispezioni e perquisizioni ed eseguito il decreto di sequestro richiesto dai magistrati della Dda ed emesso dalla dal Tribunale del capoluogo salentino. La misura disposta nei confronti di tre parenti, ritenuti dalla Dda socialmente pericolosi perché vicini ai clan della Scu.

Video | L'operazione della guardia di finanza

L’attività investigativa è stata condotta dagli uomini del Nucleo di polizia economico-finanziaria del comando provinciale e hanno dimostrato la riconducibilità ai tre fratelli racalini di una società a responsabilità limitata con sede nella vicina Melissano, operante nel settore del gaming e delle scommesse. Stando ai riscontri degli inquirenti, l’organizzazione avrebbe costituito una società intestata ai dipendenti di un’altra azienda “di famiglia”, già colpita come detto in precedenza da una interdittiva antimafia: il tutto per poter schermare gli affari redditizi scaturiti dal business del gioco d’azzardo. Centinaia di documenti sono finite nelle mani degli inquirenti. Al vaglio dei finanzieri anche intercettazioni telefoniche, così come gli esiti di appostamenti e pedinamenti: il “gruppo criminale”, per la gestione delle proprie attività, provava a schermarsi dietro compiacenti prestanome.

Tra le “teste di legno”, anche un individuo che il Tribunale ha dichiarato “economicamente incapace di avviare una così lucrosa attività partendo da zero”. Gli investigatori delle fiamme gialle se ne sono accorti quando, scavando tra alcune operazioni sospette, si sono imbattuti nella cessione di un ramo di azienda - composto da apparecchiature da intrattenimento e dispositivi cambiamonete- a fronte di un lunghissimo e diluito pagamento  rateale  da  parte  del prestanome non all’altezza finanziariamente. Era dunque un uomo-copertura, per mascherare gli affari veri della società gestiti, evidentemente, da altri. Poco credibile che la società in questione (leader nel settore del gioco e interdetta in passato) avesse ceduto a una ditta concorrente una corposa porzione di apparecchiature, “alleggerendole” persino le modalità di pagamento. Vista la enorme sproporzione tra i redditi del titolare della società (il prestanome) e il valore della stessa, il Tribunale del capoluogo salentino ha disposto il provvedimento di sequestro. Non sono scattate ulteriori misure penali nei confronti dei tre imprenditori racalini, nè del prestanome.

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