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Piste ciclabili abbozzate e non collegate: a Lecce pedalare è un rebus

In città esistono piste che nascono dal nulla e scompaiono in dissolvenza. Salvemini, sindaco da pochi mesi, ha annunciato, però, nuovi investimenti

LECCE – I ciclisti, temerari delle due ruote, esistono anche a Lecce. Nonostante tutto. E non sono nemmeno poche le persone che hanno deciso di rinunciare alla macchina per sfidare la sorte a bordo di una bicicletta, spinte da necessità economiche o dalla semplice voglia di liberarsi dalla trappola dell’abitacolo.

Studenti e cittadini stranieri, ma anche anziani e persino famiglie con bambini al seguito si avventurano quotidianamente lungo le strade del capoluogo salentino. Ma muoversi in una città sprovvista di piste ciclabili non è un’avventura da poco: i ciclisti sono costretti a pericolosi slalom tra le automobili, lungo strade a scorrimento veloce, e laddove esistono delle strisce disegnate lungo il marciapiede, ci pensano le barriere architettoniche a pararsi davanti, rendendo disagevole e pericoloso l’intero percorso.

Le due ruote sarebbero il mezzo di trasporto ideale per una città pianeggiante e baciata dal sole, ma la strada per la realizzazione di piste ciclabili pare tutta in salita. Esiste solamente una debole rete di percorsi, totalmente frammentata: le piste iniziano spesso da un punto x del centro urbano per disperdersi nel nulla, disorientando completamente i ciclisti. E per quelle tracce sui marciapiedi, ormai quasi sbiadite, le amministrazioni comunali precedenti hanno speso migliaia di euro.

Un esempio? La pista di via Miglietta, che parte davanti all’ospedale vecchio della città, percorre viale don Giovanni Minzoni per terminare, così all’improvviso, in viale Francesco Lo Re. Non è possibile quindi pedalare nella direzione opposta e immettersi sulla circonvallazione senza il rischio di essere asfaltati.

Ma questa è una delle poche piste, lunga appena un chilometro, degne di nota. Un esempio simile si trova in via Duca degli Abbruzzi: pochi metri e anche qui la pista si interrompe. Incomprensibilmente.

Chi volesse raggiungere il centro urbano dalla stazione ferroviaria può pedalare per pochi metri all’altezza di viale Gallipoli e poi la pista va in dissolvenza, diventando invisibile a occhio nudo.

Le periferie, poi, sono praticamente scollegate: esistono dignitose piste ciclabili nel quartiere Santa Rosa e nella zona stadio, a partire da viale Roma, che si spingono fino alla circonvallazione, ma gli altri quartieri rimangono tagliati fuori dal circuito.  Addirittura alla fine di via vecchia Frigole una bella pista a doppio senso, peraltro ben illuminata dai faretti, è stata trasformata in un percorso podistico dai numerosi atleti che la percorrono facendo jogging, avanti e indietro fino alla rotatoria che poi immette sulla circonvallazione.

Le possibilità di ripiegare sulle due ruote in tutta sicurezza, nel resto della città, sono praticamente nulle. Naufragato il progetto di bike sharing, il centro di Lecce rimane invece congestionato dal traffico veicolare, con buona pace di chi desidera un capoluogo a misura di tutti: ciclisti, pedoni, anziani, bambini, disabili.

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Lecce, nonostante il dispendio di denaro pubblico, rimane quindi lontana anni luce dalle principali Capitali europee (per non parlare delle città emiliane) che hanno fatto passi da gigante, incentivando l’uso delle due ruote per abbattere i costi di trasporto e le emissioni inquinanti delle automobili. Garantendo sicurezza per chi pedala e servizi per trasportare le biciclette fin sopra i mezzi pubblici.

La buona notizia è che la nuova amministrazione guidata da Carlo Salvemini pare avere preso a cuore il problema, ben oltre i proclami della campagna elettorale. A fine luglio, infatti, la giunta comunale ha dato via libera al progetto di realizzazione di una lunga pista ciclabile che parte da Porta Rudiae e arriva fino al Parco archeologico, passando per il parco di Belloluogo. Il progetto, del valore di 1 milione e mezzo di euro, dovrebbe essere finanziato con fondi Fesr-Fse 2014-2020. L’infrastruttura, lunga 8 chilometri, prevede anche interventi su percorsi esistenti e in via di realizzazione, e guarda anche ai perimetri extraurbani.

Un passo in avanti sostanzioso che peraltro si allinea perfettamente con i nuovi indirizzi sulla mobilità ciclistica impartiti a livello nazionale. A un passo dalle vacanze di Natale, infatti, la Commissione trasporti del Senato ha approvato la legge quadro che riabilita le due ruote come mezzo di trasporto strategico e non solo ricreativo.  

La legge offre un input a tutte le amministrazioni locali, costringendole a dotarsi di piani per la rete di piste ciclabili che dovranno essere pensate, pianificate e realizzate, con l'obiettivo di migliorare la qualità  della vita e prevedono velostazioni, stalli per le bici e regolamenti edilizi che consentano il parcheggio del mezzo negli spazi condominiali.

L’Italia cerca quindi di allinearsi agli standard comunitari, ricalcando l’esempio dei Paesi più evoluti dal punto di vista dei trasporti. E anche nel capoluogo salentino, emblema di un profondo Sud che oppone spesso resistenza allo stravolgimento delle abitudini (per quanto irrazionali e desuete), qualcosa dovrà necessariamente cambiare. 

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