Giovedì, 13 Maggio 2021
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Imbarcano acqua e rischiano di affondare: a bordo anche Carlo Quarta e Simone Acquaviva

Tre imprenditori leccesi soccorsi dai finanzieri a venti miglia dalla costa salentina. Il natante a motore, invaso dall'acqua, è stato recuperato

Una motovedetta della finanza lascia il porto di Otranto.

OTHONI (Grecia) – Un fine settimana tra i colori degli ultimi scampoli d’estate e una battuta di pesca, ma la gita tra amici finisce male: tre imprenditori salentini recuperati in mare dai finanzieri. Si tratta di Carlo Quarta e di due suoi conoscenti: Simone Acquaviva, titolare di una nota concessionaria d’auto in città ed Emiliano Inguscio. I tre sono stati raggiunti dai militari intorno alle 20 di ieri, a circa venti miglia dalla costa salentina. E’ stato un elicottero delle sezione Aeronavale idruntina della guardia di finanza, durante una ordinaria attività di pattugliamento del Canale d’Otranto, a notare il natante nel mare ormai avvolto da una coltre buia. I malcapitati a bordo avevano intanto chiesto aiuto a un amico rimasto a Othoni, l’isola greca nota anche col nome Fanò, quella più vicina al territorio italiano.

E’ quell’isola che i tre si erano lasciati alle spalle, secondo i primi riscontri investigativi, per  rincasare diretti a porticciolo di San Foca dove, sempre a loro dire, avrebbero dovuto riconsegnare la barca presa in prestito, al fine di valutarne un eventuale acquisto. La situazione meteorologica dell’ultimo fine settimana era già piuttosto incerta. I navigatori esperti lo sapevano. Tanto da costringerne alcuni a disdire traversate e gite in mare prenotate da tempo, pur di non mettere a repentaglio l’incolumità dei passeggeri. Ma dopo una giornata sull’isola, iil gruppo di leccesi, si è messo in viaggio alla volta del Salento. Giunti al centro del Canale, in acque internazionali, la loro barca si è riempita d’acqua. Sembrerebbe che l'anomalia sia stata registrata nel bagno, per via di un guasto alla tubatura del water.

A notare il malfunzionamento al motore, è stato uno dei tre: secondo il dispositivo di segnalazione del serbatoio, infatti, il carburante si stava via via consumando troppo velocemente. E’ stato a quel punto che i tre sventurati hanno intuito che qualcosa non stava andando per il verso giusto. Hanno gettato in mare i cosiddetti “atolli”, le zattere autogonfiabili, mentre a bordo si è scatenato il panico. Raggiunti dai militari per tempo, prima che il natante potesse essere del tutto invaso dall’acqua, sono stati fatti salire sulla motovedetta dei finanzieri: non hanno riportato alcuna conseguenza, fatta eccezione per uno stato di agitazione e il forte spavento.

Anche la barca a motore, lunga circa otto metri, è stata tratta in salvo dai finanzieri di Otranto e trainata fino al porto idruntino, dove si trova tuttora ormeggiata nei pressi degli uffici della capitaneria di porto del luogo. Al momento, l’accaduto si profila come un normale soccorso in mare. Non sono infatti scattate sanzioni per violazioni delle norme di sicurezza o del Codice della navigazione, ma ulteriori accertamenti saranno eseguiti come da prassi.  Dal punto di vista della sicurezza, pare che i tre abbiano eseguito correttamente le procedure previste dalla normativa: lanciato i grossi salvagente in acqua e attivato i “razzi” per rendersi visibili ad altri diportisti e alle forze dell’ordine. Cosa che poi è realmente accaduta, grazie al mezzo aereo delle fiamme gialle che sorvolava i cieli del Canale e che li ha intercettati.

Fiamme gialle e guardia costiera cercheranno ora di stabilire se quell’imbarcazione in prestito potesse trovarsi lì, a oltre 12 miglia in perpendicolare rispetto alla costa. Oltretutto, a barche dotate di un motore cosiddette “plananti” (che dunque non aderiscono al moto ondoso, ma finiscono per impennarsi), è sconsigliato (non vietato), viaggiare col buio: a differenza di altri tipi di imbarcazioni, infatti, quelle a motore potrebbero imbattersi in ostacoli come tronchi, o bombole di gas e non riuscire a scansarli anche per la scarsa visibilità. Carlo Quarta è noto alle cronache locali per la condanna in Appello per tentata frode sportiva per una presunta combine del derby Bari-Lecce del 15 maggio 2011, poi costata la retrocessione dei giallorossi in Lega Pro l’anno seguente.

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