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Da luglio in strada: 24 ore dopo l’articolo di LeccePrima le due donne hanno un tetto

Un’esplosione di umanità e l’onda d’urto ha già travolto la 50enne e la 46enne rimaste per strada a Casarano

Un'immagine del centro di Casarano.

CASARANO  - La reattività “pirotecnica” dei salentini a una richiesta di aiuto ha colpito ancora. La macchina della solidarietà ha scaldato i motori sin dai primi istanti successivi alla pubblicazione dell’articolo sulle due donne rimaste senza casa, apparso sulla nostra pagina online nella tarda mattinata di ieri.  Meno di 24 ore dopo, Simona e Luisa - questi i nomi di fantasia usati per una vicenda che, purtroppo, è invece fin troppo reale – hanno un tetto sotto il quale dormire. A contattare l’avvocato Anna Maria Borgia, (il legale che segue il caso dopo lo sfratto dello scorso 24 luglio, data in cui le due amiche sono finite per strada) diversi cittadini. A partire da un benefattore, un uomo della zona, che ha offerto ospitalità a titolo gratuito, attraverso un'altra avvocata, all'interno di una seconda casa a sua disposizione e intestata alla propria famiglia.

La 50enne di Casarano e la 46enne originaria del Foggiano (affetta, peraltro, da gravi problemi circolatori agli arti),  potranno infatti soggiornare lì. Fino a quando troveranno un lavoro che consenta loro il pagamento di un affitto. L’abitazione non si trova Casarano, ma nella vicina Collepasso. Certo, dovranno spostarsi di qualche chilometro dalla cittadina, ma le due amiche sono ben contente e sorprese di questo improvviso “trasloco”. L’altruista cittadino, peraltro, si è anche impegnato a dotare l’appartamento (fino ad ora disabitato) dell’allaccio all’impianto elettrico. Meglio di così, insomma, non poteva proprio andare. E non è tutto.

Una rete di professionisti, tra cui un commercialista del basso Salento, si è rivolta al legale delle due donne per offrire anche supporto di tipo burocratico e fiscale, come nella compilazione della procedura per ottenere le prestazioni sociali agevolate, per fare un esempio. Anche i social network si sono rivelati utili per la causa: diversi gruppi spontanei hanno preannunciato raccolte di fondi e messo a disposizione i propri contatti (oltre al proprio, prezioso tempo), per cercare di intercettare un posto di lavoro ad almeno una delle due protagonista di questa storia. Storia che, per quanto zeppa di malinconia, è stata in grado di tirare fuori il meglio delle persone, in una sorta di maratona che ha visto tutti impegnati nella risoluzione immediata di questo caso. Noi di LeccePrima, dal canto nostro, ci auguriamo di continuare, come è già accaduto in passato, a gettare ami narrativi nel mare ipertrofico del web. E tentare di ripescarne, laddove possibile, anche qualcosa di buono.

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