Barriere architettoniche in città: il pericoloso viaggio in carrozzella fino al centro

Un 29enne ci ha accompagnati tra le insidie del tratto compreso tra il rione Casermette e Porta Napoli. Lecce è un luogo da incubo per coloro che non possono utilizzare le proprie gambe

Un momento del percorso (Foto e video di Antonio Quarta)

LECCE – Per il padre della psicoanalisi, Sigmund Freud, sarebbe sinonimo di empatia. Parliamo dell’immedesimazione l’unica “strada” percorribile per una mappatura, fisica e mentale, delle barriere architettoniche in città. A oltre cinque anni dall’altro “viaggio”, con la benda sugli occhi e in compagnia di un ragazzo non vedente, questa volta LeccePrima ha voluto sondare, pragmaticamente, le difficoltà di un diversamente abile.   E’ stato infatti necessario salire su una carrozzella per rivivere soltanto in parte quelle insidie in cui un cittadino diversamente abile si imbatte quotidianamente lungo le vie cittadine. Un luogo pianeggiante, quello leccese, che potrebbe essere attrezzato al meglio per coloro che non possono utilizzare le proprie gambe e che, al contrario, è in grado di trasformarsi in incubo. In posto ghettizzante che sottrae, di fatto, la libertà di movimento autonomo. I marciapiedi, i tombini, il manto stradale dissestato sono soltanto alcuni degli ostacoli di questo folle gioco dell’oca cittadino in cui si può percorrere un metro, ma poi è necessario arretrare di due.  IMG_5937-2-3

Riccardo Cesano, un 29enne leccese e autore di un libro sull’argomento, ha scritto una tesi di laurea sul tema del narcisismo nell’era di Facebook. Conosce bene, dunque, quanto anche nella realtà il culto del sé possa giungere ad ignorare i bisogni dell’altro. Lui vive su una carrozzina dalla nascita. Ma, sebbene abiti nel rione Casermette, un punto piuttosto periferico, ha cercato sempre di rendersi indipendente. Utilizza una sedia elettrica, che può al massimo raggiungere i 30 chilometri orari ed è solito spostarsi da casa propria al centro. Anche per motivi universitari, è infatti quello il tragitto a lui più familiare. Ma non per questo semplice, tutt’altro. Lo abbiamo ripercorso assieme, aspettando la linea 27 del bus che ci avrebbe accompagnati nei pressi di Porta Napoli. I disagi cominciano già sotto casa: buche sull’asfalto e tombini profondi non sono meno problematici degli scivoli mancanti per accedere ai marciapiedi. Quelle volte in cui il marciapiede esiste. Imboccata via Monteroni di Lecce, infatti, il groviglio di ostacoli si infittisce. Vi sono persino dei veicoli in sosta sui marciapiedi e che non consentirebbero il passaggio neppure a un pedone. La strada è piuttosto trafficata: auto, bus che raggiungono il campus universitario, mezzi pesanti. E con la sedia a rotelle o elettrica è praticamente difficile persino essere notati. La percezione costante è quella di essere travolti da un momento all’altro.

Video: Lecce, una città piena di insidie

Giunti in prossimità della pensilina della fermata della circolare urbana, bisogna attendere che gli autisti dei mezzi della Sgm (i due che abbiamo incontrato hanno dimostrato gentilezza e sensibilità) si fermassero, per poi attivare manualmente lo scorrimento della rampa per disabili, nell’accesso posteriore del bus. Quest’ultimo ha attraversato dossi e il sottovia di Piazzale Rudiae, per non parlare del famoso incrocio (non) semaforizzato –all’intersezione tra viale Gallipoli e viale dell’Università: luoghi inaccessibili a Riccardo. E a centinaia di altri cittadini.  Una volta giunti nei pressi dell’Obelisco, con tanto di sospiri di sollievo,  Riccardo ci fa notare come un altro problema sia poi il ritorno. Bisogna attraversare viale Calasso, dove un pedone, un ciclista, una famiglia con un passeggino già tremerebbe all’idea. Figuriamoci un disabile. In corrispondenza dell’altra copertura del bus, dove Riccardo attende nuovamente la linea 27 per fare rientro a casa, bisogna sperare che il filobus trovi la giusta pendenza sull’asfalto. “Se non si incastra con l’avvallamento, le porte posteriori dove è installata la rampa non si aprono e quindi io resto a terra”.

"E' tempo che la diversità contamini la normalità per rendere normale ciò che sembra diverso", ha dichiarato Enzo Vitti, un altro cittadino impegnato nella lotta alle barriere architettoniche in città, alla quale è dedicata proprio la giornata del 3 dicembre, dopodomani. "Le pendenze dei marciapiedi non dovrebbero superare l'8 per cento, ma non è il solo problema. Bisognerebbe pensare anche all'accessibilità dei locali aperti al pubblico e alla presenza di servizi igienici a norma. Questo ed altro limitano di fatto la mobilità di persone diversamente abili, tenendo anche conto dei percorsi guida per non vedenti che patono dalla stazione fino alla prefettura, spesso interrotti da ostacoli come auto in sosta irregolare. Per non parlare dell'occupazione abusiva dei parcheggi per disabili meriterebbe poi un capitolo a sè".IMG_5941-4

All bestiario dell’inciviltà si sommano gli incroci pericolosi, le vetture che sfrecciano a velocità elevata e i pali del filobus, come Riccardo ha sottolineato nel video. Persino la pavimentazione del centro storico, piazza Sant’Oronzo compresa, non facilita di certo la vita a una persona con difficoltà motorie. Ma l’aspetto che, più di ogni altro, merita attenzione e soluzioni urgenti da parte dell'amministrazione locale riguarda quelle zone praticamente interdette del capoluogo salentino: basti pensare alla circonvallazione, o ai due sottopassi di viale Leopardi e Piazzale Rudiae: sono punti nevralgici ai quali un cittadino non può accedere autonomamente. Subisce in questo modo una esclusione dal diritto de l’indipendenza nella mobilità. Il 2018 dovrà essere l'anno del reset delle barriere achitettoniche. Lecce non può più girarsi dall'altra pare davanti al problema. Attuare un efficace piano per l'adeguamento degli spazi urbani e degli edifici pubblici sarà uno dei ring sul quale misurerà la sensibilità di questa nuova, futura amministrazione comunale.

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