Soldi e beni per non controllare, condanna per 13 agenti della Polstrada

Il verdetto di primo grado nei confronti degli agenti accusati di concussione per aver omesso di controllare gli autotrasportatori

LECCE – C’è un primo importante verdetto, a distanza di oltre otto anni dall’inizio, nel processo nei confronti dei quattordici agenti della polizia stradale accusati di concussione per aver omesso di controllare gli autotrasportatori in transito ricevendo in cambio denaro e regali. Sedici in tutto i poliziotti che il 13 maggio del 2009 furono arrestati con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla concussione per aver omesso di controllare i veicoli di alcune imprese locali in cambio di denaro o di altri tipi di benefici. Due erano le modalità di azione con cui si sarebbe concretizzato il presunto malcostume: i "giri", ossia le visite che facevano generalmente in gruppi di due o tre presso le aziende per ricevere i regali, consistiti in denaro, generi alimentari o buoni benzina.

Oggi i giudici hanno condannato a 7 anni e mezzo Leonardo Impero Delle Donne di Martignano; e Giuseppe Amenini di Maglie; 7 anni per Cosimo De Giuseppe di Minervino di Lecce; 8 anni per Cosimo Maurizio Rampino di Trepuzzi; 7 anni e quattro mesi per Temistocle Perlangeli di Guagnano; 7 anni per Anna Maria Petrelli di Vernole; 6 anni e mezzo per Giuseppe Piccinno di Aradeo; e Roberto Tarantino di Copertino; 7 anni e mezzo per Fabio Cazzato di Lecce; 6 anni e mezzo per Paolo Maria Centonze di Cavallino; 7 anni per Salvatore Lanza di Lecce; 6 anni e otto mesi per Angelo Rapanà di Campi Salentina; 7 anni e quattro mesi per Ugo Rizzello di Seclì. Assoluzione con formula piena, invece, per Sabatino Boenzi di Airola (Benevento).

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Un'altra modalità di guadagno sarebbe consistita nel fare gli "articoli": i poliziotti agivano su iniziativa individuale avanzando le medesime richieste ai danni di ignari autotrasportatori fermati occasionalmente sulle strade. Una situazione che si trascinava da tempo, da circa 20 anni, scoperta grazie all'intervento di un agente onesto il quale, stanco della condotta dei colleghi, ha sottratto ad uno di loro un foglio dove erano elencate le ditte concusse e lo ha trasmesso alla Procura. Nella lista, compaiono i nomi di circa un centinaio di imprese locali, con le quali grazie alle intercettazioni è emerso un collegamento stabile con i pattugliatori.

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