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Foto di repertorio

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Stalking a un 90enne, arriva la condanna per la badante

Sei mesi di reclusione sono stati inflitti a una 59enne polacca accusata di aver tormentato l’anziano con telefonate e messaggi d’amore e il nipote dell’uomo che l’aveva licenziata con sms di insulti e minacce

LECCE  - Dopo il licenziamento, avrebbe iniziato a perseguitare il 90enne per cui faceva la badante, con continue telefonate e messaggi d’amore. Messaggi dal contenuto ingiurioso e minaccioso, invece, li avrebbe inviati al nipote dell’anziano, accusandolo di aver ostacolato il loro rapporto. E’ questa la storia finita al vaglio del giudice della prima sezione penale del tribunale di Lecce Maria Paola Sanghez che ha condannato la donna, Genowefa Malinowska, 59enne originaria di Pakosc (Polonia), a sei mesi di reclusione, accordandole il beneficio della pena sospesa, quindi la possibilità di scontare la pena in libertà, al pagamento del risarcimento del danno per 15mila euro nei riguardi del nipote (parte civile al processo con l’avvocato Giuseppe Milli).

E’ stato proprio il familiare con la sua denuncia a dare il via all’inchiesta che ha spedito la badante al banco degli imputati per stalking, così come disposto il 4 luglio del 2016 dal gup (giudice per l’udienza preliminare) Simona Panzera. Stando all’accusa, tutto ebbe inizio tre anni fa, quando il nipote andò in casa dell’anziano zio a fargli visita e si accorse che la badante non si occupava della sua igiene personale e dell’alimentazione, e dormiva con lui nello stesso letto. Per questo Malinowska fu licenziata e da quel momento avrebbe iniziato a tormentare, in qualsiasi ora del giorno e della notte, il 90enne con ripetute telefonate ed sms d’amore, provocandogli così crisi d’ansia, e, sempre via sms, a insultare e minacciare il nipote costringendo quest’ultimo a trasferirsi nell’abitazione del parente per accudirlo. Questi i fatti che si sarebbero svolti dal settembre 2015 al gennaio 2016 a San Cesario.

Durante il processo, il nipote dell’anziano (deceduto qualche mese fa) è stato ascoltato dal giudice Sanghez che ha ritenuto la sua deposizione “pienamente attendibile” e confermata totalmente dagli altri testi sentiti durante le indagini. E’ quanto si legge nelle motivazioni della sentenza depositate ieri contestualmente alla lettura del dispositivo. L’imputata era difesa dall’avvocato Roberta Romano.

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