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Tap riprende i lavori nella notte. Isolata la zona con ordinanza del prefetto

Inibito l'accesso al cantiere da ogni punto per motivi di sicurezza, zona circondata da forze dell'ordine. I No Tap lamentano difficoltà a uscire dal presidio nella notte

Il cantiere nelle campagne di San Foca

MELENDUGNO – San Foca, la marina di Melendugno interessata dai lavori del cantiere Tap, è inaccessibile a chiunque, fatta eccezione per i pochi residenti e proprietari della frazione. Le vie di accesso sono state completamente bloccate dopo la mezzanotte e l’area recintata da cordone di mezzi delle forze dell’ordine che continuano ad inibire l’ingresso a San Basilio. I manifestanti del presidio No Tap, allestito sin dalla primavera, non hanno potuto varcare la zona e il portavoce Gianluca Maggiore spiega di essere riuscito ad uscire, per fare ritorno a casa, solo intorno alle 10 di oggi. Bloccato anche il sindaco di Martano, Fabio Tarantino, che ha tentato di raggiungere la zona nelle prime ore del mattino.

La marina di Melendugno è stata isolata nella notte per effetto di una ordinanza del prefetto di Lecce, emanata il 12 novembre, che impedisce l’ingresso e lo stanziamento delle aree circostanti al cantiere Tap e delle vie comunali e interpoderali intorno per 30 giorni. Interdetta al traffico anche la strada provinciale 145 per San Foca fino alla mezzanotte del 14 novembre. Si è sostanzialmente scelta la strada della militarizzazione dell’area per motivi di “sicurezza ed ordine pubblico”, quindi per impedire che la protesta dei manifestanti No Tap possa ostacolare le operazioni nel cantiere ed evitare tafferugli e scontri con le forze dell’ordine.

L'accesso è garantito, "singolarmente e disgiuntamente" ai soli proprietari frontisti e titolari di diritti sui terreni interessati. La regolamentazione dei tempi e delle modalità di accesso nelle aree interessate sarà affidata al questore. L'ordinanza ha già fatto storcere il naso ad alcuni cittadini che dovevano recarsi sul luogo di lavoro ed hanno incrociato posti di blocco delle forze dell'ordine lungo la strada. In molti, dalle prime ore della mattinata, sono usciti dalle abitazioni per cercare di capire cosa stesse succedendo ed il motivo alla base di quel dispiegamento di forze dell'ordine.

Video: i lavori riprendono di notte

Intanto, anche dopo l’apertura di molti sindaci salentini ai cosiddetti "investimenti aggiuntivi" messi sul piatto dalla multinazionale svizzera del progetto Trans Adriatic Pipeline, la strada per la realizzazione del metanodotto - che dovrà trasportare il gas naturale proveniente dall’Azerbaijan, aprendo il corridoio meridionale del gas - sembra spianata.

I mezzi Tap, protetti dal cordone delle forze dell’ordine, hanno trasportato il materiale utile alle riparazioni della recinzione del cantiere, danneggiata da mesi. Un’azione propedeutica all’inizio vero e proprio dei lavori che proseguiranno nei prossimi giorni a San Basilio, presumibilmente con un numero ben ridotto di spettatori e contestatori. “Chi controllerà ora ciò che succede nel cantiere?”, si chiede Maggiore, raggiunto telefonicamente, consapevole delle difficoltà di rientrare all’interno del presidio No Tap.

Le reazioni politiche

La reazione del corposo movimento di protesta non si è fatta attendere: “Siamo stati sequestrati nel presidio e ci viene impedito di uscire”, scrivevano nel cuore della notte, sui canali social, gli attivisti che nel mese di marzo raggiunsero le campagne di Melendugno per impedire l’espianto dei 211 ulivi nella zona di San Basilio. Espianto propedeutico alla posa del tunnel del gasdotto ed alla realizzazione della centrale di depressurizzazione.

Dura la presa di posizione di Ernesto Abaterusso, presidente gruppo consigliare regionale Articolo 1 - Mdp: "Ormai il governo italiano si è ridotto a imbarazzante sensale di Tap e Snam. Promette soldi di Trans Adriatic Pipeline a sindaci, costruttori, imprenditori ed associazioni agricole in cambio del loro silenzio sul metodo vergognoso che ha imposto Tap ai territori senza alcun tavolo per decisioni condivise".

"Lavora apertamente per isolare il sindaco di Melendugno nella sua coraggiosa battaglia a difesa della dignità di un intero territorio - scrive il consigliere regionale. Adesso ordina addirittura il coprifuoco dal vago sapore fascista nelle aree intorno a San Foca. È un insieme di atteggiamenti vergognosi contro cui noi solleviamo la nostra indignazione. I governi dovrebbero difendere gli interessi dei cittadini. Quello italiano difende quelli delle multinazionali".

Non usa parole tenere anche Antonio Trevisti, consigliere regionale M5S: “La militarizzazione di San Foca è un atto di forza inaccettabile. Tap non produce danni? Spiegatelo a chi non è riuscito a recarsi sul posto di lavoro o a tutti quei commercianti che oggi non apriranno perché non possono raggiungere la loro attività e che subiranno perdite ingenti per il blocco della circolazione per i prossimi 30 giorni”. 

“Dire che tutto ciò avvenga in nome di una presunta sicurezza è paradossale - incalza il pentastellato - visto che le forze dell’ordine in assetto antisommossa certamente non garantiscono l'ordine pubblico. Militarizzare l’intera area non è la soluzione per fermare le contestazioni. Ci piacerebbe che questo dispiegamento di forze ci fosse anche per risolvere emergenze ambientali o nel contrasto alla criminalità organizzata".

"Ho cercato di recarmi nella zona del cantiere per vedere di persona cosa stesse accadendo, ma l’unico modo per arrivare a San Foca è deviare verso Torre dell’Orso, allungando il tragitto di oltre 40 chilometri. I cosiddetti “effetti collaterali” di questo processo di assedio militare del nostro territorio  - continua Trevisi - finiscono col prevalere sui risultati positivi che si dichiara di voler conseguire. Non si possono privare i cittadini della libertà a cui hanno diritto, passando anche sopra la volontà delle  amministrazioni locali. Paralizzare la circolazione per evitare le contestazioni non è la scelta giusta: in questo modo si rischia di creare solo ulteriore tensione”

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