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"Versamenti di sostanze chimiche": la denuncia No Tap e la smentita

Il comitato degli attivisti manifesta davanti al Tribunale. Il portavoce Maggiore: "Stanno versando additivi nella falda acquifera". Tap replica: "Nessuno sversamento di additivi e sostanze"

LECCE – Bandiere e slogan contro al multinazionale che sta costruendo il gasdotto nel cantiere di San Basilio: così il comitato No Tap è tornato a farsi sentire sotto la sede del Tribunale di Lecce.

L’intenzione è quella di testimoniare solidarietà ai magistrati che indagano su quanto sta accadendo a Melendugno, sulla scorta anche dei numerosi esposti presentanti dagli attivisti.

“Vogliamo offrire il nostro sostegno ai giudici che sta indagando su quegli iter oscuri che hanno portato Tap qui nel Salento – puntualizza il presidente del Comitato, Alfredo Fasiello - : i magistrati hanno tutti i documenti utili a proseguire nelle indagini e sappiamo che non sarà semplice. Noi abbiamo fatto tutto il necessario per accertare l’abuso di Tap nel cantiere di San Basilio, assistiti da una squadra di avvocati che è sempre a lavoro, e siamo pronti a collaborare su tutto, compreso il nodo della direttiva Seveso”.

"La Procura ha tutti i documenti per sequestrare"

“La Procura di Lecce ha in mano tutti i documenti utili a sequestrare il cantiere Tap”, rincara Gianluca Maggiore. Alle denunce degli attivisti si è aggiunta, oggi, quella del presunto versamento di sostanze chimiche nella falda acquifera: “Temiamo che Tap stia versando  additivi e solventi, sostanze che non sono comprese in nessun punto della Via (valutazione d’impatto ambientale) – spiega Maggiore -. La nostra impressione è che, nonostante le nostre dettagliate segnalazioni e nonostante il fatto che la stessa Arpa abbia certificato che il cantiere non è impermeabile, si stia facendo passare del tempo. Ma il tempo gioca a favore della multinazionale: se costruiscono il pozzo di spinta prima che qualcuno li fermi, il danno sarà fatto e non sarà facilmente rimediabile”.

“La Regione Puglia ha detto che il pozzo di spinta non si può costruire perché manca l’esecutività del progetto e l’approvazione della prescrizione A5”, aggiunge Fasiello che invita la polizia a “mantenere un atteggiamento più tranquillo nei confronti della cittadinanza che è esasperata da ciò che sta accadendo”.

Tap replica e smentisce sugli sversamenti

Pronta è arrivata la replica di Tap che smentisce le accuse del comitato e annuncia stare valutando azioni legali a tutela della propria immagine: "Nel cantiere di San Basilio sono in corso i lavori di costruzione del pozzo di spinta per la realizzazione del microtunnel, che avvengono nelle modalità descritte in dettaglio nel progetto ese-cutivo approvato dalle competenti autorità anche in fase di verifiche di ottemperanza - si legge in una nota che pubblichiamo integralmente -. In particolare non avviene alcuno sversamento in falda di «additivi chimici» o di «sostanze chimiche, solventi e indurenti»; le foto del cantiere diffuse sui social network ritraggono la esecuzione delle colonne di acqua e cemento (jet grouting) in corrispondenza dell’area del pozzo".

Violenze, i No Tap respingono le accuse su di loro

Il comitato No Tap ha colto l’occasione del sit-in per respingere ogni accusa di violenza che ricade su mobilitazioni, al contrario, sostengono, del tutto "pacifiche". Il riferimento è alle ennesime scritte realizzate con della vernice che hanno deturpato l’ingresso della sede di Confindustria: “Qualcuno che potrà anche realizzare delle scritte con una bomboletta spray ma le colpe non possono ricadere sull’intero movimento – conclude Fasiello - . Il Salento è una terra d’accoglienza. L’unica cosa che non vogliamo accogliere sono Tap, Ilva e Cerano e tutto ciò che vuole distruggere l’identità del territorio”.

A proposito di quelle scritte vandaliche Il country manager di Tap per l’Italia, Michele Elia, ha telefonato questa mattina a Giancarlo Negro, presidente di Confindustria Lecce per esprimergli "la sentita solidarietà dell’azienda e sua personale e la condanna dell’atto vandalico di cui è stata oggetto la sede dell’associazione in via Fornari a Lecce, imbrattata da scritte contro il progetto del gasdotto transadriatico".

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