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Un compleanno speciale

Tredici anni di Bluebeat: dalla Brigata Bellavita a Birre al Castello

Nel 2010 nacque come un bar di vicinato. Ben presto la scoperta della cultura birraia lo ha trasformato in un local pub insofferente a qualsiasi forma di etichettatura sociale, ma con un forte identità

LECCE - La foto di “Guerrieri della Notte”, ancora appesa al muro, è come una specie di varco verso una dimensione spazio temporale diversa, dalla quale dipende molto di quel che c’è stato finora e di quel che ci sarà, da qui in avanti.

L’anima libertaria del Bluebeat di via Egidio Reale, è nella storia dei suoi fondatori, Mirko Verdesca e Christian Collura. Uno era tornato da Londra, dove si era trasferito alcuni anni prima, solo per trascorrere un periodo di vacanza, l’altro aveva concluso il suo percorso lavorativo a Roma.

Era una sera dell’estate del 2010 e, all’ennesimo passaggio davanti alla saracinesca chiusa di un vecchio bar, decisero di ridare un’anima a quel posto che in poco tempo aveva attraversato numerose gestioni senza che nessuna trovasse continuità. Quel pezzo del rione San Pio, del resto, era abbastanza problematico.

Mirko e Cristian si conoscevano già da un pezzo, non erano mai stati tipi da comfort zone, e dunque non fu difficile trovare l’energia per condividere quella che allora poteva sembrare un’altra esperienza, ma che poi si è rivelato il passaggio destinato a lasciare un’impronta non solo nelle loro vite, ma nel quartiere, nella città. Così, in autunno, quella saracinesca tornò ad alzarsi.

Rivolto a chi viveva nella zona, alle attività intorno, all’indotto della vicina scuola, era un bar a tutti gli effetti. I primi mesi furono di lavoro molto matto e altrettanto disperato, dalle 7 del mattino alle 10 di sera, sempre e soltanto loro due. Sembravano caduti nelle routine della Lecce provinciale, ma la loro testa era sintonizzata su altre frequenze: “Da subito la nostra idea era quella di creare un luogo in cui riconoscersi, che a Lecce non avevamo ancora trovato per quanto ci sforzassimo di cercarlo”, racconta oggi Cristian.

Già il nome, del resto, aveva un senso preciso: Bluebeat come la costola della musica ska, per un richiamo a una cultura e un modo di essere profondamente allergici a una dimensione chiusa, con i colori amaranto e celeste del West Ham per richiamare un legame ideale con l’immaginario della sottocultura urbana.

Un anno dopo la prima significativa svolta. “Inizia ad aprirsi davanti a noi lo straordinario mondo delle birre artigianali”, ricorda Mirko. Nell’autunno del 2011, infatti, Cristian era andato a Parma per accompagnare la sorella all’università. Al ritorno dell’Emilia la sua macchina è carica di bottiglie del birrificio “Toccalmatto” che aveva avuto la possibilità di visitare con la guida di Bruno Carilli. Bottiglie da 75 cl, specifica, perché allora si riteneva che la birra artigianale andasse bene anche per la ristorazione.

È una sorta di illuminazione che apre la strada alla costruzione, passo dopo passo, di una vera e propria cultura birraia, fatta di viaggi esplorativi, di relazioni, di apprendimento e di affinità con una rete che rifiuta la logica della grande distribuzione sotto l’egida dei marchi che fanno produzione industriale. Fermenta allora quella capacità anche organizzativa che nel 2018 e 2019 darà forma a “Birre vista mare” e dal 2021 a “Birre al Castello”, eventi capaci di richiamare migliaia di persone e di birrifici che non avevano messo piede a sud di Roma.

Intanto, dal marzo del 2016, dopo cinque mesi di duro lavoro, il Bluebeat era diventato un pub a tutti gli effetti. Del bar non rimane nulla, se non quella foto di “Guerrieri della Notte” sempre appesa alla stessa parete. Basta caffè, si apre dal pomeriggio, si beve birra, si ascolta musica, si parla: con il vicino che probabilmente non conosci, con chi ti serve al bancone. Questa propensione all’empatia, all’accoglienza, al rispetto, connota sempre più marcatamente il pub e non viene spezzata nemmeno dalla pandemia: “Uno dei periodi più belli della nostra vita”, dice Cristian scherzando, pensando al riposo forzato che dovettero imporsi nel marzo del 2020, addirittura con qualche ora di anticipo sul primo Dpcm. In realtà la macchina si rimise in moto appena possibile: su e giù a consegnare birre, da Trepuzzi a Martano: “Alcuni ci chiamavano anche solo per avere qualcuno con cui parlare, seppur a distanza”.

Terminata l’emergenza il Bluebeat è tornato a essere quel che era. A dirla tutta, la sua forza aggregativa è diventata collante. Mirko rivendica con orgoglio questa identità: “Abbiamo lavorato molto perché questo posto fosse agibile per tutti, dal pregiudicato all’avvocato, dallo studente al suo stesso docente. Volevamo un luogo di stampo nordeuropeo dove nessuno si fa seghe mentali”. L’obiettivo è stato centrato e lo dimostrano anche gli stranieri che, sempre più numerosi, si affacciano nel pub: ci sono gli appassionati di birra che seguono il passaparola, ci sono quelli incuriositi dai percorsi outsider che portano dritti al cuore pulsante di una città. “Sì, siamo insofferenti a qualsiasi discorso di etichette sociali – aggiunge Cristian - e all’inizio abbiamo faticato un po’ a far capire che il nostro spirito libertario non voleva dire che tutti potessero fare qualsiasi cosa gli passasse per la testa”.

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Ne è passata di acqua sotto i ponti, anzi, di birra nei fusti e se questi sono gli anni della maturità, quelli della “formazione” hanno lasciato ricordi indelebili. Epica, nei ricordi di chi l’ha vissuta, è l’esperienza della Brigata Bellavita, per esempio.

Mirko si illumina quando racconta di una cinquantina di “pazzi” che, a bordo di un pullman guidato rigorosamente da un autista professionale (pare fosse l’unico sobrio) e carico di250 litri di birra, vanno da Lecce al Soul Food di Torre dell’Orso, poi all’Agricampeggio Darwin, nell’Otrantino, per finire al Parco dei Guerrieri di Vaste. L’escursione è accompagnata da cibo a tema, molte risate e piccoli momenti di goliardia assoluta. L’avventura – ché di quello si tratta - viene poi replicata l’anno dopo, con concerto finale nella piazzetta davanti al bar Da Carlo, a Porto Badisco.

Quell’esperienza è considerata fondativa di una comunità, quella stessa che oggi, allargata, vive il pub come la propria casa, quella che si ritrova il 25 agosto, come per un rituale laico, per ascoltare gli stornelli di Andrea Cataldo in occasione della festa patronale.

Probabilmente ripensando a queste scene di goliardia e spensieratezza oggi Mirko e Cristian festeggiano oggi i 13 anni di Bluebeat con un doppio appuntamento: dalle 12 alle 17 al pub e a seguire presso le Officine Cantelmo, con tanto di concerto finale dei Dalton Bootboys da Roma. La voglia di fare le cose in grande, dicono, viene dalla consapevolezza di essere arrivati in prossimità di una nuova fase, quella dove nuove idee prenderanno forma, grazie anche al lavoro di chi ormai è parte della famiglia, come lo storico collaboratore Andrea Lamarina, impegnato nel progetto di Beer Firm. Con lo stesso entusiasmo di sempre, con le energie fresche di chi in quel pub è cresciuto, come Filippo “Dellas”,  con la foto di “Guerrieri della Notte” ancora ostinatamente lì, al suo posto.

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