Martedì, 15 Giugno 2021
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Caccia grossa in Argentina e “fermo” in aeroporto. Il caso Minerva finisce in Parlamento

La vicenda risale al giugno scorso quando il sindaco di Gallipoli è stato sospettato di aver cacciato animali protetti. Interrogazione di Paolo Sisto (Fi). Atti e replica del giovane Dem

Stefano Minerva

GALLIPOLI – Fermato la scorsa estate in un aeroporto argentino dalle autorità locali perché sospettato di aver cacciato degli animali protetti? Il singolare caso che ha visto protagonisti nel giugno scorso il sindaco di Gallipoli, Stefano Minerva e alcuni suoi amici durante l’imbarco dallo scalo internazionale di Ezeiza (Buenos Aires) torna alla ribalta e finisce anche in un’interrogazione parlamentare rivolta al ministro dell’Interno Marco Minniti, recentemente in visita istituzionale proprio nella città bella. A sollevare il caso il parlamentare pugliese di Forza Italia, Francesco Paolo Sisto, che ha presentato un’interrogazione con risposta in commissione al ministro per chiedere contezza di fatti e circostanze avvenute in Argentina e valutare anche possibili interventi e la sussistenza dei presupposti per pervenire alla sospensione di Minerva dalle funzioni di sindaco.

I fatti conosciuti del viaggio

Una storia alquanto bizzarra e singolare e che risale al 13 giugno scorso quando il primo cittadino gallipolino, recatosi in Argentina per una battuta di caccia con amici, è incorso nei controlli della polizia aeroportuale che hanno disposto il fermo cautelativo del sindaco di Gallipoli sospettato insieme ai suoi compagni di viaggio di aver in valigia, tra la selvaggina, anche degli esemplari di animali protetti. Da subito, da quando in maniera frammentaria l’episodio era anche rimbalzato in Italia e sulla pagine dei social network, lo stesso Minerva aveva parlato di un equivoco e di un malinteso subito chiarito in maniera collaborativa con le autorità argentine.

L'interrogazione di Paolo Sisto 

IMG-20171116-WA0006-3Il deputato forzista Paolo Sisto (Fi) ha presentato la seguente interrogazione a risposta in commissione: “Il 13 Giugno scorso il sindaco della città di Gallipoli, Stefano Minerva, veniva arrestato dalle autorità argentine presso l’aeroporto internazionale di Ezeiza (Buenos Aires). Il primo cittadino della città di Gallipoli era posto in stato di arresto mentre era in procinto di imbarcarsi su un volo diretto da Ezeiza all’aeroporto di Roma Fiumicino perché ritenuto responsabile del reato di “tentato contrabbando” di specie protette di animali. All’atto dell’arresto venivano sequestrati al sindaco 3 mila euro in contanti. 

"La locale autorità giudiziaria dell’Argentina dopo la convalida del fermo in arresto, disponeva la scarcerazione dietro cauzione di Minerva emettendo un decreto di divieto d’uscita dal Paese al suo carico. L’ambasciata italiana a Buenos Aires trasmetteva comunicazione Pec dell’accaduto alla Direzione centrale per i servizi antidroga di Roma  in data 9 agosto 2017 con nota protocollata da parte dell’Arma dei carabinieri presso l’ambasciata. La comunicazione veniva acquisita dalla Direzione Centrale per i servizi antidroga con nota protocollata avente oggetto “Arresto del connazionale Stefano Minerva, lo stesso 9 agosto alle 16,28. Per sapere: Se il ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se non intenda adottare urgenti iniziative, per quanto di competenza, in relazione alla vicenda descritta anche valutando la sussistenza dei presupposti per pervenire alla sospensione di Stefano Minerva dalle funzioni di sindaco”.

La replica di Minverva: "Caso archiviato" 

Senza titolo-1-5-67Pronta la replica del primo cittadino di Gallipoli che esibisce il dispositivo dei giudici argentini che archiviano il caso. Da subito, da quando in maniera frammentaria l’episodio era anche rimbalzato in Italia e sulla pagine social, lo stesso Minerva aveva parlato di un equivoco e di un malinteso subito chiarito in maniera collaborativa con le autorità argentine. I tre esemplari di animali cacciati non risultavano tra quelli protetti o in via di estinzione. “Intervengo solo al fine di ripristinare la verità dei fatti e per garantire la chiarezza necessaria ad una questione ripresa da alcuni media locali ma che risulta assolutamente distinta e distante da qualsivoglia atteggiamento contrario alla legge”.

Il sindaco Stefano Minerva è intervenuto così sulla notizia riportata nel pomeriggio da alcuni media sul proprio viaggio in Sudamerica. “È vero – ha detto – che nei mesi scorsi sono stato in Argentina per un viaggio nel quale ho potuto praticare una mia passione, che è la caccia, ma non è affatto vero che sia stato arrestato per aver cacciato animali protetti. Tutto, purtroppo, è nato da un malinteso della polizia aeroportuale che, durante i controlli di routine, ha erroneamente creduto che tra la selvaggina cacciata vi fossero, per l'appunto, anche delle specie protette. Per questo sono stati fatti dei controlli che hanno procurato dei danni al sottoscritto, visto che ho dovuto rinunciare al volo prenotato per poter consentire che tutte le verifiche del caso venissero espletate".

"Quindi, non vi è stato nessun arresto, ma solo dei normali controlli e il disguido che ha riconosciuto l'atteggiamento collaborativo del sottoscritto (Qui il dispostivo), evidenziando che non vi erano ipotesi di reato e che le specie cacciate non erano in via di estinzione o comunque protette. Il tutto si è risolto con l'archiviazione “perchè il fatto non costituisce reato” e come ribadiscono i giudici argentini, i fatti oggetto dell'indagine non ledono il buon nome e l'onorabilità del sottoscritto. Questa, come detto, la verità dei fatti: non vi sono stati arresti né situazioni che possano avere arrecato danni alla mia persona. L'unico danno, come detto, è stato solo quello di aver perso l'aereo già prenotato per l'Italia. Spiace, pertanto, che la politica si occupi di queste questioni che non hanno alcuna valenza giuridica e giudiziaria, che sottraggono inutilmente tempo ai veri problemi che riguardano la collettività”.

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