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Hugh Grant in una foto Ansa.

Hugh Grant in una foto Ansa.

"Caro Hugh ti scrivo, così ti bullizzo un poco". Note a margine di The Undoing

Sei puntate per una serie che "vince facile" puntando su Nicole Kidman, Donald Sutherland e l'attore inglese nei panni di un marito che perde la trebisonda per una giovane donna interpretata da Matilda De Angelis

LECCE - The Undoing, va detto, è una di quelle serie che sta riscuotendo un successo enorme, più o meno meritatamente, perché mette sul piccolo schermo dei giganti come Hugh Grant, Nicole Kidman, Donald Sutherland, un’ambientazione da sogno, ovvero l’Upper East Side dei ricchissimi e un gruppo di famiglia in degli interni che sembrano progettati da Renzo Piano e Gae Aulenti.

Insomma, con delle premesse così, si vince facile facile. Ciò detto, la serie è senza dubbio coinvolgente, infatti già dalla fine delle prima puntata inizia tutto un susseguirsi di intrecci che ti incollano lì, come la cozza allo scoglio, e ti fanno cambiare idea sul potenziale “cattivo” ogni dieci minuti.

La storia, in breve e senza spoiler, è quella di una famiglia all’apparenza perfettissima che a un certo punto passa dei guai per colpa, guarda te che novità, del marito che perde la tramontana per una donna giovanissima e molto avvenente. Quest’ultima è interpretata da Matilda De Angelis, che proprio di recente abbiamo apprezzato nel film L’incredibile storia dell’isola delle rose (film consigliatissimo, disponibile su Netflix).

Nicole Kidman, che interpreta la moglie, l’ho trovata semplicemente di un altro pianeta. Abbandonata la via del filler e del botox spinto che la stava trasformando sempre di più in un pipistrello (animale che di questi tempi è molto mal visto), è ritornata la meravigliosa creatura che è sempre stata, intensa e convincente in ogni sua interpretazione, con un’eleganza e un portamento che Principessa Sissi scansati proprio.

In questa serie l’ho trovata davvero magistrale, anche se devo confessare di aver passato quasi tutto il tempo a chiedermi che prodotti usasse per i capelli, se se li asciugasse con il diffusore, e anche a chiedermi come facesse ad indossare capi che su una qualunque di noi sembrerebbero accappatoi brutti, e farli sembrare panna montata sul gelato, arcobaleno, unicorni. Il marito è interpretato da Hugh Grant, con il quale mi preme fare due chiacchiere veloci.

Carissimo Hugh, che diavolo ti è successo? Per carità, la parte la fai pure bene, anche perché l’uomo affascinante, anaffettivo, con il sottile humor inglese, insomma, non ti è proprio nuova, ma io parlo proprio del tracollo, ma che dico tracollo, dello scherzo che il destino ti ha giocato, facendoti invecchiare peggio di Fabris in Compagni di scuola.

Curvo, con la gobba, la panza, dei solchi in viso che nemmeno una tartaruga centenaria, possibile che nessuno ti abbia detto che non sei più credibile nei panni di uno sciupafemmine incallito? Ma ancora, possibile che non ti senti con i tuoi quasi coetanei George Clooney,  Brad Pitt, Tom Cruise, Daniel Day-Lewis (il quale è addirittura tre anni più grande di te), per farti dare qualche consiglio e cercare di contrastare questa débâcle a cui la natura ti sta sottoponendo?

Se hai litigato con tutti, perché lo sappiamo che hai un caratteraccio, ti faccio parlare con mio zio Walter, che ha 74 anni e sembra tuo figlio. Non lo so, prova a tagliare i capelli, ché così ti accentuano ancora di più l’occhio “pisciato”, fatti crescere la barba, per coprire un po’ quelle autostrade e per camuffare la faccia da tarallo, potrebbe essere un inizio.

Hugh mio, sei la classica eccezione che conferma la durissima regola secondo cui gli uomini invecchiando migliorano, ma proprio una di quelle eccezioni che resterà scalfita su pietra e sulla quale, ne sono certa, saranno fatti molteplici e approfonditi studi.

Una cosa però la devo ammettere: il tuo accento è da brividi (a proposito, ora che ci penso, puoi chiedere consigli anche al nostro Luca Ward, che è proprio nato nel tuo stesso anno, e che in quanto a mantenersi in forma ti “spiccia casa”).

Infine, Donald Sutherland, che interpreta il padre di Nicole, e che comunque se la passa molto meglio di Hugh nonostante i suoi 85 anni suonati, è sempre una bellissima garanzia: un po’ come un abbraccio di un nonno, rassicurante e avvolgente, la sua lunga carriera è seconda solo alle sue sopracciglia. La serie è in sei puntate, disponibili su Sky (e Now Tv) anche nella consigliatissima versione originale.

Vi auguro una buona visione, e se vi vengono in mente dei suggerimenti per il povero Hugh scrivetemi in privato, così glieli facciamo recapitare tutti insieme e non perdiamo altro tempo.

*Chiara Melissano, classe 1981, mi occupo di comunicazione e marketing. Sono cresciuta a pane e Afterhours e Giovanni Lindo Ferretti, adesso invece studio, lavoro, guardo la tv, vado al cinema, faccio sport. E non sono fedele alla linea. Sono però fedele ai miei amori, ai miei amici, ai miei colleghi e, last but not least, alla mia parrucchiera.

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