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Addio a Cecilia Mangini, firmò “Stendalì”, il lamento funebre della Grecìa Salentina

La regista pioniera e madrina del documentario italiano si è spenta all’età di 93 anni, lasciando un dolce ricordo in Paolo Pisanelli con cui realizzò “Due scatole dimenticate” e una memoria collettiva degli Anni Sessanta del Salento, con testo di Pier Paolo Pasolini

LECCE- “Per me è stata una grande amica, colonna portante del cinema del reale perché dal 2005 al 2021 c’è sempre stata, aveva fotografato e collaborato con Pasolini, fotografato Fellini. Una grande persona e anche una grande artista, sempre molto stimolante, inarrestabile, combattente”: il regista Paolo Pisanelli di Lecce è un fiume in piena nel raccontare ciò che la pioniera e madrina del documentario italiano, Cecilia Mangini venuta a mancare ieri a Roma all’età di 93 anni, ha rappresentato per lui e per la settima arte. “All'armi siam fascisti! è il film sul fascismo più visto al mondo e proiettato da una pellicola 16 millimetri, con testo di Franco Fortini” prosegue emozionato il regista leccese, mentre ricorda il film girato insieme, “Due scatole dimenticate – Un viaggio in Vietnam”.

“Il nostro film è stata una cosa bellissima, erano i suoi appunti di viaggio, non ha potuto più farlo con Lino (del Fra, il marito) e abbiamo raccontato insieme quella sua avventura. Per me è stata una grande esperienza e una storia importante da raccontare”.

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“Due scatole dimenticate – Un viaggio in Vietnam” di Cecilia Mangini e Paolo Pisanelli

La narrazione fa riferimento all’esperienza vietnamita vissuta in prima persona da Cecilia Mangini, nata a Mola di Bari, e dal marito Lino del Fra più di cinquanta anni fa. Nel 1954, dopo la decisione della conferenza di Ginevra, il Paese del sud-est asiatico venne diviso in due Stati, il Vietnam del Nord e quello del Sud. L’anno successivo, poco prima dell’intervento armato nel Sud della regione, che ebbe inizio con l’attacco dei Vietcong e il supporto dalle milizie del Nord, dell’Unione Sovietica e della Cina, dopo il quale seguì l’ingresso degli Stati Uniti d’America nelle operazioni militari per neutralizzare l’espansione del comunismo in Asia meridionale, le autorità governative di Hanoi decisero di rimpatriare tutte le delegazioni internazionali e straniere presenti sul territorio.

In quel momento il cortometraggio Le Vietnam sera libre, al quale stavano lavorando la regista e suo marito, venne definitivamente interrotto e a distanza di molti anni prende vita Due scatole dimenticate, un film da camera, girato nella casa di Cecilia Mangini che segna l’inizio, nel 2005, dell’amicizia col regista Paolo Pisanelli, divenuto poi curatore delle sue rassegne. Ma il Salento, come anche la città di Brindisi, la grande Cecilia Magnini lo conosceva bene perché del 1960 è il film Stendalì, un omaggio alla Grecìa Salentina.

“Stendalì”, il lamento funebre delle Grecìa Salentina

“Stendalì”, nel dialetto della Grecìa salentina "suonano ancora", ritrae un lamento funebre contadino, rendendo su pellicola l’istituto del pianto rituale che affonda radici e origini antichissime ed è sopravvissuto nel Salento sino ai primi Anni Sessanta del secolo appena trascorso. Secondo la tradizione classica, già attestata in Omero ed Euripide, è necessario favorire la partenza dell’anima del morto nell’aldilà con canti rituali e lamentazioni che ripropongono i maggiori meriti del defunto, ne narrano la vita, ne piangono il distacco e la partenza dai famigliari.

In meno di quindici minuti il sasso lucente e duro diviene, oggi, un vero pugno nello stomaco: inchioda lo spettatore allo schermo, traccia un sentiero nel recupero della memoria collettiva.

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