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Maledetto il giorno che t'ho doppiato: il segreto di "How I met your mother"

Due amici un giorno si sono detti: perché non scriviamo di tutte le cazzate che abbiamo fatto a New York? Così è nato un prodotto degno erede di "Friends"

LECCE - Lo ammetto: da sostenitrice della visione di qualunque tipo di film, serie, cartone animato unicamente nella sua lingua originale, trovo un peccato quasi mortale ricorrere alla visione doppiata che ci hanno abituato a preferire nel nostro paese.

Uno dice è faticoso seguire i sottotitoli, e ok, sicuramente è impegnativo, ma vi assicuro che ne vale tutta la pena perché ogni versione originale contiene in sé qualcosa che non si può doppiare, trasporre, descrivere. Te la devi vedere così e basta. E vale anche per serie tv meno impegnate, divertenti e scanzonate, come quella di cui parleremo oggi: How I met your mother (in italia “E alla fine arriva mamma”, roba da paccheri in faccia).

Nota anche con l’acronimo HIMYM, è una serie americana ideata e creata da Craig Thomas e Carter Bays, due amici che un giorno si sono detti: perché non scriviamo di tutte le cazzate che abbiamo fatto a New York?  E così hanno fatto, ottenendo un buon successo di pubblico e critica, tanto da aver creato un prodotto eletto erede ideale di Friends.

La serie ha una cornice narrativa ambientata nel 2030, dove un padre, Ted Mosby, racconta ai suoi due figli di come ha conosciuto la loro madre, prendendola abbastanza alla larga. Inizia quindi tutta la serie di intrecci delle vite di Ted, appunto, con i suoi migliori amici Marshall e Lily, innamorati cronici ma mai noiosi, che tra di loro si appellano Marshmallow e Lilypad, Barney Stinson, inguaribile latin lover molto poco polite, interpretato da un magico Neil Patrick Harris, e Robin Scherbatsky, che dal Canada si trasferisce a NY in cerca di lavoro come cronista televisiva.

Ted è l’amico, il fidanzato, il collega e il professore che tutti vorremmo avere: idealista, leale, colto e in cerca spasmodica del vero amore della sua vita di giovane aspirante architetto a New York. Marshall e Lily sono la coppia che vorremmo essere: innamorati e devoti, appiccicati ma non pesanti, legati ai loro amici quanto al loro amore e sempre pronti a consolare ed aiutare tutti nelle vicissitudini quotidiane.

Robin è l’amica bellissima, simpatica e tosta, alla quale tutte noi donne alla fine ci affezioniamo, nonostante quando passi lei non ci siano sguardi per nessun’altra, e nonostante mangi tutto senza ingrassare. Barney, infine, è una vera perla: uno spregiudicato sciupafemmine e affarista, con la fissa del completo elegante e delle donne, dispensatore di saggezza legen-wait for it-dary!

I 5 amici ne combinano di ogni, incollandoti allo schermo per ben 208 episodi distribuiti in 9 stagioni.Una delle cose che ti obbligano alla visione di How I met your mother è che i continui flashback che vengono aperti nella narrazione ti spiegano cose successe magari tante puntate prima, cose che nemmeno ti ricordavi più, ma che alla fine sei felice di aver scoperto. L’importanza, ma che dico l’importanza, l’imperativo morale di vedere questa sit-com in versione originale non prevede sentenze di appello. Vi perdereste un buon 50 percento della sua spassosità.

Dopo aver esaurito tutte le stagioni, ho letto in giro le puntuali ed immancabili polemiche su come il finale avrebbe dovuto essere secondo il popolo dell’internet, perché ovviamente c’era chi lo voleva a righe e chi lo avrebbe preferito a quadretti. Le diatribe sui finali delle serie mi fanno venire in mente i compleanni al momento della torta: c’è sempre chi la preferisce bagnata con un po’ di liquore, e chi invece, come la sottoscritta, metterebbe i pasticcieri che usano il liquore nello stesso girone infernale delle zanzare.

Ma tant’è. Un po’ di liquore alla fine si sente, non posso dire il contrario, ma è una torta comunque ottima che vale la pena di essere mangiata fino all’ultima briciola, e della quale tra qualche anno chiederete anche il bis.

*Chiara Melissano, classe 1981, mi occupo di comunicazione e marketing. Sono cresciuta a pane e Afterhours e Giovanni Lindo Ferretti, adesso invece studio, lavoro, guardo la tv, vado al cinema, faccio sport. E non sono fedele alla linea. Sono però fedele ai miei amori, ai miei amici, ai miei colleghi e, last but not least, alla mia parrucchiera.

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