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Hjulmand abbraccia Bjorkengren che ha appena realizzato il gol del 2 a 0 (foto Chilla).

Hjulmand abbraccia Bjorkengren che ha appena realizzato il gol del 2 a 0 (foto Chilla).

Largo ai giovani: quattro ragioni per credere che progetto non è uno slogan

Superata la metà del campionato, per il Lecce diverse ombre ma anche una certezza: aver intrapreso la strada giusta per creare un ciclo. Da Rodriguez, Bjorkengren, Hjulmand e Listkowski segnali importanti

LECCE – Ci sono almeno quattro buone ragioni per tirare su il morale dei tifosi del Lecce, generalmente abbattuto per il rendimento di una squadra che in 22 giornate ha vinto sette volte, di cui solo tre in casa e che ieri sera si è fatta raggiungere dal Brescia al 93'. 

La squadra di Corini al momento occupa l’ottavo posto in condivisione col Pordenone ed è nel bel mezzo di una crisi di identità: il blasone del club e le aspettative della piazza spingono per un torneo da prime posizioni, ma la realtà fa i conti, di partita in partita, con la rifondazione di un progetto tecnico che, per quanto lo si possa accelerare, sta rivelando le sue, per certi versi fisiologiche, criticità e lacune.

Ecco allora che Pablo Rodriguez, Morten Hjulmand e John Bjorkengren – rispettivamente 20 anni il primo e 22 gli altri due – possono essere già considerati un piccolo capitale di questa società. Almeno quello visibile, considerando che altre figure interessanti sono arrivate per crescere nel settore giovanile che ha impegnato il responsabile dell'area tecnica, Pantaleo Corvino, almeno quanto la prima squadra.

Tre gol e un rigore procurato per lo spagnolo in cinque apparizioni per un totale di 140 minuti giocati circa, tre buone prestazioni di fila per il danese che, appena arrivato in giallorosso, sembra già potersi inserire autorevolmente nell’undici titolare. Nove presenze sono, invece, quelle collezionate dallo svedese che come un diesel, sta venendo fuori alla distanza, senza grandi strappi ma con una crescita costante. Il gol del momentaneo 2 a 0 siglato ieri è il giusto premio per un ragazzo che sembra davvero in gamba.

A loro si aggiunge il polacco Marcin Listkowski, che di anni ne ha 23 e di presenze ne ha fatte 16 anche se nell’ultimo periodo è rimasto ai box per un problema fisico (il suo rientro potrebbe avvenire nel prossimo turno, a Cremona). I colpi li ha, il dribbling pure. Adattarsi al calcio italiano è complicato più o meno per tutti coloro che provengono dall’estero e non alzare troppo l’asticella delle aspettative al primo anno è il minimo che si possa fare. Però questi quattro calciatori danno già senso alla parola progettualità, ciclo, e non è poco considerando le oggettive difficoltà di tipo economico che, in epoca di pandemia, attanagliano anche il mondo del calcio che di solito è considerato, e giustamente, un mondo a parte.

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