Mercoledì, 23 Giugno 2021
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Ieri Tav, oggi Tap: Erri De Luca torna a usare il termine sabotaggio

Già assolto perché per i giudici non ha istigato, oggi lo scrittore, in Puglia per promuovere il suo ultimo libro, dibattendo al liceo "Palmieri" sul gasdotto ha ritenuto sacrosanta l'opposizione dei cittadini

Foto da Napolitpday.

LECCE - “La Tap è una prepotenza pubblica e di fronte all'unanimità della popolazione che si oppone alla realizzazione, all'unanimità dei comuni interessati io credo che la vostra Tap vada sabotata”. Lo scrittore Erri De Luca,  ospite in questi giorni in Puglia, con tappe a Bari e Lecce per presentare il suo ultimo libro, “Diavoli Custodi”, questa mattina non ha certo usato mezzi termini, soffermandosi a parlare anche del gasdotto. 

Ospite presso il liceo classico “Palmieri” del capoluogo salentino, nell’ambito di un incontro organizzato dall’associazione Up, ha quindi giocato sottilmente con le parole, partendo dall’esperienza personale, persino giudiziaria.

“Io sono esperto di questa parola - ha spiegato, infatti, De Luca agli studenti -, sono stato incriminato e assolto perché il fatto non sussiste, perché la parola sabotare non istiga violenza. Credo che l'unanimità di risposta della comunità possa ritardare, ostacolare, sabotare l'opera”.

Il vocabolo, come ben risaputo, è già costato allo scrittore napoletano un processo a Torino, culminato in un’assoluzione piena. Parlando in quel caso di Tav, e invitando al sabotaggio, i magistrati avevano invocato una pena a otto mesi. Ma per i giudici, non è stato commesso reato. Ha vinto, dunque, la forza della parola e del libero pensiero, perché non è stata rilevata dal tribunale piemontese un’istigazione. Oggi, dunque, gli è stato sufficiente (in maniera, di certo, suggestiva) cambiare una consonante per esprimere lo stesso concetto: sabotare Tap, come già aveva suggerito per Tav.

Questioni sul filo di interpretazioni lessicali, di certo. Non sfugge, per esempio, che nei dizionari il verbo “sabotare” abbia due significati, uno più diretto, che indica il danneggiamento fisico di qualcosa, l’altro per estensione, di intralcio alla realizzazione di un’opera, e non necessariamente con azioni violente, ma con la forza della protesta e le iniziative civili e politiche. Ed è chiaro il riferimento a questa seconda definizione, nel momento in cui De Luca spiega di ritenere che “l'unanimità di risposta della comunità possa ritardare, ostacolare, sabotare l'opera”.

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