"Snam è l'altra faccia di Tap. Errore andare a Roma a firmare armistizio"

Il sindaco di Melendugno scettico sulla Strategia energetica nazionale annunciata ieri dal governo. E rivolge un invito ai suoi colleghi disposti a discutere di investimenti e compensazioni

MELENDUGNO – Quanto devono essere larghe in una fase molto difficile come quella attuale, per Marco Potì, il sindaco di Melendugno? La domanda mi ronza per la testa mentre percorro la Provinciale – anzi quella che diverrà la Regionale 8, forse, prima o poi -  sotto un cielo variamente grigio, squarciato in lontananza dai lampi che si succedono a ritmo vertiginoso.

L’incontro era programmato, ma la conferenza stampa del premier Gentiloni e dei ministri dell’Ambiente, Galletti, e dello Sviluppo Economico, Galletti, tenuta a Roma qualche ora prima, l’ha reso quanto mai opportuno: gli esponenti del governo, infatti, presentando la Strategia energetica nazionale, hanno fissato al 2025 l’obiettivo carbone zero chiedendo agli enti locali di non mettersi di traverso per ogni infrastruttura deliberata. Il riferimento al gasdotto Tap, che prevede approdo a Melendugno, è chiaro.

È da qui dunque che si parte con una risposta senza sconti: “Non ho avuto modo di leggere il piano nei dettagli, ma per quello che ho compreso nasce già datato. Come sappiamo bene dalle nostre parti, da Torchiarolo in giù, i danni del carbone sono sotto gli occhi di tutti e per questo bisognerebbe accelerare il processo di dismissione, indipendentemente dai gasdotti. La strategia energetica non spetta a me deciderla, ma basta ascoltare William Backer, il consigliere per l’ambiente di Obama, non un Calenda qualsiasi, per rendersi conto che il gas può essere per certi versi anche peggio del carbone dal punto di vista dell’effetto serra. Quelle che io chiamo le soluzioni più avanzate fanno riferimento alle energie rinnovabili che sono tutt’altra cosa”.

Potì, che è al suo secondo mandato, si confronta con la questione Tap sin dall’inizio della sua esperienza da primo cittadino anche se viene richiamato da più parti il possibilismo mostrato dal suo predecessore, lo zio Vittorio, come prova del fatto che l’approdo della pipeline a San Foca non è piovuto dal cielo. Ma ognuno risponde delle sue azioni ed è indiscutibile il fatto che l’attuale sindaco di Melendugno è stato sempre fortemente contrario. Anzi, con il passare del tempo la sensazione è che la sua posizione, invece di ammorbidirsi, si sia consolidata. Nella campagna elettorale della scorsa primavera il vincolo con la comunità si è rinsaldato proprio sulla vertenza Tap e la sua rielezione è stata piuttosto comoda: “Più andiamo avanti nella conoscenza del progetto, più ci pare evidente che ci sono mille ragioni per dire di no: noi certamente saremo lì a vigilare sul rispetto delle prescrizioni e delle procedure, anche se appare chiaro che il governo voglia esautorare gli enti vigilanti delle loro prerogative per aprire una corsia preferenziale”.

Video: Potì e Taurino a confronto

Da Roma giungono segnali molto chiari: il gasdotto s’ha da fare. Le manifestazioni di protesta, che in primavera hanno rallentato e anche di molto le operazioni di espianto degli ulivi dall’area di cantiere di San Basilio, sono state partecipate e tutto sommato non hanno avuto particolari conseguenze dal punto di vista dell’ordine pubblico, ma l’avvio delle operazioni per il microtunnel, che si suppone essere abbastanza ravvicinato, cambierà lo scenario.

Che non ci sia molta voglia da parte del governo di tergiversare lo si è capito infatti con chiarezza a metà luglio quando decine di manifestanti hanno ricevuto la notifica di una sanzione amministrativa – da 2500 a 10mila euro – per aver effettuato dei blocchi stradali, in attesa di eventuali risvolti penali. Ecco che si torna dunque alla domanda che mi ha accompagnato a Melendugno: “Le spalle diventano larghe quanto serve: siamo convinti che sia giusto denunciare l’inutilità e la dannosità di questa opera e continueremo a farlo. E voglio sottolineare che il metanodotto Snam e l’altra faccia di Tap: quest’ultimo non servirebbe senza il primo che a sua volta non avrebbe senso se non si volesse realizzare il secondo. Sul progetto Snam ci sono i pareri negativi di compatibilità paesaggistica da parte di tutti i Comuni interessati dal tracciato, oltre che della Regione Puglia. Qualcuno prova a forzare i tempi ma ci sono ancora iter da concludere”.

Mentre discutiamo, il sindaco mi accenna dell’iniziativa che sta per lanciare sui social insieme ai suoi colleghi del fronte del no: gli Stati generali dell’ambiente e della salute, a Lecce, il 17 novembre. Un modo per compensare l’iniziativa di un gruppo di altri primi cittadini che invece ritiene che a questo punto della procedura, e preso atto della volontà del governo, sia più utile partecipare al tavolo che a Roma sta trattando i cosiddetti investimenti aggiuntivi con Tap e Snam. Una delegazione composta dal presidente della Provincia, Antonio Gabellone e dai sindaci Giuseppe Taurino di Trepuzzi e Mario Accoto di Andrano, si è recata già due volte nella capitale, con grande disappunto di quelle amministrazioni intransigenti che non lasciano spiragli a ipotesi di conciliazione sulla base di compensazioni.

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“Si tratta di una iniziativa partita male e gestita peggio – commenta Potì -: in aprile 94 sindaci su 97 affermavano la incompatibilità e la dannosità del gasdotto Tap chiedendo alle istituzioni un confronto per soluzioni più avanzate. Aver rotto quel fronte, che era basato anche su un vincolo di solidarietà, l’aspetto poi più bello, è stato un errore perché poi ci ritroviamo a dover accettare il male minore come fu fatto con Cerano, come purtroppo vediamo a Taranto. Queste sono scelte sbagliate che solo un territorio unito può correggere: non si deve indietreggiare su Tap per ottenere qualcosa su Cerano che va conquistato lo stesso perché è ormai fuori dal tempo che ci sia ancora una centrale a carbone così inquinante in un territorio già martoriato. Dobbiamo continuare a essere un fronte compatto, a iniziare da Tap, altrimenti significa andare a Roma a firmare un armistizio e ad accettare investimenti che io ritengo non compensazioni ma umiliazioni. Un centro di ricerca sulla decarbonizzazione per me è una presa in giro per salentini, brindisini e tarantini. La stessa classe dirigente che ad aprile si ritrovò in una piazza Sant’Oronzo gremita a dire non al gasdotto e a chiedere uno sviluppo diverso, deve recuperare quello spirito”.

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