Covid-19, a Gallipoli mille mascherine gratuite fatte a mano: si lavora anche di notte

Si chiama Irene Coppola la sarta che ha lavorato a ritmi serrati per produrre un presidio divenuto costoso e pressoché introvabile

GALLIPOLI- Ha trascorso e continua a trascorrere le notti al servizio della comunità, dimostrando concretamente che i comportamenti virtuosi sono decisivi per far fronte all’avversario dell’Italia: Irene Coppola ha messo da parte i suoi abiti da sposa e da cerimonia per dedicare la propria arte e passione per la sartoria alla realizzazione delle mascherine da distribuire soprattutto agli individui più esposti, anziani e persone sole. Per i bambini ci sono anche quelle colorate e personalizzate e, soprattutto, la carica d’affetto sprigionata dalle mani laboriose che le hanno realizzate.

irene-2A Gallipoli, da un paio di giorni, è stata istituita una vera e propria catena di montaggio costituita da un’unica donna che le allieve definiscono “maestra dal cuore d’oro”, e che ha realizzato circa mille mascherine in pelle d’uovo, un tessuto facilmente sterilizzabile a qualunque temperatura, “farvute” specifica Irene Coppola facendo riferimento ai metodi antichi.

La professionalità e la creatività laboriosa della stilista gallipolina Irene Coppola è stata da sempre risaputa e apprezzata. I suoi abiti e le sue creazioni taglia e cuci di alta sartoria sono rinomati. Anche i regnanti del carnevale gallipolino vestono con abiti firmati da lei. Ma ora quel gesto di legame con la comunità ne sta esaltando le doti umane e solidali che straripano timidamente dalle sue parole affannose, ma cariche di tanto voglia di mettersi al servizio degli altri nella lotta comune contro lo spettro sinuoso del Covid-19 che attanaglia ormai tutti noi.

Così, tappata nel suo laboratorio di via Castriota, tra un caffè e una doccia alle tre di notte, mentre il resto dei leccesi dormiva, e con solo poche ore di sonno sul groppone, Irene tra stoffe, macchina da cucire che viaggia a mille all’ora, dalle 11 di martedì a oggi continua a sfornare le mascherine protettive. Non c’è molto tempo per parlare e descrivere il tutto. Non vuole alcun tipo di pubblicità o visibilità da eroina, ma il suo cuore immenso e la sua grinta hanno commosso l’intera comunità e meritano l’apprezzamento che viene umanamente tributato. A lei sono pronti a rinvolgersi anche i farmacisti che sono rimasti per ora sprovvisti degli ausili protettivi sempre più richiesti.

“Questa mattina ho finito la quarta sfornata di mascherine e da martedì scorso, da quando mi è venuta l’idea di come potermi rendere utile in un momento così drammatico per la vita sociale di tutta la nostra comunità, ne avrò prodotte oltre mille” racconta Irene, “sono stanca, ma soprattutto molto soddisfatta, mi bastano solo poche ore di sonno e per il resto sono pronta alla mia missione possibile che faccio con immenso piacere mettendo a disposizione quella che è la mia arma migliore: il mio lavoro che amo e che è al servizio di tutti perché tutti insieme ne usciremo e batteremo il Coronavirus. E tutto andrà bene” dice ancora la stilista gallipolina.- “Ora sono alle prese con le consegne. Questa notte una doccia, un bel bicchiere di latte e caffè e poi un’altra sformata di mascherine pronte per essere regalate che sono fatte di un materiale in cotone molto resistente, la pelle d’uovo, sterilizzabile a qualsiasi temperatura. Una volta ritirata la mascherina si può far bollire e, facendo questa operazione ogni sera, la si può riutilizzare”.

mascheri-2

“Coronavirus non ti temiamo” ha scritto Irene nelle didascalie che accompagnano ogni suo post che racconta il suo alto senso civico e spirito unitario alla Nazione: l’esempio perfetto di quello augurato nelle parole del Ministro della salute, Roberto Speranza.

“Non sarò io a farti risalire, ma almeno ci provo”, è stato il mantra della maestra e donna dal cuore d’oro che in diversi comuni, come anche quello di Lequile, ha ispirato altri artigiani a unirsi con lei nella contribuzione di un’Italia che, siamo tutti fiduciosi, ce la farà ancora una volta.

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E per far fronte all’inevitabile aumento delle richieste la sarta dalle mani d’oro ha chiesto ora solo un po’ di collaborazione: chi vuole ordinare le mascherine può portare il tessuto e gli elastici, al resto, ci pensa lei.

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