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Vigilia di Natale, da Lecce a Galatina: "Andrò a trovare mio nonno a piedi, usando tutte le precauzioni"

Carlo Viva, 33enne di Lecce, nella lettera inviata alla redazione LeccePrima.it, spiega le motivazioni che non gli impediranno, anche quest'anno, di andare a fare gli auguri al proprio caro. "Se sarò impedito, sarà intervenuto solo lo Stato".

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Carlo Viva, 33enne di Lecce che, in barba alle disposizioni stabilite dal nuovo dpcm e nel rispetto di una delle festività religiose più importanti dell’anno e degli italiani, raggiungerà, con le proprie gambe, l’amato nonno che vive a Galatina.

"Gentilissimo direttore,

mi chiamo Carlo Viva, ho 32 anni, sono fieramente di Lecce, orgogliosamente italiano e giovedì 24 dicembre partirò a piedi da casa mia (con mascherina d’ordinanza) per andare a trovare mio nonno, che abita nel non vicinissimo comune di Galatina e con il quale, per tradizione, trascorro il Natale da quando sono nato.

La vita - quella vera - è il risultato di sintesi di molteplici elementi, molti dei quali banali, altri modestamente rilevanti, altri importanti ed altri ancora inviolabili (che dunque, come tali, non possono essere manipolati e messi in discussione da nessuno, neppure dal Governo). Ebbene, il Natale, - quello italiano, quello vero - appartiene a quest’ultima categoria. E non si baratta. Con niente.

II Natale è amore, condivisione, tradizione (che bella parola!), amicizia, ciclica occasione di riunioni familiari con parenti lontani, religione, calore, cucina, canti popolari, identità, folklore, allegria, felicità e tanto altro ancora. È uno dei tratti essenziali del nostro meraviglioso Paese, da Nord a Sud, da Aosta a Palermo.

Ogni casa italiana, da sempre, ne è singolo ed inespugnabile baluardo, immortale custode di straordinari valori propri di un meraviglioso mondo antico. E il giorno più atteso dell’intero anno, da tutte le fasce di età, soprattutto dai più fragili ed indifesi: dai bambini più piccoli, dagli anziani, dalle persone solitamente sole che magari aspettano con trepidazione, per 365 giorni, quell’unica occasione per la visita di un parente lontano.

E un qualcosa di inestimabile, che va quindi ad ogni costo difeso. Sempre. Ed oggi più che mai. Perché rappresenta tantissimo di quella che e la più intima natura nostra e de! nostro popolo e che nessuno - nessuno! - , nemmeno ii Governo - e tanto meno il Gigino nazionale (Ministro degli Esteri pur privo di qualsivoglia competenza curriculare) dell’assurdo “noi permettiamo” - può osare sfiorare.

Certamente, anche il più tonto converrebbe, giustamente, che pure - anzi, soprattutto - in giorni come questi cautela e prevenzione debbano essere messe al primo posto, nel precipuo interesse dei nostri cari più indifesi.

Ma ha seriamente dell’assurdo che si faccia finta di dimenticare - o comunque troppo poco spesso si ricordi - che quello stesso Governo che (a tutti i livelli) tratta i propri cittadini come stupidi pericolosi untori e Ii destina costantemente di indicazioni e prescrizioni contraddittorie, e lo stesso Governo che qualche anno fa ha redatto ii nostro piano pandemico copiando ed incollando bellamente quanto c’era scritto in quello precedente (e vedendo giustamente promosso l’autore di un simile capolavoro scientifico); e lo stesso che incoraggiava i cittadini, i primi tempi della pandemia, a fare aperitivi (con annessi tristissimi selfie della relativa attività promozionale); che blatera dell’approssimarsi di attese piogge di danari (come dimenticare il famigerato “helicopter money”), ma che intanto contribuisce solo a rendere più lunghe le file dei poveri alle mense della carità; che non riesce ad aprire ii luogo più importante di tutto ii Paese - le scuole -, giocandosi cosi, in un punto di non ritorno, uno dei propri beni più preziosi: la crescita dei propri ragazzi e dunque ii proprio futuro; che compra ridicoli banchi con le rotelle, facendoseli consegnare oltretutto a scuole chiuse; che ripetutamente apre (con l’imposizione di regole oggettivamente tragicomiche) e poi subito chiude bar, ristoranti, negozi ed imprese commerciali di ogni tipo alla velocita di una porta girevole, provando così, una volta di più, la propria incompetenza e di non conoscere ii significato della parola “programmazione”, che e alla base di ogni attività professionale; che ha un Ministro della Salute che dimostra di aver cosi fermo ii polso della situazione dal punto di vista sanitario, da aver avuto ii tempo di scrivere e pubblicare, qualche mese addietro, un’imperdibile opera dal titolo “Perché guariremo” salvo poi decidere goffamente di ritirarla dalla vendita ii primo giorno di distribuzione; che apprezza così tanto ii personale medico tutto, da non riuscire a coprire, dopo quasi un anno, la richiesta delle varie attrezzature loro indispensabili costringendo costoro, ancora oggi, a dover ricorrere all’utilizzo di buste della spazzatura pur di proteggersi; che Ii ama così tanto da dare loro gli stipendi fra i più bassi d’Europa e da aver approvato solo dopo battaglie lunghe anni le direttive europee in materia di diritto alla remunerazione degli specializzandi e di diritto al riposo; che considera così prezioso ii servizio sanitario nazionale da smontarlo un pezzo dopo l’altro perché  diventi cimelio da museo, fino a che, vi e ragione di credere, soprattutto al Sud, a furia di procedere ad una chiusura dopo l’altra, gli ospedali pubblici diverranno veri e propri siti archeologici.

Che utilizza ii dolore per i poveri morti, ogni giorno pianti da un’intera Nazione, come vergognosa bandiera per nascondere il costante insuccesso del proprio operato e scaricare, sempre e costantemente, colpe e ricadute negative sulla popolazione.

Ora, dopo un così triste elenco (che potrebbe continuare), io dovrei dire a mio nonno, che non so obiettivamente se rivedrò o meno l’anno prossimo e nonostante il suo consenso ad incontrarci, che questo manipolo di illuminati riterrebbe che impedirmi di vederlo per quel giorno - pur rispettando tutte le giuste regole che ogni di (anche in contesti più complicati) diligentemente mettiamo in atto nei ben più affollati luoghi di lavoro, bus, supermercati e quant’altro - sarà decisivo per la scomparsa della pandemia. Credere ad una cosa del genere e da pazzi. Barattare il Natale per queste assurdità e da veri e propri idioti.

Prima che io venga giudicato negativamente, tengo a precisare che mio padre (un vero mito) è un medico; alcuni miei parenti in passato hanno contratto il Covid; ho personalmente organizzato e contribuito a varie raccolte di solidarietà (anche per l’acquisto dei famosi tamponi ospedalieri che l’efficiente autorità pubblica all’epoca non riusciva a reperire nella giusta quantiàa); ho rinunziato a diversi emolumenti per devolverli in beneficienza; da anni cerco di dare ii mio piccolo contributo nel mondo del volontariato; sempre per ragioni di volontariato sono stato in Africa e a L’Aquila all’indomani del terremoto.

Mi trovo costretto a precisare ciò per evitare, in radice, che qualche fruitore della lingua italiana alle prime armi possa sbrigativamente (e stupidamente) darmi del “negazionista” o ritenermi un soggetto che non abbia a cuore le sorti nazionali. Non di certo perché io ritenga di aver fatto qualcosa di realmente straordinario o, tanto meno, di più o di diverso da quello che fortunatamente hanno fatto milioni di miei concittadini.

La salute è un bene preziosissimo, ma la vita - nella sua accezione più piena - è un bene altrettanto unico. La vita - sempre quella vera, non il semplice ripetersi meccanico di battiti cardiaci- è fatta di momenti che non possono più tornare, di emozioni, di perenni ed infinite sfide con noi stessi per la costante ricerca di definire la nostra persona, di passioni e di idee, di domande che abbiamo il dovere di porci e di scelte a cui non possiamo sottrarci, a meno di non poter finire ad essere dei mediocri. Di mettere in discussione un ordine se esso non risponde al criterio di ragionevolezza, tenendo ben a mente quanto proprio il Natale ci aiuta a ricordare ed ossia che non sempre le leggi sono giuste (non era tale di certo quella di Erode di uccidere tutti i neonati pur di assassinare anche Gesù) e che neppure lo e sempre la loro applicazione da parte del Sistema giudiziario (come dimenticare ii processo celebratosi innanzi a Ponzio Pilato, all’esito del quale il ladrone Barabba fu preferito a Gesù e quest’ultimo condannato a morte).

E' l’esatto opposto di uno schermo o di un social (che io non ho), ove si staglia impietoso il più profondo nichilismo dell’utente, i più bassi ed inconsci sensi della propria scarsa autostima per una vita reale che non si vuole sino in fondo e che si vorrebbe sostituita dalle clamorose balle che, sotto le più diverse mentite spoglie, vengono raccontate, sintomo soltanto (per un osservatore attento) di un continuo desiderio di essere approvati da un numero indefinito di molteplici sconosciuti e luogo dove ci si vanta pigramente di combattere (“armati” di mouse e tastiera) paventate battaglie per le proprie idee. Bene, io ho preso la mia decisione. Anche quest’anno, come ogni anno, andrò a salutare mio nonno.

L’unica differenza è che, questa volta, percorrerò i circa venti chilometri che ci separano a piedi. E con la mascherina, ovviamente. Se è vero che non possiamo prevedere gli esiti dei nostri comportamenti, restiamo pur sempre padroni delle nostre azioni. Per questo, io partirò per andare a trovarlo.

E se non riuscirò ad arrivare a destinazione, ciò sarà accaduto solamente perché lo Stato mi avrà fermato poiché avrà ritenuto decisivo, per combattere un’epidemia mondiale, impedire al proprio nipote di incontrare, in totale sicurezza e non si sa se per l’ultima volta, il proprio nonno la Vigilia di Natale.

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