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Domenica, 25 Febbraio 2024
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Il macchinario Pet cambia volto e diventa un’opera artistica di "umanizzazione pittorica"

Un modo in più per accrescere la speranza di chi si affida alle cure ospedaliere del "Fazzi". La donazione è stata voluta dall’associazione Cuore e mani aperte Odv e da Links management and technology Spa

LECCE - Si è tenuta oggi, lunedì 12 febbraio, la cerimonia di consegna dell’umanizzazione pittorica della sala e del macchinario Pet della Medicina nucleare del polo oncologico di Lecce. La donazione è stata fortemente voluta dall’associazione Cuore e mani aperte Odv, presieduta dal cappellano del presidio ospedaliero “Vito Fazzi” di Lecce, don Gianni Mattia, e da Links management and technology Spa.

Alla cerimonia erano presenti il direttore generale di Asl Lecce, Stefano Rossi, il direttore sanitario del Fazzi, Osvaldo Maiorano, la direttrice amministrativa del presidio, Sonia Cioffi, ed il responsabile della Medicina nucleare Angelo Mita. Insieme a loro, monsignor Michele Seccia, don Gianni Mattia e Giancarlo Negro, Ceo di Links management and technology.

Il macchinario, prima e dopo

“È innegabile che oggi la malattia ha necessità, nella sua cura, di trovare un equilibrio nella nostra vita, routine che ci consentano di vivere nel miglior modo possibile per non perdere la speranza - dice don Gianni -. L’umanizzazione pittorica serve esattamente a questo: far nascere ali forti per poter volare e sentire la libertà del vivere il futuro. Tra poco più di un mese arriverà la primavera e con essa si sveglieranno i sogni dei bambini che, come germogli, mostreranno la bellezza del proprio essere e diventeranno fiori di campo dai colori più lucenti. E rinasceranno mille altri giorni, mille altre stagioni e sarà meraviglioso guardarli crescere”. 

“Con mia grande soddisfazione domani sarà inaugurata nell’Uoc di Medicina nucleare, da me diretta, un’opera artistica di 'umanizzazione pittorica' - dice il dottor Angelo Mita -.  Ho subito abbracciato questo progetto per cui ringrazio don Gianni, perché convinto che accogliere il paziente, sia con la gentilezza ed empatia del personale, sia con un ambiente umanizzato influisca sulla psiche e sul soma, soprattutto nei momenti di maggiore fragilità psico-fisica che la malattia provoca”. 

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