Martedì, 27 Luglio 2021
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Malore per turista nel Salento: “Ringrazio il personale sanitario del Vito Fazzi”

Il signor Natalino, originario della Lombardia, ha dovuto ricorrere alle cure di medici e infermieri del Pronto soccorso. In una lettera inviata alla redazione esprime gratitudine per la professionalità e la gentilezza di chi lo ha assistito

LECCE- Riceviamo e pubblichiamo la lettera di ringraziamento al personale sanitario del Pronto soccorso e del reparto di Emodialisi dell’ospedale V. Fazzi di Lecce inviata alla redazione dal signor Natalino. Lombardo, in vacanza nel Salento, a causa di un improvviso malore ha dovuto fare ricorso alle cure dei medici e degli infermieri da lui descritti “molto professionali, meticolosi e scrupolosi. Gentili e premurosi”.

Nella lettera esprime un augurio ai sanitari e operatori di ogni ruolo che ha incontrato a Lecce e che “si adoperano con dovizia, scrupolosità, amore per la loro missione, affinché vengano tutelati per tutto il bene che svolgono quotidianamente”.

Di seguito, riportiamo la lettera del signor Natalino.

“La mattina del 20 luglio trovandomi in vacanza in Salento e precisamente a Lecce presso la mia abitazione, ad un certo momento ho percepito un improvviso malore con sintomatologia simil cardiaca…. ovviamente il primo pensiero è stato, passerà, per un cardiopatico ci stà avere qualche battito fuori posto, ma invece la situazione non migliorava, quindi i miei familiari hanno pensato che forse sarebbe stato il caso di andare all'ospedale Vito Fazzi per sicurezza. Ho manifestato subito delle perplessità essendo abituato alla "sanità lombarda", ma comunque vista la situazione ho aderito alle loro richieste…. Appena giunto al punto Triage ho rappresentato la problematica e che da un paio di giorni avevo febbre per un raffreddore… e, di questi tempi sarebbe potuto significare anche altro, quindi l'operatore dopo aver recepito quanto comunicatogli e dopo la registrazione del mio ingresso mi ha comunicato di dovermi accomodare nella zona dedicata ai probabili pazienti Covid-19…. Ivi vengo subito accolto da un'infermiera gentile, e protetta da dispositivi atti ad evitare contagi che, con garbato sorriso mi ha comunicato ciò che mi avrebbe dovuto praticare e che veniva eseguito subito, un elettrocardiogramma, gli enzimi cardiaci e una gas analisi, nonché i tamponi di rito test molecolare e sierologico, non ricordo il nome però il suo essere umana, era già molto, emanava serenità, poi mi ha lasciato raccomandandomi che se avessi avuto necessità avrei potuto chiamare allo sportello adiacente, gli esami sarebbero stati pronti dopo un paio d'ore. Infatti, dopo pressappoco quel tempo, la signora è riapparsa con un sorriso molto inteso e mi comunicava che non ero positivo al Covid-19, per me già un primo traguardo…. Lo davo per scontato dopo due anni di vita in città a Milano ad alto rischio sarebbe stata una beffa contagiarsi in Puglia dove il distanziamento è semplice da mettere in pratica. A questo punto vengo reintrodotto insieme a tutti gli altri pazienti nella sala d'attesa del pronto soccorso, l'attesa è stata lunga anche per la presenza di gran numeri di pazienti e codici rossi che arrivavano ad oltranza. Persone intorno con familiari o semplici accompagnatori in attesa di notizie…. Tutti i pazienti e loro accompagnatori erano composti insieme a me ad attendere il proprio turno o la notizia di un familiare già in terapia.

Unico neo di questo ambiente l'impossibilità di mettere sotto carica un cellulare necessario per le comunicazioni con i parenti all'esterno. Ben poca cosa questa, ma per chi è paziente è fondamentale. Poi nel tardo pomeriggio non essendomi ancora incontrato con un medico ho rappresentato allo sportello se ci fosse qualche novità per me e l'operatore con estrema cortesia mi riferiva che mi avrebbe fatto sapere a breve, infatti dopo circa 15 minuti venivo chiamato per la visita dal dottore in una saletta interna al PS. Un dottore non più giovanissimo alle prese con la redazione di innumerevoli verbali e altro che, con dedizione e professionalità mi chiedeva l'anamnesi e mi comunicava il primo esito degli accertamenti, poi mi inviava con una simpaticissima OS a fare i raggi al torace. Con questa operatrice sanitaria siamo andati a fare i raggi e poi mi riconduceva nel corridoio del PS e mi metteva seduto su una sedia a rotelle dicendomi che avrei dovuto attendere nuove indicazioni.

Nel mentre ero in attesa nel corridoio ho vissuto per un attimo la vita di trincea a cui sono esposti di sanitari di ogni ruolo, tutti lì per una giusta causa, tutti protetti per via dell'emergenza Covid-19, ma che con gli occhi, manifestavano sì la stanchezza dei turni impegnativi e massacranti, ma soprattutto la loro serenità d'animo nei confronti dei pazienti, con attimi anche di tenerezza per quelli più anziani o accortezze per quelli più giù di morale o doloranti. Una sincronia di rapporti professionali tra loro bella a vedersi, non avrei mai immaginato di trovare, nonostante ciò che comunque continuava ad arrivare la loro squisitezza di rapporti e organizzazione, nonostante moltissimi erano forse nuovi, poiché giovanissimi.

Dottori presenti e molto meticolosi e professionali che con maestria riuscivano a trattare egregiamente e con tanto scrupolo altri pazienti che stavano male come me.

Una pecca, penso del reparto di emodialisi, da quello che ho potuto percepire una paziente che era con me e doveva solo fare una trasfusione periodica, quindicinale, ha dovuto attendere tutto il dì in una situazione di PS, quando invece avrebbe potuto essere accolta dal reparto, essendo routinaria della terapia.

Finalmente dopo le 17:30 un'infermiera mi è venuta a fare un ulteriore prelievo per verificare nuovamente dei valori ed escludere la possibilità di infarto…. Tenerissima, mi ha chiesto: le dovrei fare un prelievo, posso farglielo a questo braccio? l'ho informata che essendo stato donatore, quello era un braccio dove c'era una certa difficoltà ad individuare la vena, però le ho detto provi senza problemi…. non riuscendoci ha esclamato: mi dispiace farla soffrire, ma devo cercarne un'altra, posso prelevare dal dorso della mano? Le dispiace? ho risposto che mi faceva senso, ma se proprio fosse stato necessario di fare pure. Allora ha desistito e ha scelto il polso, qui è andata sicura ed ha fatto il prelievo… Prima di lasciarmi si è scusata se mi aveva fatto un po’ soffrire, le ho risposto che non doveva scusarsi era stata bravissima e gentile.

Dopo 10 ore di osservazione e ripetuti esami rx Ecg e marcatori, vengo convocato dal dottor Manfreda, una persona dal cuore immenso, contraddistinto dall'amore e passione per la sua professione e l'accuratezza del suo agire nei riguardi di me paziente e gli altri pazienti nonché della sua équipe…A dire il vero sembravano un unico team…. ma il lavoro a cui sono sottoposti questi uomini e donne mi pare eccessivo e stressante, saranno forse in pochi??? Queste persone vanno protette maggiormente, ho avuto la sensazione che siano soprannaturali per quanto devono affrontare in un così breve lasso di tempo, anche emotivamente oltre che fisicamente, ma hanno tempra a dismisura.

Tutto è andato bene per quanto mi riguarda a parte qualche indicazione e consiglio terapeutico. Ma ho voluto fermare nella mente e nel cuore una sorta di memoria che possa in qualche modo andare a gratificare queste persone con l'augurio enorme che si può fare a tutti quei sanitari ed operatori di ogni ruolo, che come quelli che ho incontrato si adoperano con dovizia, scrupolosità, amore per la loro missione, affinché vengano tutelati per tutto il bene che svolgono quotidianamente.

Ovviamente ho avuto modo di ricredermi sull'efficienza di un PS del sud ed in particolare di quello di Lecce del quale avevo sempre sentito parlare dai locali con scetticismo e critica a volte negativa.

Grazie Natalino"

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