"Uniti si vive meglio", il messaggio di Millo per il progetto 167/B Street

Il murale realizzato dallo street artist di origine mesagnese e di fama internazionale ricorda che "non siamo singole entità"

Foto di Sergio Manzone

LECCE- “Le posso offrire qualcosa, vuole un caffè?”: è la signora del quarto piano di un palazzo di via Ragusa che aprendo la finestra della cucina si rivolge a Millo, lo street artist che ha proiettato la sua visione del mondo nella zona 167 di Lecce, contribuendo al progetto 167/B Street lanciato più di dieci anni fa da Ania Kitlas e Chekos’art, artisti presenti anche all'estero con i loro interventi di arte urbana.

Millo (diminutivo di Camillo, secondo nome di Francesco Giorgino), classe 1979, ha trascorso 56 ore spalmate in sette giorni su un cestello a 25 metri di altezza, tra uccellini che gli cinguettavano intorno, più di 60 litri di vernice nera (e bianca), don Gerry (don Gerardo) della parrocchia di San Giovanni Battista che dalla strada gli chiedeva se andasse tutto bene, e i passanti curiosi che si fermavano ad ammirare “la persona di Mesagne che è andata a fare due passi in giro per il mondo”.

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Si definisce così, Millo, che prima di lasciare una traccia di sé a Lecce, ha impressionato i cittadini in Messico, Polinesia, Marocco, Nuova Zelanda, Tailandia, India, Stati Uniti e Cina, dove ha dipinto il suo murale più alto, a Shanghai: 50 metri.

“Integrazione. Il muro era diviso in due e ho pensato che dovevo unirlo, così ho cercato di trasmettere il mio messaggio: siamo persone che in qualche modo siamo legate da un sottile filo rosso - ci dice Millo - persone che lavorano, che vivono nello stesso posto. E’ meglio farlo insieme che essere delle entità singole”.

E Millo lo sa bene da quando ha conosciuto la sua compagna di vita, Eleonora, che lo segue dappertutto e lo aiuta ad esprimere al meglio ciò che lui ha dentro, come se fosse il suo Alter Ego. “Wish, il nome che ho dato al murale, può essere interpretato in tanti modi: per esempio il prete può pensare a Dio o a un angelo, qualcuno può vederci una persona che non c’è più, o le proprie radici. Un posto che ti manca – prosegue Millo - Può essere interpretato a seconda dell’osservatore, anche il bambino e l’anziano”.

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Lo street artist Millo ha conosciuto Ania Kitlas e Chekos’art una decina di fa, quando la prima, di origine polacca, venuta a Lecce per fare l’Erasmus, aveva incontrato il secondo, oggi suo marito: tutti e tre con la stessa passione per l’arte che li ha portati a rivedersi nell’estate 2019, durante l’inaugurazione di una mostra nella Città Barocca. In questa occasione Millo è stato invitato dai suoi amici a contribuire alla riqualificazione del quartiere popolare che sta pian piano rinnovando i suoi colori, grazie ad artisti di caratura internazionale: in primis, Dimitris Taxis, Sabotaje Al Montaje, Julieta Xlf, Artez, Mantrarea, in collaborazione con il partner ufficiale “Caparol”.

Lì dove altre città tendono ad annerire ciò che di grigio già c’è, il progetto 167/B Street, attraverso numerose iniziative promosse dal laboratorio d’arte urbana, si sta riappropriando legalmente dei luoghi invisibili con una nuova forma d’arte, un vero e proprio museo a cielo aperto. “Ania e Checkos cercano di creare integrazione nel quartiere. Tutto è sostenuto dalla Chiesa perché è l’unica istituzione che sta sul territorio e che riesce a fare qualcosa", commenta Francesco Camillo Giorgino.

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“Mi hanno presentato il parroco, don Gerry, e la mega parrocchia di San Giovanni Battista: tutti lavorano per creare attività per i bambini e per l’inclusione sociale con lo scopo di migliorarne la percezione estetica, ma soprattutto di implementare i rapporti umani tra gli abitanti” ci dice mentre racconta di come le perpetue della chiesa per sette giorni gli hanno preparato con amore il pranzo.

“Io ed Eleonora ci alzavamo la mattina e trovavamo il biglietto con il menu del giorno e sotto due quadratini con scritto Sì e No da crociare” ci racconta Francesco mentre sorride pensando alla pasta con le cozze che hanno gustato e alle orecchiette fatte in casa che le signore gli hanno preparato. “Le stesse che hanno mandato per Natale al Papa: hanno una mega foto affissa al muro del giorno della partenza per Roma”.

Millo ed Eleonora sono stati ospitati nell’appartamento dei seminaristi della chiesa di San Giovanni Battista. Ogni mattina la sveglia era alle sette, colazione e via sul cestello fino alle 18 del pomeriggio grazie anche a una torcia che illuminava il muro.

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“Quando giri il mondo, si aprono nuovi orizzonti: ho capito tante cose, di come funziona il posto dove sei cresciuto e dove vivi perché puoi fare dei paragoni. E capisci che non c’è un solo modo di fare qualcosa. O ti accorgi che tutti lo fanno allo stesso modo”. E, dunque, sulla scia degli insegnamenti della vita, l’ex architetto che per vent’anni ha vissuto tra Mesagne e Pescara, e che poi ha iniziato a girare il mondo per lavoro, ha cercato di trasmettere l’universalità dei principi e dei valori che rendono tale l’uomo, a cominciare dalle relazioni sociali, attraverso i due personaggi di ogni dipinto ispirati a se stesso e alla sua compagna Eleonora, “in cui ognuno di noi, in ogni parte del mondo, può ritrovarsi”.

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