“Muri a secco”, il romanzo di Giovanni Urbano

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Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccePrima

LEVERANO - “Il pregiudizio fa di noi porzioni di terra fertile, ma limitata da muri a secco che precludono il respiro ampio che serve a prendere il volo”. “Muri a secco” è una storia di poveri, di invisibili, in una società costruita su chi ‘ha’ e, per questo, dispone. Storia di ultimi che, pur provando a sostenersi vicendevolmente, ‘galleggiano’ nella quotidianità, vinti e obbligatoriamente passivi, trascinati dagli eventi, entro cui barcamenarsi, senza grandi possibilità di scelta.

C’è tanto Salento nel romanzo! Un po’ della sua storia, molto della bellezza e delle tradizioni ma tanto anche di oscurantismi, all’epoca non ancora superati. L’autore Giovanni (Ninì) Urbano è nato a Salice Salentino il 3 dicembre 1948 da una famiglia di braccianti e lì è cresciuto insieme a due sorelle e due fratelli. 

Ha partecipato attivamente alla pubblicazione di libri su tradizioni e cultura popolare. Appassionato di teatro ha scritto e diretto varie commedie messe in scena con successo.  Ha pubblicato con ‘Congedo Editore- Galatina ‘C’erano l’arcobaleno e un vecchio frantoio abbandonato’ nel 2018, che ha voluto presentare personalmente e per la prima volta nel suo paese natale.

Breve sinossi: Paola, 19 anni, nel 1939 vive a Lecce, a servizio di una famiglia nobile, con lei Emma, compaesana e amica. Invaghitasi di un giovane militare, ne rimane incinta in circostanze particolari. Scacciata, si stabilisce presso una conoscente e lì, tra lavori domestici e cure per la gravidanza, con l’aiuto di un anziano mendicante vicino di casa, matura la propria situazione: giovane nubile e con figlio (anzi, figlia: è convinta che sarà così!).  Deve allontanare la passione per lei di un maestro ebreo vittima delle leggi razziali e si concentra sulla propria famiglia d’origine, con madre e tre fratelli all’oscuro della sua realtà. 

Trova il coraggio di tornare in paese per un chiarimento con loro. Lascusa è il suo impegno ferreo con il fidanzato di sposarsi al suo ritorno dalla guerra. Durante il viaggio, però, un incontro fortuito cambia la situazione: le viene regalata una fede nuziale (da una dolce e sofferente signora ch’ella non dimenticherà mai!), appartenuta ad una giovane donna scomparsa, ed allora si può cambiare (per tutti, tranne per mamma) anche le scuse si modificano per salvare le apparenze e la famiglia dai pettegolezzi e dalla pesantezza delle ‘voci’. In pace con sé stessa e nata la figlia Vita, Paola può prepararsi ad affrontare il futuro. Si trasferisce in provincia dove ha speranza di re-incontrare Uccio, un altro militare, che però non tornerà dalla guerra. Torna invece il fratello di lui, Antonio, soldato e partigiano, che si appassiona a Vita e a Paola. Si sposano e il loro rapporto coniugale/famigliare, cresce tra alti e bassi, condizionato dalla presenza di quella figlia 'spuria'. Ne deriva un’intesa famigliare offuscata dal pregiudizio che lascia nei cuori qualcosa di mai completamente chiarito, probabilmente senza alcuna vera ragione.

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