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L'ospedale di Lecce dove la donna ha partorito.

L'ospedale di Lecce dove la donna ha partorito.

L’odissea e l’amore di Ambra. Torna a Lecce per partorire e riprendersi il terzo figlio

Tra Napoli e il Salento la storia di una 30enne macedone aiutata dalla Caritas e dalle associazioni campane. Ritrovata su una panchina, torna a “rinascere”

LECCE – Dall’antro oscuro di un’infanzia violata da un padre orco e dagli affanni esistenziali dei suoi tumultuosi trent’anni di vita al sorriso per la nascita del suo quarto figlioletto e al ricongiungimento con il terzogenito affidato alle cure di alcune religiose salentine. Viaggia sull’asse tra Lecce e Napoli la storia a lieto fine di Ambra (nome di fantasia per tutelare la protagonista della storia) una giovane 30enne macedone sorretta dall’aiuto di alcune associazioni di volontariato partenopee e leccesi grazie alle quali ha avuto il coraggio di riprendere in mano le redini della sua vita e riappropriarsi del suo ruolo di donna e madre amorevole.

Una storia toccante e complessa quella di Ambra, volto angelico dell’est, turbato da una vita al limite vissuta ormai da oltre vent’anni fuori e lontano dalla Macedonia in barba a quel “padre-orco” da lei così definito che all’età di appena 10 anni le avrà pur potuto togliere l’innocenza e la spensieratezza, ma non la voglia di vivere e di amare. Quella proprio no. Una storia che lega il suo epilogo finale nella terra d’accoglienza del Salento, dove Ambra è tornata. Una terra e una città, Lecce, che la giovane macedone conosce bene e nella quale si era rifugiata alcuni anni or sono dopo aver abbandonato la sua casa natìa per trasferirsi prima in Germania e poi nel capoluogo salentino accolta dalle braccia caricatevoli di una casa famiglia e dall’opera di don Attilio Mesagne.                      

E’ tornata a Lecce la giovane Ambra, con l’aiuto di associazioni, volontari e della Caritas, dove nel mese di luglio ha deciso di rialzare la china e combattere per la sua nuova vita. Non solo per la sua, ma anche per quella che portava pulsante in grembo. Presso il reparto di Ostetricia e ginecologia del Vito Fazzi ha messo al mondo il suo quarto figlio. Ma non solo. La ritrovata gioia e speranza si è alimentata anche dalla decisione di riprendere con se anche il terzo figlio lasciato in affidamento presso le suore leccesi e che il Tribunale di minori stava per dichiarare ormai adottabile. Avrebbe potuto lasciarsi avvolgere dalla rassegnazione e dallo sconforto che l’avevano avvolta sulla panchina di Napoli dove è stata ritrovata e accudita dai volontari della Caritas locale, Ambra. Scegliendo la via più dolorosa, ma in quel momento quasi ineluttabile: abortire e interrompere quella quarta gravidanza e lasciare che anche l’altro figlioletto, di appena due anni, trovasse dimora e conforto tra le braccia di un'altra famiglia. Ha deciso invece di riprendersi in mano, la sua vita e i suoi figli, Ambra. Lei e suoi ultimi due pargoli vivono da ieri, insieme, in una casa protetta nel tarantino. E la speranza è ora che il ricongiungimento possa presto coinvolgere anche i suoi primi due figli (attualmente di 8 e 10 anni), avuti con l’ex marito somalo, che glieli ha presto portati via e che ora vivono in Kenya sotto la tutela della nonna paterna, mentre lui lavora in Inghilterra.

L’Odissea partita vent’anni fa  

Una moderna odissea quella vissuta dalla 30enne macedone alla ricerca della pace e della dignità e di un posto che si può chiamare casa. Anche perché quella vera, abitata ancora dal padre violento, è ritenuta ancora troppo pericolosa per lei. Il suo status di “straniera con protezione sussidiaria” attesta che al momento non può ritornarci. Tant’è: l’ha lasciata ormai venti anni fa, fuggendo prima in Germania e poi a Lecce, accolta da un orfanotrofio. Ormai cresciuta e perso il lavoro, però, Ambra, due anni fa ha dovuto affidare ai suoi benefattori anche il suo terzogenito, ancora in fasce. Mentre i suoi primi due figli, come detto, attualmente di 8 e 10 anni, ora vivono in Kenya sotto la tutela della nonna paterna, mentre l’ex marito, di origini somale, lavora in Inghilterra.

A Napoli in cerca di fortuna. Recuperata su una panchina

Lei, Ambra, a ventott’anni suonati, e forzatamente ormai senza prole al seguito, il  lavoro, due anni fa, è andata a cercarlo in quel di Napoli. Ricerca vana e perigliosa, e in ultimo è finita raminga sopra una panchina, con un borsone, un beauty e un pancione gonfio di speranza e paura. E con un dubbio atroce: vita nascente o vagito da soffocare? La svolta è arrivata lo scorso giugno. Su una panchina nei pressi della piscina del Circolo Canottieri di Napoli. Due volontarie della Caritas la “raccolgono” e si prodigano al fine di trovarle una sistemazione adeguata al suo stato interessato. L’aiuto arriva anche grazie all’opera dei Lions Club Miglio d’Oro e dell’associazione per la tutela della famiglia Casa di Rosanna, entrambe operative alle falde del Vesuvio che, grazie all’intercessione di don Antonio Vitiello, le trovano un alloggio temporaneo presso la Casa Crescenzio, nel Rione Sanità. Qui l’equipe di Casa di Rosanna la convince non solo a portare a termine la gravidanza, ma anche a presentarsi davanti al giudice dei minori di Lecce per discutere del futuro del terzogenito, il figlio ormai di 2 anni, affidato alle suore salentine. Il bimbo potrebbe entrare nella fascia adottabile, ma i giudici optano per il ricongiungimento con la madre. Così mentre Ambra, in quello che lei chiama “l’ospedale nuovo di Lecce” da alla luce il quarto figlio, c’è già pronto un fratellino con cui giocare, in attesa, chissà, degli altri due per ora ancora lontani in Africa.

La “rinascita” nella Giornata Internazionale della Carità

Ambra e i suoi piccoli, dal 5 settembre, giornata internazionale della carità in cui si celebra il ricordo di Madre Teresa di Calcutta, patrona del volontariato, vivono ora insieme in una casa protetta. Non solo, la giovane macedone si sottoporrà ad un percorso psico-riabilitativo. Raggiunta telefonicamente con l’intercessione dei volontari e di Michele Di Matteo si sforza, laconicamente, di ripetere: “Sto maturando, mi comporto bene, penso al mio futuro e ai miei figli  e ringrazio tutti coloro che mi hanno dato una seconda possibilità per rinascere”. Da Antonio Piccolo, vicepresidente della Casa di Rosanna, che si è attivato per rendere nota la storia a lieto fine di Ambra che sembrava volersi arrendere al suo inaudito passato, ma che ha invece ritrovato forza e dignità, in occasione della giornata, promossa dall’Onu è giunto un incitamento a quanti possono  intraprendere gesti concreti di solidarietà e carità. “Abbiamo deposto un seme, fiducioso che dia frutto nel terreno dell’amore, della solidarietà, della carità” dice Piccolo, “questo seme, lievito del principio cristiano, deve essere deposto nel terreno della storia da tutti coloro che hanno a cuore il bene comune. Auguriamo ad Ambra e i suoi figlioletti una nuova vita”.   

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