Omicidio Petrachi, la difesa chiede di analizzare i reperti sulla scena del crimine

A distanza di quindici anni da quell’orribile delitto, il caso di Angela Petrachi, la donna brutalmente assassinata il 26 ottobre del 2002 nelle campagne di Borgagne è tornato in un’aula giudiziaria

LECCE – A distanza di quindici anni da quell’orribile delitto, il caso di Angela Petrachi, la donna di 31 anni brutalmente assassinata il 26 ottobre del 2002 nelle campagne di Borgagne (frazione di Melendugno), è tornato in un’aula giudiziaria. Per quell’omicidio è già stato condannato con sentenza definitiva, confermata dalla Corte di Cassazione nel febbraio del 2014, Giovanni Camassa, un agricoltore di 48 anni originario di Melendugno. Camassa era stato assolto in primo grado “per non aver commesso il fatto”, e poi condannato all’ergastolo dai giudici della Corte d’assise d’appello di Lecce. Una sentenza confermata anche dalla Suprema Corte e pronunciata dopo oltre quattro ore di camera di consiglio.

Nei giorni scorsi il nuovo legale del 48enne, l’avvocato Ladislao Massari, ha chiesto che la difesa possa acquisire e analizzare i reperti e le tracce, soprattutto biologiche (tra cui un pelo pubico), rinvenute sul luogo del delitto. Reperti che, come prevede la legge, devono essere stati acquisiti, catalogati e conservati secondo specifiche procedure.  Le recenti tecnologie e i progressi compiuti in ambito forense, potrebbero consentire di tracciare il profilo biologico dell’assassino. Un profilo che, secondo la difesa, non corrisponderebbe a quello di Giovanni Camassa. Elemento che porterebbe (ci sono poi altri fattori, come almeno due ipotesi alternative di movente e autore), ovviamente, a una possibile revisione del processo.

La richiesta è avvenuta in sede di incidente di esecuzione. La Corte d’assise d’appello di Lecce ha inizialmente respinto la richiesta. L’avvocato Massari ha poi proposto appello in Cassazione, dove i giudici hanno accolto la richiesta e disposto una nuova camera di consiglio. Lo stesso procuratore generale della Repubblica, Antonio Maruccia, ha chiesto l’accoglimento della richiesta della difesa. Ora saranno i giudici a doversi esprimere ed eventualmente stabilire le modalità delle indagini genetiche.

Il delitto e le indagini

Quello di Angela Petrachi fu un omicidio particolarmente efferato. La donna, separata e madre di due figli, uscì dalla casa dei genitori nel primo pomeriggio di quel lontano giorno d’ottobre. Poi, scomparve nel nulla. Il suo cadavere fu ritrovato, infatti, solo la mattina dell'8 novembre in un boschetto da un cercatore di funghi. Il medico legale stabilì che sulla donna, dopo un rapporto sessuale, qualcuno aveva agito con brutale violenza. La 31enne era stata strangolata con i suoi slip e seviziata. Il suo corpo martoriato esposto in maniera oscena e perversa.

I sospetti si concentrarono sin dai primi mesi su Camassa. Secondo l’accusa, l’imputato avrebbe concordato con la vittima un appuntamento per discutere i dettagli dell'acquisto di un cane. Dopo l'incontro tra i due, però, la situazione sarebbe degenerata e l'uomo avrebbe violentato la donna. Poi, le avrebbe avvolto gli slip attorno al collo e l'avrebbe strangolata, infierendo sul cadavere.

Il processo d’appello

Nel processo di secondo grado l’accusa ha analizzato e confutato l'alibi dell'imputato, dimostrando, attraverso riscontri di natura tecnica, che secondo il pubblico ministero hanno evidenziato come le “risultanze delle consulenze di parte siano prive di significato”, che l'imputato e la moglie non erano insieme in quel tragico pomeriggio macchiato di sangue. Camassa, infatti, ha sempre affermato che si trovava in compagnia di quella che sarebbe poi divenuta sua moglie, Moira Flamini. Un passaggio fondamentale questo nelle indagini e nei processi.

La difesa di Camassa, rappresentata allora dall’avvocato Francesca Conte, aveva presentato ricorso in Cassazione. La penalista leccese ha sempre evidenziato come non vi fosse un movente per l’omicidio. Non sarebbe mai stato concordato, infatti, alcun incontro per l’acquisto di un cane, come sostenuto dall’accusa. Nella denuncia di scomparsa non vi è alcun riferimento a questo particolare, né nella successiva integrazione. La vicenda relativa al cane emergerebbe sol alcuni mesi dopo.

Quel pomeriggio Angela Petrachi avrebbe dovuto incontrare, con ogni probabilità, due amiche. Una testimone, ritenuta inspiegabilmente inattendibile aveva evidenziato la difesa, vide alle 14.50 la donna salire su una Lancia Thema blu. L’avvocato Conte aveva poi evidenziato come i rapporti tra la 31enne e l’ex marito fossero a dir poco burrascosi, tanto che la stessa aveva in passato presentato una querela nei suoi confronti. Appare singolare, aveva spiegato la penalista leccese, come l’alibi dell’uomo sia stato verificato telefonicamente, contattando una donna che, secondo la sua versione, era con lui quel pomeriggio. Tesi e ipotesi che non hanno trovato riscontro nei giudici, che avevano deciso di scrivere le parole “fine pena mai” sul fascicolo di Giovanni Camassa, almeno fino a oggi.

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