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La copertina della raccolta di poesie

La copertina della raccolta di poesie

“Pigramente cigola il tempo”: quasi 150 poesie come granelli in una clessidra

Un volume pubblicato da Musicaos Editore, a settembre, raccoglie i versi di uno psicoterapeuta salentino: un viaggio tra immagini sospese e sinestesie

LECCE - Come ne “Il giardino delle delizie”, il quadro quattrocentesco di Hieronymus Bosh impresso in copertina, l’intero volume è uno yo-yo tra processo creativo e dannazione. Ma, restando in tema di storiche tele, verrebbero anche in mente le lancette sciolte della “Persistenza della memoria”. I pendoli raffigurati da Salvador Dalì sembrano essere più appropriati (dell’immagine dello yo-yo) per scandire il tempo dei versi di Salvatore Nuzzo, autore di “Pigramente cigola il tempo”. Un viaggio onirico tra quasi 150 poesie, per oltre 170 pagine e partorite dal noto psicoterapeuta originario di Marittima di Diso, da anni psicologo in un consultorio della Asl di Lecce ed esperto nel recupero dei minori vittime di maltrattamenti e abusi.

Una sorta di sommatoria emotiva di un lasso di tempo che, geograficamente parlando, racchiude anche la parentesi padovana delll'autore e, cronologicamente parlando, si muove  tra il 1972 e il 2017.  Ed è proprio nel mese di settembre dello scorso anno che la raccolta è stata pubblicata e distribuita nelle librerie da Musicaos Editore. La curiosità e lo slancio verso ciò che è altro da sè,  mista a  conoscenza psicologica di Nuzzo, hanno saputo trivellare l’animo umano: nelle poesie si spazia dall’estasi naturalistica dei paesaggi costieri (e delle impietose bufere di Scirocco, così come di Maestrale) o di un Salento che può ammaliare e divenire “brontolone, fragile e fatalista, padrone di poche cose per vivere, ingenuamente libero e sognatore”, per citare i versi di “Frantumazione”.

Così, pagina dopo pagina, ci si può imbattere in un "transfert", un'immedesimazione empatica, per restare in tema psicologico, o ritrovarsi a sentire odori di macchia mediterranea. O a udire il suono dell'inquietudine, come fossero tanti tasselli di un puzzle sinestetico.  Ma Nuzzo passa, con un salto funambolico, anche alla malinconia di una “biografia inquieta e nervosa con frenate e silenzi, tristezza e fierezza lotta e resa, dubbio e certezza, passione e delusione”:  quel personale zibaldone che ci accompagnerà dal viaggio uterino fino alla fine. Carotaggi qui e lì sulla (e nella) propria esistenza. Una campionatura intimista  da archiviare, da conservare. In sospensione. Lentamente, come “zigzagando lo sciame delle memorie”.

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