Gasdotto, la protesta torna nel capoluogo: presidio al palazzo di giustizia

Giovedì mattina appuntamento in viale De Pietro. Sei mesi addietro manifestazione in prefettura. Intanto a Melendugno si potano ulivi nei terreni interessati dal tracciato

Una foto della manifestazione del 28 aprile

LECCE – Dopo sei mesi – salvo un paio di incursioni per eventi politici con Renzi e D’Alema – gli attivisti No Tap si ritrovano nel centro di Lecce. Un presidio è stato infatti convocato per domani mattina dall'associazione Terra Mia presso il palazzo di giustizia di viale De Pietro. Un luogo scelto non a caso, perché la richiesta sottesa è quella di dare seguito agli esposti firmati tre mesi addietro da una settantina di residenti nell'area di Masseria del Capitano dove è previsto il terminale di ricezione del gasdotto.

Era il 28 aprile quando il Movimento No Tap organizzò un sit-in in via XXV luglio, dove ha sede la prefettura, per protestare dopo l’ultimazione degli espianti degli ulivi dall’area del cantiere di San Basilio, operazione propedeutica all’apertura del pozzo di spinta che serve per realizzare il tunnel del gasdotto.

Dopo un sostanziale stallo estivo, la situazione torna a surriscaldarsi: il governo ha più volte ribadito che indietro non si torna, ma il movimento e alcuni Comuni, in primis ovviamente Melendugno, non intendono stare a guardare perché considerano l’opera inutile, dannosa e viziata all’origine da un quadro a tinte fosche riconducibile al regime politico vigente in Azerbaijan, paese di estrazione del gas naturale, e alle sue attività lobbistiche e di pressione.

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Intanto, alle porte di Melendugno, Tap ha avviato da ieri operazioni di potatura in alcuni uliveti sul percorso del gasdotto e nell’area del terminale di ricezione. Secondo la società si tratta delle buone pratiche agricole disposte nel piano di contenimento della diffusione della Xylella. Una versione che non convince affatto gli attivisti che denunciano la militarizzazione dell’area che avrebbe anche impedito ad alcuni contadini di fondi attigui a quelli interessati, di accedere ai loro fondi. Un piccolo giallo riguarda alcuni alberi potati prima che venisse raccolto il carico di olive: per Tap si tratta di piccole quantità colpite dalla lebbra dell’ulivo, che andavano necessariamente separate da quelle destinate alla molitura “per non compromettere la qualità dell’olio”.

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