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Roca, tesoro dell'archeologia: come Otranto e Brindisi, al centro dei traffici

Martedì 15 riparte il ciclo di conferenze presso il Museo Storico Archeologico. Da 30 anni il Dipartimento di Beni Culturali conduce gli scavi nella marina

Una veduta aerea del sito archeologico di Roca.

LECCE – Quali sono le nuove frontiere dell’archeologia e su quali versanti è direttamente impegnata l’Università del Salento con i suoi scavi? Se ne discute martedì 15 maggio alle 17 presso il Museo Storico Archeologico d’ateneo (Musa, in via di Valesio)) nell’incontro che sarà aperto dal professor Riccardo Guglielmino, direttore scientifico degli scavi che il Dipartimento di Beni Culturali conduce da 30 anni a Roca.

Nel corso delle ricerche sono emerse così tante testimonianze archeologiche da far dedurre che il sito fu uno degli insediamenti marittimi più importanti del Mediterraneo durante l’età del bronzo, con una funzione nei traffici commerciali che si può paragonare a quella che Brindisi e Otranto ebbero in altre epoche.

A partire dal XVI secolo avanti Cristo quel nucleo abitato venne fortificato in una maniera che non ha trovato confronti in Italia.  All’interno di queste opere di difesa, distrutte da un violento incendio a seguito di un assedio, sono state riportate alla luce le più antiche testimonianze antropologiche di un evento bellico di tutto il Mediterraneo, tra cui i sette scheletri esposti in calco al Musa.

Roca, che si trova all’estremità del tratto più breve del Canale d’Otranto, ebbe molto prima di altri centri contatti frequenti e assidui con la civiltà minoica-micenea, tanto che la ceramica di tipo egeo ritrovata è comparabile con quella complessivamente rinvenuta in tutto il resto del Paese.

A seguire, dalle 17.30, gli interventi del professor Marcello Guaitoli e della professoressa Adriana Valchera, docenti di Topografia Antica, che presenteranno le attività di ricerca nel grande abitato di Arpi, in provincia di Foggia. L’insediamento, tra i più estesi dell’Italia preromana, ha occupato una posizione chiave nella geografia insediativa del Tavoliere delle Puglie ma è da sempre oggetto del fenomeno dello scavo clandestino che qui ha raggiunto livelli non tollerabili.

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