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Salento che brucia. Grido di rabbia per un territorio che sta soffrendo

Strada Provinciale · Galatone

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Il Salento. Terre di ulivi, quegli alberi narranti antiche storie, centenari, millenari. Salento magico, la magia del verde che digrada sul mare. Salento che affascina, forse troppo, troppa importanza ad una lingua di terra, quella terra plasmata dagli uomini di un tempo, un tempo trascorso, il Salento che fu. Grazie a chi non ha voluto proteggere, e a chi ha vinto questo fertile territorio, che si avvia al deserto, che poi sarà la Puglia, che poi sarà l’Italia, se la natura non troverà la giusta soluzione.

Perché in un’era d’avanguardia, dove soluzioni inutili e fantascientifiche fan sognare il futuro, non si estirpa questo male. O non lo si vuol fare. E intanto i cervelli lavorano, sperimentano, ma per questa terra non c’è posto. Grazie a voi che state facendo del vostro più grande sogno, una realtà formidabile, così attraente e produttiva. E non bruciano alberi, brucia il Salento con tutti i tornaconti, probabilmente scomodi, che attorno alla sua immagine vi erano, ma ce ne saranno altri perché non si fa nulla per niente. Salentini amanti della propria terra, salentini custodi, salentini di orgoglio o salentini per scelta.

Salentini che furono, perché dalla comparsa del primo ramoscello secco, quello della pace che fu, si è vista troppa lotta per queste vite contorte, per questi alberi. Ed è così penoso vedere un popolo che guarda, che non lotta, che sol parla, forse, ma certamente soldatini obbedienti a persone importanti in un campo di sterminio. E intanto la terra, la storia, la realtà di prima, di un prima recente, brucia nell’orgoglio di alcuni, nell’indifferenza di tanti.

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