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Libri e disturbi della vista, “Uguali ma diversi” di Cristina Mariano

È la pubblicazione della giornalista sportiva Salentina a inaugurare la collana “Officina degli autori” della Giammarino editore, attraverso un viaggio nel nistagmo

La storia di Cristina Mariano è una di quelle che racchiude in sé tante cose: le difficoltà da affrontare e superare a causa di una invalidità permanente che la medicina definisce “nistagmo”, imbattersi nel bullismo perché “si è uguali ma diversi” soprattutto tra i banchi di scuola, la voglia di mettercela tutta e di non lasciarsi andare, poi il mostro chiamato burocrazia che considera ogni essere umano come pura e fredda espressione numerica e, infine, il coronamento dei propri sogni.

cristina marianoSull'autrice Cristina Mariano

Cristina Mariano è una giornalista sportiva, ha conseguito due lauree (Scienze dell’educazione e Pedagogia dell’infanzia) ma dall’età di 2 anni soffre di “nistagmo”, una disfunzione dei movimenti oculari che non le permette di avere una visione nitida di quello che le passa davanti agli occhi. Questo handicap, ovviamente, non le consente di svolgere una vita “normale” cioè di prendere un mezzo pubblico, di viaggiare da sola, di andare in bicicletta, di leggere serenamente un libro, di lavorare al computer o di poter partecipare a un concorso pubblico. Invalida, certo, ma in una misura in cui per la legge non è prevista alcuna indennità pensionistica e alcuna via preferenziale per accedere al mondo del lavoro.

Ora Cristina ha deciso di raccontare la propria storia con “Uguali ma diversi”, inaugurando la collana “Officina degli autori” della Giammarino editore, per intavolare una discussione su temi importanti con interrogativi da porre a chi legifera e che non sempre dimostra di conoscere le vere criticità di chi deve convivere con la propria disabilità e con la consapevolezza di non poter guarire.

“Quelli che benpensano cantava Frankie hi-nrg, si legge nella prefazione di Paolo Addeo, una strofa su tutte “Sono intorno a noi, in mezzo a noi, in molti casi siamo noi”. Sì, perché alla fine la normalità sembra essere sempre un filo vicino alla perfezione, e chi può fregiarsi di esser perfetto?”

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