Attesa spasmodica per il verdetto: il destino della città nel giudizio di 13 persone

E' atteso per le 17 il verdetto dei commissari chiamati a scegliere la Capitale europea della cultura per il 2019: in corsa anche Perugia-Assisi, Cagliari, Matera, Siena e Ravenna. E' un'occasione irripetibile per invertire il quadro economico

Il sindaco e Airan Berg con i commissari in visita. Era il 6 ottobre scorso

LECCE – Tra poco più di 5 ore Lecce potrebbe essere Capitale europea della cultura per il 2019: il verdetto della commissione, riunita in “conclave” presso il ministero dei Beni culturali, è atteso per le 17 circa. Un attimo dopo sarà il tempo della festa o della delusione. Perché la concorrenza è stata agguerrita e il giudizio sarà inappellabile. Da accettare, con fair play e signorilità.

Certo, non è come vedersi attribuita l’organizzazione dei giochi olimpici, ma il riconoscimento in ballo è di quelli che possono determinare nella storia di una città una direzione piuttosto che un’altra. E nel caso di Lecce, città meridionale con un piede e mezzo nella crisi, nonostante la sua apparente indolenza, diventare “capitale” per un anno significherebbe avere una grande, irripetibile opportunità per fermare l’inerzia di un destino che già ha bussato alla porta di una città dove i negozi chiudono, i pochi insediamenti industriali che hanno fatto la storia del territorio (Bat) pagano dazio alle perverse logiche del capitalismo, i call center appaiono come l’unica prospettiva di lavoro di una minima stabilità.

Per non parlare di un paio di generazioni – almeno quelle comprese tra la maggiore età e fino ai 40 anni – che continuano, e non a torto, a vedere nel tessuto economico e sociale della città una palude che ti risucchia verso il basso e che per questo preferiscono, quando ne hanno le possibilità materiali, giocarsi una chance altrove.

Ecco, soprattutto per questa categoria di leccesi (e di salentini), la vittoria sarebbe importante, fondamentale. Perché darebbe alla classe dirigente un tracciato già definito di sviluppo, sulla via della valorizzazione della cultura come volano di progresso, come trampolino di lancio delle piccole e medie imprese attive nei settori dell’innovazione e dei servizi, come leva per la riqualificazione di figure professionali di altro profilo ma attualmente di scarsa spendibilità in un territorio dove conta, ancora troppo spesso, essere amico di "qualcuno" piuttosto che bravo in qualcosa.

Insomma, non ci sarebbe più alcun alibi per non assecondare quella che, con una certa retorica, viene definita la vocazione del territorio. Che poi si sia in grado di cogliere questa possibilità è tutto un altro discorso: non è che a queste latitudini si brilli per lungimiranza amministrativa, indipendentemente dal colore politico. Ma, da qualunque punto di vista la si voglia vedere, quella di oggi è una giornata straordinaria: e noi ci auguriamo che sia anche la più felice per la comunità leccese.

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