Lecce col cuore sospeso davanti ai commissari. L’entusiasmo accende il teatro: è festa

La visita dei tre componenti la giuria non è stata condizionata dal pericolo di pioggia. Il piano alternativo studiato dallo staff ha funzionato. Al Politeama Greco l'inno della candidatura con Nandu Popu è stato cantato dai sindaci e dai cittadini

I tre commissari europei ascoltano le parole di Airan Berg in piazza Sant'Oronzo.

LECCE – All’uscita dal Politeama Greco, la grigia coltre di nubi si è lentamente dissolta facendo passare i timidi ma caldi raggi di sole, quasi una metafora di un’ansia che si scioglie e diventa speranza.

Chissà cosa è passato per la testa di Airan Berg e in quella dei tre commissari - una estone, uno spagnolo, un italiano - quando l’orchestra Ico Tito Schipa ha scandito l’ultima nota di “Casa mia, terra mia”, l’inno della candidatura scritto da Nandu Popu con un'impronta ambientalista prima ancora che identitaria e cantato con decine di sindaci di Salento, esponenti politici, ragazzi delle scuole, cittadini, all’interno di un teatro dove l’emozione e l’entusiasmo erano palpabili. Per qualcuno addirittura artificiali, come fosse una grande messinscena con l’unico scopo di affascinare gli importanti ospiti.

(Guarda il video dell'inno al Politeama)

Un’intera mattinata passata al cardiopalmo, in attesa che iniziasse la visita dei componenti la giuria che il 18 di questo mese proclamerà la città italiana che affiancherà la bulgara Plovdiv, nel 2019, come Capitale europea della cultura. Le condizioni meteo hanno suggerito, all’alba di oggi, di dirottare il programma dalle sedi all’aperto ai contenitori culturali al chiuso. Una variazione che non ha scoraggiato il sindaco, Paolo Perrone, contento comunque che i commissari potessero apprezzare luoghi come il Must o il teatro di via XXV luglio dove altrimenti non sarebbero passati. Certo, l’inno che si eleva dagli spalti dell’Anfiteatro romano sarebbe stato di forte impatto, una perfomance unica. Comunque è andata e non si direbbe poi così male.

Sin dall’ingresso della delegazione europea da Porta San Biagio, si è formato una sorta di codazzo degno di una visita del presidente della Repubblica. Berg ha introdotto i commissari in ognuna delle tappe previste dal programma: Casa Eutopia 01, in via D’Aragona dove era stato anche allestita una lunga tavolata con cibi locali e tipici delle comunità straniere presenti a Lecce. Poi il museo storico e quindi il Politeama, prima di un’escursione in piazza Sant’Oronzo dove maestri artigiani erano intenti a lavorare la pietra. La visita proseguirà fino alle 19, con la previsione di una "gita" a San Vito dei Normanni, dove l’ex Fadda è diventato il quartier generale dell’appoggio brindisino alla candidatura (e non a caso si chiama Casa Eutopia 02). L’atto conclusivo sarà al Teatro Paisiello dove alle 21 andrà in scena lo spettacolo allestito dal laboratorio ‘Io ci provo” con alcuni detenuti del carcere di Borgo San Nicola. Lo staff di Lecce2019, nella seconda dell’iter di candidatura, ha puntato molto sul tema dell’accessibilità e dell’inclusione.

IMG_0953-4Frenetico e generoso il lavoro dei volontari disseminati lungo il percorso, immancabile l’intrusione di qualche amico degli amici che si deve sempre fare notare, memorabile lo scorcio di una parte di centro storico completamente liberata dalle auto. Quanto è bella Piazza Vittorio Emanuele – meglio nota come Santa Chiara – senza mezzi. Non ci vuole utopia perché questa immagine diventi la cornice del quotidiano, solo serietà dell’amministrazione ed senso civico da parte di cittadini, spesso giovanissimi, giù ubriachi della dipendenza dall’apparire.

Cosa e quanto di tutta questa giornata rimarrà nel cuore dei commissari – sono gli stessi che vedranno tutte le altre città – non è dato saperlo: impossibile parlarci, altro non era stato raccomandato ai cronisti. Ma poco importa, in fondo. Ci è dato sapere intanto che il Bid Book (il dossier) è molto piaciuto, insieme a quello di Ravenna. Che basti a vincere si vedrà il 18. C’è, inutile nasconderlo, il timore che altre città, soprattutto Matera, godano di un sostegno importante di certi ambienti governativi, ma è bene non farsene un alibi. Perché voci sono e tali rimarranno.

In fondo superare il vittimismo, così come liberarsi dal provincialismo che nemmeno un’operazione in grande stile come questa possono cancellare, sarebbe già una grande vittoria per la città di Lecce e per le sue generazioni under 40. A centinaia, forse di più, aspettano di poter rientrare nel Salento proprio sulla spinta delle iniziative economiche che il riconoscimento della candidatura metterebbe in moto. Ecco, anche solo riappropriarsi di questa linfa vitale nelle strade di una città troppo abituata a guardarsi allo specchio, sarebbe un traguardo meraviglioso e un obbligo morale dell’amministrazione, al di là delle appartenenze politiche. Ci vuole coraggio per percorrere davvero questo cammino - si tratta insomma di rompere una filiera di consenso -, dando a tutti le stesse possibilità.

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