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Pesca di frodo, la Puglia è prima per tonnellate sequestrate

Il mercato del pescato di aggira sui 2 miliardi di euro ed è preda della criminalità, in Puglia sono stati effettuati sequestri di pesce pari a 281.355 kg

In Italia la pesca di frodo è un reato in sensibile aumento. Nel 2012 sono state accertate ben 5.360 infrazioni, di cui 791 in Puglia. La regione di Bari si piazza subito dopo la Sicilia,in questa poco gratificante classifica, precedendo la Campania salita sul gradino più basso del podio. La Puglia invece è con largop margine la prima regione in Italia per quanto riguarda il pesce sequestrato con ben 281.355 kg, più della metà di quello sequestrato nell’intera nazione.


I dati che emergono dal dossier 2013 “Mare Monstrum” di Legambiente evidenzia in maniera incontrovertibile come la malavita abbia messo le mani anche su questa area produttiva, fondamentale per diversi fattori da quello economico, a quello della biodiversità marina, fino alla salute dei singoli cittadini.


L’impatto che questa vera pirateria del mare ha sui mercati ittici è molto significativa, basti pensare che la produzione in Italia, per quanto riguarda solamente il prodotto pescato, è di ben 2 miliardi di euro. Soldi che fanno gola alla criminalità organizzata ed infatti sono le regioni a tradizionale presenza mafiosa quelle in cui la pesca di frodo è più presente ovvero Sicilia, Puglia, Campania e Calabria.
In Puglia sono numerosi i casi accertati, dove quasi sempre ci si è imbattuti in clan mafiosi molto attivi in questo mercato, con l’ apice avutosi con  12 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di affiliati alla cosiddetta “cupola del pesce tarantino”. Le accuse a carico degli indagati riguardano associazione a delinquere di stampo mafioso,porto e detenzione di armi illegali ed esplosivi, estorsione, usura, intestazione fittizia di beni a fini elusivi della normativa di prevenzione antimafia e agevolazione al riciclaggio, atti di concorrenza compiuti con violenza e minaccia, pesca di frodo con l’uso di esplosivi.


In questa vera guerra dichiarata ai nostri mari la biodiversità è sotto attacco in maniera violenta e incredibile. Attraverso  l’ “arma” più diffusa chiamata spadara, o anche “muro della morte” l’ecosistema marino è costantemente messo a repentaglio. In pratica si tratta di una rete non ancorata ad alcuna nave, per questo detta derivante, lunga anche 20-30 chilometri, che rastrella praticamente ogni forma vivente, dai pesci, ai delfini, alle tartarughe ai capidogli. Queste vere armi di distruzione marina, sono state definite fuori legge dall’Unione Europea già dal 2002. In sostituzione del “muro della morte” fu introdotta la cosiddetta ferrettara, molto più piccola e con maglie larghe al massimo 10cm.


Altro fattore è quello della salute del cittadino, messa a repentaglio in maniera a volte anche grossolana. Non sono rari, ma frequentissimi i casi di avvelenamento da pesce avariato. Spesso i pescatori di frodo piazzano la loro merce, anche non freschissima, nei vari mercati di pesce dove vengono immessi sul mercato prodotti a prezzi stracciati. In un momento di crisi economica come quello attuale, dove si punta ovunque al risparmio, il consumatore è attratto dai prezzi bassi a discapito della qualità arrivando a mettere in secondo piano persino la salute.

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