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Anche Lecce ha la sua (potenziale) black list

5 Comuni nella provincia pugliese ospitano i 6 stabilimenti potenzialmente pericolosi dell'Inventario Ispra che considera Rischio Industriale e Impatto ambientale per persone e territorio

@Uwe Hermann

Conversano srl, Palmarini Augusto & C. srl, Fracasso Antonio, Italfiamma srl, Emmepigas La Leccese Gas srl, Ultragas Cm spa.

Ecco i sei nomi snocciolati nel rapporto elaborato da Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ) in collaborazione con il Ministero dell’ Ambiente e della tutela del territorio e del Mare

Si tratta degli stabilimenti industriali potenzialmente ad alto rischio, ovvero l’elenco degli edifici produttivi che in caso di incidenti si rivelerebbero particolarmente pericolosi per l’uomo e l’ambiente.

Uno stabilimento industriale su 9 comuni è a rischio. C’è da dire che questa mappata geografia del rischio va inesorabilmente a braccetto con quella dello sviluppo industriale, così che dei 1.142 stabilimenti segnalati come pericolosi oltre il 50% è concentrato al Nord della Penisola, tra Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte, le regioni più produttive. La Puglia ne conta 43.

Una mappatura del rischio potenziale, una cartina dell’Italia dove vengono uno per uno segnalati i siti degli stabilimenti industriali che, in caso di incidenti, si rivelerebbero particolarmente pericolosi per via delle sostanze con le quali si lavora all’interno.

I riflettori sul tema hanno iniziato ad accendersi negli anni ’70, con un caso di cronaca nera ambientale. A seguito del gravissimo incidente ecologico che colpì il comune brianzolo di Seveso -per via della fuoriuscita di una nube della pericolosa diossina del tipo TCDD dalla valvola di sicurezza di un reattore dell’azienda ICMESA di Meda- l'Unione Europea decise infatti di adottare norme severissime in materia. È nata così la direttiva Seveso, che mescola elementi per garantire la sicurezza degli impianti e la tutela di città e abitanti e indicazioni di protezione civile.

Dal 1999 in poi le direttive Seveso, furono ampliate ed estese,, fino all’ultima modifica approvata nell’estate scorsa e che entrerà in vigore dal 2015, con la quale si definisce come individuare quei siti industriali potenzialmente pericolosi per la comunità. A rendere uno stabilimento industriale uno stabilimento RIR, ovvero a Rischio di Incidente Rilevante, è la presenza nel sito di sostanze, o categorie di sostanze, potenzialmente pericolose, in quantità tali da superare determinate soglie (sostanze tossiche, infiammabili, esplosive, comburenti).

La conoscenza della situazione, ora capillarmente messa nero su bianco dall’Ispra, è il primo, fondamentale passo perché il pericolo eventuale non si trasformi in tragedia. Ora però deve seguire a ruota l’adeguamento delle norme per la sicurezza sul lavoro. “Si deve fare di più in alcuni ambiti – esorta l'ingegner Ricchiuti, curatore del rapporto Ispra -. Mi riferisco ai controlli, allo snellimento di alcune procedure di valutazione fatte dai gestori, alla sperimentazione dei piani d’emergenza esterni. Temi su cui occorre un impegno forte della pubblica amministrazione». Solo così la mappatura del rischio potrà diventare da luttuosa sibilla utile strumento per la prevenzione.

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