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Dal Salento la nanotecnologia sensibile come il tocco di un insetto

L'Istituto di Nanoscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche, in collaborazione con Università del Salento, Università dell'Illinois e Northwestern University ha creato un materiale che sollecitato produce energia

Il prototipo di tessuto realizzato dai ricercatori dell'Istituto di Nanoscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR nano) riesce ad essere flessibile, robusto e ingrado di produrre energia dai suoi movimenti e vibrazioni.

Realizzato da fibre di polimeri piezolettrici, il nuovo materiale è realizzato grazie alla "nanofilatura" un metodo speciale realizzato dai ricercatori di CnrNano di Lecce e fa prevedere svariate applicazioni, per l'autoalimentazione di vari dispositivi fino alla realizzazione di interfacce dei futuri robot umanoidi.

Lo studio, coordinato da Luana Persano dei laboratori NNL di CNRnano, in collaborazione con Università del Salento, Istituto Italiano di Tecnologia, Università dell’Illinois e Northwestern University ed è stato pubblicato sulla rivista ‘Nature Communications‘.

L'equipe di studio ha sfruttato le proprietà piezoellettriche di alcuni polimeri, che quando vengono sollecitati da una forza, allungati e compressi, producono ai loro estremi cariche elettriche. 
"Il nostro prototipo è in grado di generare un segnale elettrico in risposta a una sollecitazione anche molto piccola, come quella indotta da un insetto che si posa sulla superficie, o la caduta di una foglia.-commenta la Persano- Testato come sensore di pressione, il dispositivo ha fornito misure ultra-sensibili ma, prosegue la ricercatrice, integrato in sistemi più complessi ha potenziali applicazioni nel campo dell’elettronica portatile che si interfaccia con il corpo umano, come dispositivi di monitoraggio per la salute e il wellness, o muscoli artificiali e tessuti ingegnerizzati“

Questa tecnologia è alla base del Progetto Nano-Jets finaziato dal European Research Council presso Università del Salento e i laboratori NNL di CNRNano di Lecce.

“I sensori disponibili finora, composti non da nanofibre, ma da film sottili di polimero, hanno proprietà piezoelettriche meno marcate e più difficili da innescare, e di fatto non permettono di misurare pressioni al di sotto di un migliaio di Pascal circa, equivalenti al tocco di un dito”, conclude la ricercatrice. “Il nostro tessuto rileva pressioni diecimila volte inferiori ed è prodotto con tecnologie a basso costo scalabili su larga area, perciò compatibili con processi industriali”.

Le buone notizie dal Salento vengono anche dalla ricerca e non solo dal Mare.

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