Sabato, 18 Settembre 2021
Moi te nde ticu quattru Nardò

Buonasanità. "La mia lotta con la morte, la rinascita"

Non solo malasanità. Un lettore ci racconta la sua vicenda e come sia riuscito ad uscire da un dramma grazie alla perizia dei medici: dalla tempestività dei soccorritori del 118 all'aiuto in ospedale

Non solo "malasanità". Ci sembra doveroso sottolineare la grandissima bravura, la tempestività e l'umanità di tanti medici e paramedici, ogni giorno veramente "in prima linea", come sottotitola in italiano un noto serial televisivo di produzione americana. Noi della stampa spesso ce ne dimentichiamo, perché la legge della notizia è crudele per sua stessa natura: la notizia è notizia solo nella disgrazia. In realtà, pensiamo che non sia così. Almeno, non sempre è così. Esistono casi come quello di Pierluigi che rendono giustizia alla professione di chi ha fatto il giuramento di Ippocrate e che spesso agisce in situazioni di immensa difficoltà strutturale. Pierluigi, a soli 29 anni, ha rischiato di morire di arresto cardiocircolatorio. E questa è la storia di quegli attimi.

di Pierluigi Stifani

Sembrava un pomeriggio come tanti, la voglia di riposare, il solito appuntamento in campagna con il mio cane e invece succede quello che mai ti aspetti: arresto cardiocircolatorio! Fortunatamente prima di passare dalla campagna vado a trovare degli amici per il caffè, mi sento male in casa loro, perdo i sensi, non ricordo più nulla. Da questo momento in poi la mia vita è in mano alle persone che sono vicino a me.

Mi riferiscono oggi quello che è successo in quei momenti drammatici, una telefonata al 118 e l'ambulanza in un battibaleno arriva sul posto, una dottoressa travestita da eroe combatte con tutte le sue forze, cerca in tutti i modi di difendermi dalla morte. Uno, due, tre tentativi, il defibrillatore mi solleva da terra per la violenza delle scosse, poi un urlo di speranza, il mio angelo vestito da dottoressa scaccia la morte, ma io non posso ancora ringraziarla, sono in coma. Lei e l'equipaggio della sua ambulanza intraprendono una sfida contro il tempo, è una corsa. L'ambulanza è al massimo, corre disperata, da Nardò la destinazione è Copertino, i miei familiari in auto le sono alle calcagna, pregano e si disperano.

Sono intubato, un ventilatore polmonare mi tiene in vita. Da Copertino altra corsa in ambulanza, destinazione Lecce, reparto di rianimazione del Vito Fazzi, la situazione è proprio disperata, i miei familiari sempre dietro rincorrono una speranza, ho solo 29 anni!

Un mese in quel letto, speranze ridotte al lumicino, poi la sveglia, qualcuno da lassù mi dice che è ora di ricominciare, la mia vita deve continuare, un intervento al cuore è necessario, lo eseguono, poi solo la voglia di scappare via, voglio tornare alla mia casa.


Grazie dottoressa Tiene a Lei ed ai suoi collaboratori del 118 di Nardò. Vi devo la vita. Grazie al primario dottor Caione, ai medici e a tutti gli infermieri del reparto Rianimazione del Vito Fazzi di Lecce, il mio traghetto. Grazie al Primario del Pronto Soccorso del Fazzi, dottor Fracella e grazie ai dottori Pano e Pisanò di Cardiochirurgia. Grazie a don Gianni Mattia, cappellano del Vito Fazzi. Grazie a tutti, oggi posso anche scriverlo, grazie per l'umanità e la professionalità, per la pazienza e per il conforto alla mia famiglia in quei drammatici lunghissimi giorni. Vi abbraccio con affetto.

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