Il treno non ferma a San Cesario? Nessuno ha avvertito

Se un passeggero intendesse scendere ad una fermata facoltativa, tipo San Cesario, gli converrà non prendere sonno. Se il bigliettaio non si accorgesse del cliente Sud Est, il treno tirerà dritto

salentotreno
di Valentina Macchia

Stamattina, come spesso accade di lunedì, ho preso il treno della Sud-Est delle 8.34 che dalla stazione di Otranto avrebbe dovuto portarmi in quella di San Cesario, con coincidenza nella stazione di Maglie. Ovviamente il suddetto treno è sprovvisto di aria condizionata, ma essendo un locale non pretendiamo troppi confort, anche se l'arrivo a destinazione, quello sì. Appena partiti un controllore notifica a penna la validità del mio biglietto e procede senza aggiungere altro. A Maglie iniziano i dolori: treno decisamente affollato, passeggeri con a seguito tanto di valigioni che non sanno dove mettere se non in mezzo al corridoio (visto che non c'è altro posto), una temperatura che supera i limiti del tollerabile, sedili in simil-pelle sporchi e sudaticci ed una velocità che ti sussurra "dormi dormi".

Sono certa di aver chiuso gli occhi per un po' ma ero assolutamente sveglia e nessuno è passato a controllare nuovamente il mio biglietto. Giunti nei pressi della stazione di San Cesario ho preso il mio borsone e mi sono avviata verso le porte, ma con mia grande sorpresa il treno non si è fermato! Allora ho chiesto spiegazioni ad un macchinista (credo) e mi ha detto che lui non ne sapeva nulla, che non era sua responsabilità e mi ha consigliato di andare dal capo-treno che avrebbe assicurato il mio ritorno a San Cesario con la corsa successiva e senza dover pagare un altro biglietto, come se il problema fosse quello. Vado a cercare il capotreno, apro la porta d'ingresso della sala macchina ed un'ondata di freschissima aria condizionata mi rende ancora più nervosa. Chiedo spiegazioni e mi viene detto che la fermata è facoltativa e che spetta all'utente segnalarla. Ho fatto presente che però il treno a San Cesario si era sempre fermato, che comunque nessuno aveva avvisato i passeggeri della fermata e che non potevo certo essere io che dovevo cercare qualcuno del personale. Il tono della sua voce è diventato sempre più alto, continuando ad argomentare il fatto che lui fosse invece passato e che in mezzo a tanta gente non era colpa sua se gli ero sfuggita.

Gli ho anche fatto notare che non portava divisa alcuna e lui mi ha mostrato il tesserino che pare avesse appena tolto. Ho insistito sul fatto che non avevo potuto comunicare e che il biglietto mi era stato controllato solo a Maglie e che se fosse passato avrebbe detto che la sua fascia chilometrica non avrebbe coperto il mio biglietto fino a Lecce. E qui ha tirato fuori una perla, ed a quel punto non ho saputo se ridere o piangere. Dice: "Ma se sul treno ci sono 30 persone mica posso avere la stampante per ricordarmi chi ho controllato e chi no".

Allibita ho rifiutato l'invito a risalire sul treno che da Lecce mi avrebbe riportato a San Cesario. Sono andata via sconsolata per il povero capotreno e per tutti i suoi colleghi per i quali suggerisco alle Sud-Est per il prossimo Natale di regalare anzichè panettone e spumante una bella macchinetta digitale!

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